Bici e alpinismo fino al tetto delle Alpi

Francesco Bruschi e Francesco Tomé hanno salito il Monte Bianco per la Via normale italiana, dopo aver raggiunto la Val Veny in bicicletta da Firenze. “From Florence to Mont Blanc” è stato un inno al viaggiare lentamente, senza impattare sull'ambiente

Alba Monte Bianco

L’alba dal Monte Bianco © Francesco Tomé

«Vedere l’alba dalla cima del Monte Bianco è stata un’esperienza irripetibile, soprattutto a 17 anni. Ci siamo abbracciati, un abbraccio che per noi ha voluto dire tanto». Sono cariche di emozione le parole di Francesco Bruschi, Socio del Cai Maresca che, con l’amico Francesco Tomé (21 anni, iscritto alla Sezione di Firenze), ha raggiunto il tetto delle Alpi dopo essere arrivato in Val Veny da Firenze in sella alla bicicletta. Proprio come facevano un tempo gli alpinisti, prima della diffusione della motorizzazione di massa (gli esempi storici che vengono in mente si rifanno a nomi anche famosi, come Hermann Buhl, Kurt Diemberger, i fratelli Schmid…).

Il loro progetto, chiamato “From Florence to Mont Blanc”, ha ricevuto il patrocinio e il sostegno del Cai. Il messaggio di fondo era chiaro: con la volontà e l’impegno si può raggiungere il luogo desiderato viaggiando in maniera sostenibile, senza impattare sull’ambiente naturale.

 

Francesco Bruschi_Bici

Francesco Bruschi durante il viaggio in bicicletta

565 km sui pedali dalla Toscana alla Val Veny

Bruschi e Tomé, partiti il 15 luglio dal capoluogo toscano, hanno pedalato per quattro giorni lungo strade provinciali. «Un viaggio davvero incredibile, chilometri e chilometri interminabili fra le strade di casa in Toscana, gli infiniti Sali-scendi in Liguria di fronte al Mar Ligure e lungo le strade senza fine della Pianura Padana. Per arrivare da ultimo alle salite finali per giungere in Val Veny». In sella, i ragazzi hanno percorso 565 km, con 5500 metri di dislivello. «La tappa più dura? Quella da Genova ad Alessandria. Abbiamo macinato 206 km in un giorno, partendo dal mare e arrivando quasi ai piedi delle Alpi. Faceva molto caldo, nella zona di Casale Monferrato la temperatura ha raggiunto i 37° C», racconta Bruschi. «Una volta arrivati ci siamo presi un paio di giorni di riposto al Camping Hobo, pianificando gli ultimi dettagli della salita con l’aiuto di un amico guida alpina, Giorgio Passino. Le condizioni della via normale italiana al Monte Bianco erano ottime e le previsioni meteo anche».

Florence Mont Blanc Vetta monte bianco

I due ragazzi in vetta © From Florence to Mont Blanc

La salita sul tetto delle Alpi

I due giovani toscani sono partiti appena scoccata la mezzanotte del terzo giorno in Val Veny, con un programma non usuale.

«La maggior parte degli alpinisti parte verso l’ora di pranzo e arriva al Rifugio Gonella, dove pernotta. Noi invece, partendo prima dell’alba, siamo arrivati fino a Capanna Vallot a 4362 metri, superando dunque i 3000 metri di dislivello in un giorno. Con il senno di poi, credo che la nostra scelta sia stata giusta: trascorrere una notte a oltre 4000 metri, nonostante le difficoltà del caso, ci ha consentito di acclimatarci in maniera corretta. E il giorno successivo questo ci è servito. Abbiamo impiegato un’ora e mezza dalla capanna alla vetta, alle 6.15 del 23 luglio eravamo in cima, in compagnia di altre cordate».

Le difficoltà affrontate

Con questo programma il primo giorno è stato davvero impegnativo, e non è mancato qualche momento di difficoltà. «Un dislivello di 3000 metri dopo i chilometri macinati pedalando si è fatto sentire. Abbiamo vissuto qualche momento di frustrazione all’attacco del Ghiacciaio del Miage, che dovevamo attraversare per arrivare all’imbocco della Via italiana. Era buio e a un certo punto ci è sfuggito qualche ometto. Abbiamo così atteso una quarantina di minuti al riparo dal vento, per aspettare le primissime luci del nuovo giorno. Sono stati momenti molto intensi, eravamo consapevoli che più il tempo passa, più aumentano i rischi sul ghiacciaio. Ma abbiamo deciso di aspettare per ritrovare la traccia».

From Florence to Mont Balnc Salita

La salita lungo la Via normale italiana © Francesco Tomé

Un’amicizia nata nell’Alpinismo giovanile

Per la discesa Bruschi e Tomé hanno percorso la via dei Tre monti e in sette ore sono arrivati all’Aiguille du Midi. Infine, hanno continuato in funivia fino a Chamonix.
È stata un’esperienza che i due ragazzi ricorderanno a lungo, considerando soprattutto l’amicizia che li lega. Un’amicizia nata da bambini, quando entrambi frequentavano l’Alpinismo giovanile del Cai Firenze. «Se già allora pensavamo che avremmo fatto un’avventura del genere? Non saprei, quello che posso dire è che già da giovanissimi avevamo davvero una grande intesa. E l’idea di fare delle belle cose insieme, in particolare in montagna, c’è sempre stata», conclude Bruschi.