Il Cai Toscana chiede maggiore attenzione alla montagna

Appello del Gruppo regionale a Regione e comuni. A preoccupare le cave sulle Apuane, il progetto di nuovi impianti sull'Appennino pistoiese e la volontà di realizzare un notevole numero di pale eoliche sulle montagne toscane

Cave Cervaiole

Veduta delle cave delle Cervaiole © Giovanni Fatighenti

«È necessario far vivere la montagna, farne conoscere gli aspetti più meravigliosi e mai distruggerla!». Il Cai Toscana conclude così l’appello al Governatore della Regione Toscana Eugenio Giani, alla Giunta Regionale e ai sindaci dei comuni interessati per chiedere «maggiore attenzione alle nostre montagne».
Un appello che è conseguenza della forte preoccupazione del Gruppo regionale per la situazione attuale della montagna toscana e per alcune prospettive che vengono proposte.

L’aggressione delle cave sulle Apuane

In particolare «non viene fatto niente per arginare la demolizione delle Alpi Apuane da parte delle cave. Queste ultime producono per l’80% polvere, cioè carbonato di calcio, distruggendo le sorgenti sottostanti e intere aree e vette, inquinando le falde acquifere con gli sversamenti degli olii esausti. Come se non bastasse, a ciò si aggiunge l’idea o l’ipotesi di realizzare un assurdo tunnel per risparmiare a qualcuno mezz’ora di auto, con la scontata certezza di devastare, ancora di più, i bacini acquiferi».
La richiesta alla Regione è quella di «voler riconsiderare la politica di estrazione del marmo (le montagne non ricrescono). Quel comprensorio è fortemente danneggiato da un’aggressione che non mostra limiti, non rispetta regole e pretende anche d’espandersi».

Escursionisti Cai sul passo della Focolaccia

Escursionisti Cai sul passo della Focolaccia

Impianti sciistici in zone con poca neve

Spostandoci sull’Appennino pistoiese, il Cai Toscana evidenzia che qui «si programmano nuovi impianti, ad un’altezza dove tutti gli studi sul clima prevedono l’esaurirsi delle neve e gli economisti indicano che non è conveniente investire in nuove piste di sci. Si prospetta quindi il conseguente danno ambientale provocato dall’inevitabile necessità d’innevamento artificiale in una zona ventosa esposta a sud. Si tratta di un’area montana dove la neve, salvo rare eccezioni, dura pochissimo».

Pale eoliche in nome di una male interpretata crisi climatica

Riguarda gran parte dell’Appennino, infine, il progetto di realizzare un notevole numero di pale eoliche, «iniziando dal Giogo di Villore e Corella, la cui costruzione devasterà il territorio con migliaia di metri cubi di cementificazione. Sembra che ci sia l’intenzione di approvare questo sciagurato progetto malgrado l’opposizione del Parco Nazionale confinante e della Soprintendenza, in nome di una male interpretata crisi climatica. Una crisi che non si risolve distruggendo l’ambiente, la cui salvaguardia è, viceversa, uno dei pilastri fondamentali per la transizione ecologica».
Il Cai toscano evidenzia come il Sodalizio sia favorevole alle energie rinnovabili, ma «i nuovi impianti non vanno fatti ovunque e a qualsiasi costo. La scelta del sito è importante e oggi installare le pale eoliche in Appennino è ancora una volta una scelta di distruzione e antropizzazione incomprensibile. Questo sia per i gravi danni che subiranno le strade d’accesso, che per la trasformazione di un ambiente naturale in un’area industriale, infrequentabile per il rumore. Una soluzione, dunque, inaccettabile».

Una montagna da valorizzare con attenzione alla sostenibilità

Questi progetti confermano dunque la visione di una montagna

«come un ambito di marginalità, da sfruttare senza rispetto, e non come un’emergenza del Paese che va ricondotta a una condizione di valorizzazione e di sviluppo sostenibile. Sono situazioni dove si pensa alla montagna solo in termini di mercato, di risorsa mineraria e territorio da antropizzare. Quindi a un ambiente senza futuro. Il settore pubblico deve saper operare al fianco dei privati per reperire risorse e investimenti che consentano alle aree montane di svilupparsi creando lavoro compatibilmente alle esigenze di salvaguardia della natura e della biodiversità».