La cultura alpina nasce in alpeggio

“Un’estate in alpeggio” è un libro di Annibale Salsa. L'antropologo è stato il protagonista dell’ultima puntata della rassegna “Montagna da leggere”

Bovini al pascolo, presso Vedeseta (provincia di Bergamo) © Wikipedia, Marco Fleming

L’alpeggio non è uno spazio ristretto nel tempo, ma uno spazio vastissimo con il passare degli anni e uno spazio immenso se misurato seguendo le tracce del filo della memoria

“Un’estate in alpeggio” è il libro dell’antropologo e past president del Cai Annibale Salsa, in uscita, oggi, giovedì 27 maggio per la collana “Passi” di Ponte alle Grazie e Club alpino italiano. Per quell’occasione, Salsa è stato il protagonista dell’ultima puntata in diretta streaming (per questa stagione) della rassegna “Montagna da leggere”, una serie di interviste e dirette Facebook promosse dal Centro operativo editoriale del Cai e da Lo Scarpone. A colloquio con Salsa, lo storico dell’alpinismo e giornalista Roberto Mantovani e il direttore di Montagne360 e Lo Scarpone Luca Calzolari.

Salsa - Un Estate in alpeggio

La copertina del libro © Ponte alle Grazie

La forza dell’elemento biografico

L’opera mette in luce un aspetto fino a questo momento poco conosciuto: l’elemento biografico che guida la ricerca e gli studi dell’antropologo, massimo conoscitore ed esperto della cultura alpina. «Il mio incontro con il mondo rurale è avvenuto molto prima dei dieci anni. A quell’età io salivo a portare le “vacche” in alpeggio, ma la montagna la conoscevo fin dall’età di sei anni» . Salsa è cresciuto nella val Corsaglia, in provincia di Cuneo. «Un luogo di cerniera, proprio come me: ho sempre frequentato i luoghi di confine, non necessariamente politico istituzionale, ma culturale», spiega Salsa. «Sono cresciuto in luoghi di confine, tra un territorio e l’altro. Le cosiddette anfizone. Le alpi rispecchiano perfettamente questo concetto: non sono muraglie, ma luoghi di confine tra popoli e culture diverse», continua.

Un’immagine dell’incontro con Annibale Salsa

L’alpeggio come luogo della costruzione della cultura alpina

 «L’esperienza dell’alpeggio, vissuta da Salsa in tenera età, non viene nascosta, ma anzi rivendicata come se fosse un certificato di appartenenza», puntualizza Mantovani.  «Si tratta di un imprinting straordinario per un bambino. Perché ti regala una montagna a colori», continua. «La cifra personale è legata a questo mio vissuto. Ha segnato il mio modo di approcciarmi alla montagna», spiega Salsa. «Per i cittadini la montagna sono le cime. Invece per i montanari è proprio l’alpe, perchè è li che vivono – puntualizza Salsa – la nascita dell’alpinismo ha cambiato il lessico comune, ma la percezione di chi ci vive è diversa».

L’alpeggio è un luogo cruciale per coloro che vivono le terre alte. «Rappresenta un elemento fondamentale per l’economia alpina. Non a caso, la parola alpe in realtà significa pascolo», spiega Salsa.

Allo stesso tempo, l’alpeggio è anche il luogo di un processo formativo. «In passato, i bambini di quei luoghi toccavano con mano la montagna. Penso alla confidenza con gli animali, gli attrezzi e le erbe presente in quei territori. Una dimensione che ti proietta dentro alla montagna in una maniera totalmente diversa dall’esperienza che provare un alpinista o un escursionista. Ci tengo a sottolinearlo perchè credo che sia la cifra di questo libro», afferma Mantovani.

La formazione è fondamentale, perché permette ai montanari di entrare in sintonia con la cultura alpina di quei luoghi, sviluppando anche forme di autonomia e coesione sociale. «Il senso di libertà e autogoverno della democrazia alpina, è un elemento che mi ha sempre affascinato», spiega Salsa. «L’approccio verso quei territori è fondato su una forma di ecologia vissuta: partecipata con i piedi per terra, in cui entra con forza il concetto di sostenibilità ambientale».

Dopo il boom economico, l’alpeggio è stato abbandonato a causa dei flussi migratori che dalle montagne si sono spostati verso città come Savona, Albenga o Torino. In seguito, la montagna delle valli piemontesi a cavallo con la liguria è stata interessata da uno sviluppo edilizio che non lascia troppo spazio alla coesistenza con l’ambiente circostante. «Da quel momento ho iniziato a frequentare altre valli alpine», conclude Salsa.