“Riteniamo che sia il tempo di provare altre strade”, il Cai Veneto alla marcia contro i nuovi impianti delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026

Centinaia di persone hanno partecipato alla manifestazione “Non in mio nome”, promossa da 52 associazioni ambientaliste per esprimere la contrarietà ai progetti di nuovi impianti

Un momento della manifestazione © Cai Veneto

Alcune centinaia di persone hanno partecipato alla manifestazione “Non in mio nome”, promossa da 52 associazioni ambientaliste (da Mountain Wilderness al WWF) per esprimere la contrarietà ai progetti di nuovi impianti per gli sport invernali da costruire in occasione delle Olimpiadi  Milano – Cortina 2026. Domenica 24 ottobre, il corteo è partito dal centro di Cortina d’Ampezzo ed è risalito verso la vecchia pista da bob, in località Colfiere.

Alla manifestazione ha aderito anche il Cai Veneto, con la presenza di diversi esponenti del gruppo regionale, delle sezioni, tra cui anche il presidente Renato Frigo. «Di turismo si vive, ma di turismo si muore. Siamo di fronte al collasso del turismo, che questo territorio non è in grado di sostenere. Queste bellezze ci sono state date, dobbiamo ridarle indietro al territorio. Possibilmente intonse. È necessario far rimanere le persone in montagna. Altrimenti, se non rimangono le persone la montagna rimane un museo», spiega Frigo.

 

I manifestanti si dirigono verso la pista da bob, in località Colfiere © Cai Veneto

«Per far vivere questa montagna, riteniamo che sia giunto il tempo di provare altre strade, che non siano quelle degli impianti di risalita. Troviamo un’altra strada. Noi non siamo contro le grandi manifestazioni, ma contro lo sperpero del tesoro delle grandi montagne. Dobbiamo sensibilizzare le persone. Allo stesso tempo, dobbiamo far aumentare la sensibilità delle persone. Le persone devono conoscere il territorio, bisogna fare una grande opera per mantenere le persone in montagna», conclude Frigo.

Durante la manifestazione, sono intervenuti diversi esponenti di associazioni ambientaliste, tra cui Carlo Alberto Pinelli, Franco Tessadri e Giancarlo Gazzola di Mountain Wilderness, Giovanna Ceiner di Italia Nostra, Cristina Guarda consigliere regionale dei Verdi Europa, Roberta De Zanna a nome di associazioni ambientaliste di Cortina e del Cadore.

«Dovremmo dire: non nel nostro nome, visto quanti siamo. Questi grandi eventi sportivi non si possono organizzare sulle Alpi. Lo sostiene da trent’anni anche Cipra, la Commissione internazionale per la protezione delle Alpi, perché costano un’infinità e distruggono la montagna», ha dichiarato Luigi Casanova, presidente onorario di Mountain Wilderness.  Le strutture andrebbero a impattare sull’ecosistema delle Dolomiti. Il Cai Veneto, con il supporto tecnico del gruppo TAM Veneto Friuli-Venezia Giulia ha da tempo manifestato la propria contrarietà ai progetti di nuovi impianti e piste per collegare l’Ampezzano con Arabba (in provincia di Belluno).