Broad peak 78, tre bivacchi per un ottomila

Il film racconta la preparazione e la marcia di quattro alpinisti francesi - Jean Fauchart, Gilles Sourice, George Bettembourg e lo stesso Yannick Seigneur - durante l'ascensione del Broad Peak (8048 m) in stile alpino

Un fotogramma del film © Cai

Pubblichiamo l’articolo di Antonio Massena estratto dalla rubrica Fotogrammi d’alta quota, pubblicata su Montagne360 di dicembre 2021

Il film racconta la preparazione e la marcia di quattro alpinisti francesi – Jean Fauchart, Gilles Sourice, George Bettembourg e lo stesso Yannick Seigneur – durante l’ascensione del Broad Peak (8048 m) in stile alpino.

Sulle tracce di Hermann Buhl e Kurt Diemberger

A distanza di vent’anni si muovono sulle tracce di Hermann Buhl, primo a mettere piede sulla cima del Broad Peak assieme a Kurt Diemberger. Buhl e Diemberger impiegarono ventiquattro giorni dal campo base alla vetta della montagna. La scommessa di Yannick e George è arrivare in vetta al Broad Peak in tre giorni con tre soli campi intermedi. Per far ciò è necessario un allenamento durissimo, una resistenza fisica eccezionale ma, soprattutto, una capacità mentale straordinaria capace di sopportare la sofferenza provocata dallo sforzo estremo.

Un allenamento costante ma gioioso sulle Calanques a picco sul mare, su pendii ripidi con lo zaino sulle spalle e poi giù di corsa a sfidare precari equilibri. Un modo di affrontare la montagna un po’ free, molto hippy come lo era quel periodo, ma sempre con la coscienza dei propri limiti rispetto a ciò che si voleva affrontare.

L’etica dell’alpinismo

«L’etica dell’alpinismo è una questione complessa: dove si ferma la montagna e dove comincia la competizione?». Discutere su questa affermazione significherebbe sicuramente scivolare su una visione stereotipata dell’alpinismo, secondo Yannick Seigneur. La tecnica di ripresa è veloce, immediata e lucida così come vuole esserlo la spedizione. Immagini e sequenze a tratti già viste: il mercato di Islamabad, il lungo trekking che da Askole, attraversando il ghiacciaio del Baltoro, conduce al campo base, i portatori, ma restituite allo spettatore in tutta la loro complessa realtà.

I portatori che venivano utilizzati mediamente per una spedizione sul Broad Peak, a quei tempi e in alcuni casi ancor oggi, sono circa centocinquanta, loro ne utilizzano ventitré. E le immagini dei portatori a tratti ricordano quelle riprese da Fosco Maraini durante la Spedizione di Riccardo Cassin con Walter Bonatti e Carlo Mauri al Gasherbrum IV, nel 1958: sguardi, espressioni, andatura e movimenti sembrano quelli degli stessi uomini di vent’anni prima.

E in tre giorni Yannick e George raggiungono la vetta, ciascuno con i propri pensieri, le proprie ansie e paure, eppure insieme per “una vittoria semplice”. Un film a tratti scanzonato, divertente, lieve ma rigoroso. Il montaggio deciso e le musiche di Jean-Michel Jarre donano un ritmo cadenzato al film, che sostiene così una narrazione che avrebbe potuto ripetere, ma non lo fa, strade già percorse.

info film

Regia: Yannick Seigneur (Francia 1978) 29 minuti

Premio Mario Bello del Club alpino italiano al Film Festival di Trento del 1979