Ci ha lasciato Doug Scott

Si è spenta una delle grandi star dell’alpinismo britannico, un alpinista di fama mondiale

un ritratto dello scalatore

Il 7 dicembre scorso, a causa di una malattia, è scomparso Doug Scott, classe 1941, una delle grandi leggende dell’himalaysmo mondiale. Un curriculum di scalate davvero straordinario alle spalle, Scott aveva attraversato da protagonista gli anni della modernità e della contemporaneità dell’alpinismo britannico. Aveva scalato ovunque: dalle prime, facili scalate sulle rocce del Derbyshire a quelle del Lake District e della Scozia, per continuare poi sulle grandi vie delle Alpi, che aveva visitato per la prima volta nel 1958, e poi aveva frequentato a lungo le montagne extrauropee. Aveva scalato in Africa, in Turchia, in Norvegia, in Alaska e sull’Isola di Baffin, sulle big wall di Yosemite, sulle grandi vette dell’Asia e sulle cime di alcune delle regioni più remote del globo.

Con Dougal Haston, nel 1975, aveva portato a termine la prima ascensione della parete sud ovest dell’Everest. Nel 1977, in discesa, a causa del cedimento di un ancoraggio, si era fratturato entrambe le gambe, all’altezza delle caviglie, poco sotto la cima del Baintha Brakk (7285 m) in Karakorum: il rientro al campo base, a corde doppie e poi carponi sulle ginocchia (consumando cinque paia di soprapantaloni), era stato un calvario.

Doug aveva ricoperto la carica di presidente dell’Alpine Club tra il 1999 e il 2001, e nel 2011 era stato insignito del Piolet d’or alla carriera. Di recente era anche diventato membro onorario dell’Uiaa.