Il senso delle comunanze agrarie oggi. L’esempio dei Sibillini

Queste forme di proprietà collettiva, se sostenute e rilanciate, potrebbero dar vita a un sistema di vita sociale ed economico sostenibile e attento all’ambiente

Animali al pascolo © Le terre di tutti

Retaggio del passato o modello di sviluppo ancora attuale per la montagna del presente e del futuro? Le comunanze (o università) agrarie sono delle antiche forme di proprietà collettiva nate nel Medioevo in alcune zone delle Alpi e degli Appennini per la gestione del territorio. Per secoli, hanno permesso agli abitanti di determinate aree montuose del nostro Paese di gestire collettivamente i boschi, i pascoli e le risorse dell’intero territorio sul quale abitavano, in un’ottica solidale che desse a ciascuno il necessario per una vita dignitosa. Obiettivo di queste realtà era quello d’integrare l’economia delle famiglie contadine e garantire l’accesso alle risorse anche ai più indigenti.

L’esempio dei Sibillini

Queste remote forme associative, che possiamo definire “di solidarietà”, nonostante il progressivo spopolamento delle zone montane, non sono ancora scomparse. Dentro e tutto attorno al perimetro del Parco Nazionale dei Sibillini, ad esempio, ve ne sono tante. Qui, come in altri luoghi d’Italia, le comunanze sono sorte secoli fa attorno alle “ville”, una rete di piccoli insediamenti, oggi corrispondenti ad alcuni Comuni dell’area (ad esempio Montegallo, Arquata del Tronto, Pretara, Campi, ecc). Proprio a questa esperienza secolare è dedicato il documentario “Le terre di tutti”, girato dai registi Ferdinando Amato e Marilin Mantineo e prodotto dal gruppo di ricerca Emidio di Treviri e dalle Brigate di Solidarietà Attiva – Marche, una federata dell’associazione che durante il terremoto del centro-Italia ha praticato un’estesa rete di solidarietà dal basso. A partire dalla testimonianza delle donne e degli uomini che abitano quei territori, “Le terre di tutti” ripercorre la storia recente delle comunanze ponendo significativi interrogativi sul presente e sulla sfida legata alla conservazione del territorio per le generazioni future.

Un modello per la montagna

Per secoli, queste istituzioni hanno rappresentato un argine contro la povertà e la fame e un modo per fronteggiare le difficoltà della vita in zone impervie, ma qual è il loro ruolo oggi? Come spiega nel documentario lo storico Augusto Ciuffetti, (Università Politecnica delle Marche) «la montagna dev’essere uno spazio alternativo ai modelli dominanti nella società di oggi, basati su consumismo e neoliberismo, che sono anche responsabili della crisi nella quale ormai si trova. Per questo vanno individuate economie alternative e le comunanze agrarie potrebbero essere riscoperte, in tal senso, come un nuovo modello di vita sociale ed economica». Anche la storica Olimpia Gobbi (Università Politecnica delle Marche) sottolinea come «per aiutare il ripopolamento di queste aree è necessario rafforzare il ruolo delle comunanze, facendo sì che le risorse del territorio ivi restino e tenendo lontani gli speculatori esterni» che, è opportuno sottolinearlo, sono per lo più attratti dalla possibilità di sfruttare questi luoghi anche approfittando della situazione di debolezza e ulteriore spopolamento venutasi a creare nel post terremoto.

Il taglio della legna © Le terre di tutti

Le comunanze e il sisma

Ma oltre a rappresentare un’interessante alternativa di vita e un freno a modelli economici predatori, le comunanze agrarie ricoprono anche un ruolo fondamentale nella tutela dell’ambiente. Come ricorda Ciuffetti, infatti, «gli uomini e le donne di montagna sanno che la loro sopravvivenza e sussistenza sul lungo periodo dipende anche dalla conservazione di determinati equilibri naturali». Dopo il sisma del 2016, questo ruolo è stato ancora più marcato. A causa della mole di lavoro straordinario con la quale molti Comuni del cratere si sono dovuti confrontare, le comunanze hanno assunto compiti fondamentali per la tutela del territorio. Come spiega Paola Romanucci, presidentessa del Cai Ascoli, «si sono fatte carico di ripristinare il servizio idrico, della gestione dei boschi, dei pascoli, del diradamento delle pinete (attività indispensabile per scongiurare il rischio incendi). Oltre alla fondamentale gestione del territorio, inoltre, hanno svolto un ruolo di aggregazione sociale di molte comunità altrimenti in dispersione dato che molte persone erano state sfollate in sistemazioni sulla costa dopo il sisma». «Anche la nostra sezione – aggiunge Romanucci – ha voluto dare il suo contributo: con le donazioni per il terremoto abbiamo attivato il progetto “Sostegno orti”, grazie al quale, assieme alla Pro Loco di Arquata, abbiamo potuto distribuire un piccolo ma significativo contributo a circa 200 orti privati tra Montegallo e Arquata. Le comunanze di questi due Comuni sono state indispensabili per aiutarci a destinare i fondi nel miglior modo possibile. E così abbiamo anche fatto rete, operazione fondamentale per il futuro di questo territorio».

Sguardo ampio

Ma qual è lo stato di salute delle comunanze oggi? Alcune sono sparite, altre sono latenti, ma tante hanno avuto un avvicendamento di governo, con il subentro di donne e giovani che, spiega Romanucci, «hanno una visione più lungimirante sul territorio, sono più sensibili al tema della tutela ambientale e si sono resi conto, ad esempio, che la rete sentieristica ha un grande valore e un importante ritorno turistico. Per questo viene apprezzato il lavoro svolto dal Cai e da una serie di associazioni di giovani che si stanno dedicando con grandissima passione e generosità a creare opportunità per questo territorio. Noi, ad esempio, abbiamo “Arquata potest” che sta valorizzando circuiti brevi che collegano le frazioni avviando un’attività di recupero di sentieri “nascosti” con grande capacità operativa e collaborando con la nostra Sezione».

Di ritorno dal taglio boschivo © Le terre di tutti

Evoluzione necessaria

Se da un lato le comunanze dimostrano di avere, ancora oggi, un importante ruolo sul territorio, dall’altro è fondamentale che ripensino i loro vecchi statuti, risalenti all’inizio dello scorso secolo, per adeguarli alle nuove necessità del territorio. Romanucci conclude: «I regolamenti devono essere rivisti anche alla luce della legge del 2017 che definisce le comunanze beni collettivi che hanno una funzione di presidio ambientale. Bisogna attualizzare il loro ruolo: oggi non sono più i pascoli l’attività principale di chi vive in queste terre, ma ci sono numerose piccole produzioni locali di aziende che realizzano prodotti alimentari tipici dell’area. Le comunanze devono agire a sostegno delle filiere di comunità del territorio anche per evitare l’ingresso di soggetti con interessi puramente speculativi».