Venezia 78. “Il buco” di Frammartino si aggiudica il Premio Speciale della giuria

Il film, benché estremo ha avuto un’accoglienza straordinaria e la giuria della Mostra del Cinema di Venezia gli ha assegnato il suo Premio Speciale

Il buco, film di Michelangelo Frammartino in concorso al Festival di Venezia

“Il buco” del regista Michelangelo Frammartino è incentrato sulla spedizione degli speleologi del Gruppo Speleologico Piemontese del Cai – Uget di Torino all’Abisso del Bifurto in Calabria nel 1961.

E’ un film contromano, parla di speleologi che vanno da Nord a Sud per esplorare verso il basso, mentre nel Nord dell’Italia è la stagione del verticale, dei grattacieli e ci si va, dal Meridione, alla ricerca di lavoro. Il film, benché estremo, ha avuto un’accoglienza straordinaria e la giuria della Mostra del Cinema di Venezia gli ha assegnato il suo Premio Speciale (leggi l’intervista a Michelangelo Frammartino di qualche giorno fa).

Tutti i riconoscimenti

Da sottolineare che il film ha ottenuto altri due prestigiosi riconoscimenti: Luca Massa, operatore del film, ha avuto il Premio Pellicola d’Oro per le condizioni al limite in cui si è svolto il lavoro e per la qualità dello stesso, mentre a “Il buco” è stato assegnato il Green Drop Award 2021 «per il rigore con cui il film descrive la grandiosa bellezza della natura e per la capacità di rendere poeticamente il senso del tempo». Considerando anche l’importante presenza di “Caveman – Il gigante nascosto” di Tommaso Landucci alle Giornate degli autori possiamo affermare che Venezia 78 ha davvero portato alla luce la speleologia e il mondo sotterraneo. “Il buco” è stato reso possibile grazie a una stretto rapporto tra il regista Frammartino e la speleologia del Sud, allo stimolo fornito da Antonio Larocca, speleologo e già sindaco di San Lorenzo Bellizzi, alla collaborazione della Federazione Speleologica Pugliese che ha fornito supporto logistico e formazione speleologica a molti dei partecipanti al film.

Indicare la strada

“Il buco” e “Caveman”, sull’esploratore ed artista Filippo Dobrilla, indicano una strada importante. La speleologia e le grotte possono diventare molto più visibili se gli speleologi intrecciano le loro ricerche con altre esperienze, se contaminano linguaggi e modalità di comunicazione.

Beppe Dematteis, che poi divenne affermato docente di Geografia Urbana, era tra i giovani esploratori che nel 1961 parteciparono alle esplorazioni del Bifurto; non più giovane esploratore ha sfilato, emozionato, sul red carpet della Mostra del Cinema. Nel 1966 in “10 modi di andare in grotta”, testo ripreso anche da Andrea Gobetti, scrittore di abissi e altre profondità, Demattteis invitava il mondo della speleologia a confrontarsi con molteplici forme di arte e anche di rappresentazione. La storia gli ha dato ragione.