“Solo neve, cielo e l'aurora boreale”: 60 km di autonomia oltre il Circolo Polare Artico

Cinque giorni con sci e pulka tra Finlandia, Svezia e Norvegia. Il racconto di Riccardo e Giacomo, due Soci CAI vicentini, in viaggio attraverso un territorio estremo per documentare il cambiamento climatico
L'aurora boreale ammirata durante una delle tappe della spedizione

Una spedizione autonoma di oltre 60 chilometri, in un territorio dove l’inverno è ancora inverno. Due amici, una pulka, una tenda e tanta voglia di scoperta: ecco il diario artico di Riccardo Benetti e Giacomo Troisi tra laghi ghiacciati, venti a 130 chilometri orari, notti in bivacco e l'aurora boreale.

 

Riccardo, Giacomo, com’è nata l’idea di questa traversata artica?

Avevamo il desiderio di esplorare in autonomia una delle zone più incontaminate del nostro continente, oltre il Circolo Polare Artico. Non volevamo però limitarci a un’avventura personale: come studioso di meteorologia (Riccardo) e alpinista (Giacomo), abbiamo sentito l’esigenza di documentare dal campo i segni del cambiamento climatico.

 

Qual è stato l’approccio logistico?

Siamo partiti da Kilpisjärvi, in Finlandia, e abbiamo attraversato in cinque giorni i territori di tre nazioni: Finlandia, Svezia e Norvegia. Con noi avevamo sci, slitta pulka, zaini da 40 litri e tutto l’equipaggiamento necessario: tende, sacchi a pelo resistenti a -35 °C, cibo liofilizzato, gas specifico per il freddo. Il peso complessivo era di circa 45 kg.

 

Come avete raccolto i dati scientifici?

Abbiamo installato sulla pulka dei sensori meteorologici protetti da uno schermo solare, in grado di registrare ogni dieci minuti temperatura e umidità. I pannelli solari ci hanno garantito l’energia per il salvataggio dei dati e la ricarica del satellitare. Abbiamo così raccolto dati in zone altrimenti difficilmente accessibili, anche considerando l’assenza di copertura telefonica.

 

Quali sono stati i momenti più critici della spedizione?

Il terzo giorno, arrivati al bivacco norvegese di Moskanhytta, siamo stati investiti da una tormenta violentissima. Venti sopra i 100 km/h e neve incessante ci hanno bloccato per 36 ore. Dovevamo liberare l’ingresso ogni mezz’ora per non rimanere intrappolati. Abbiamo tagliato legna sul tetto del bivacco durante la tempesta, perché quella interna era troppo umida per accendersi.
L’ultima tappa è stata massacrante: quasi 30 km in white-out, con 20-30 cm di neve fresca, cornicioni invisibili alti fino a 6 metri e l’attraversamento di un ponte sospeso semisommerso dalla neve. Doveva essere divisa in due giorni, ma il bivacco in cui avremmo dovuto sostare era inaspettatamente chiuso.

E il momento più bello?

Senza dubbio la sera in cui, tra due fasi di maltempo, il cielo si è aperto e abbiamo assistito alla più incredibile aurora boreale della nostra vita. Un gioco di luci tra il verde, il viola e il rosso che danzava sopra di noi. Silenzio totale, nessuna traccia umana, solo neve e cielo. È stato un regalo unico.

 

Che cosa vi ha colpito dal punto di vista climatico?

L’ambiente è fragile e bellissimo. Abbiamo notato che il limite degli alberi si abbassa drasticamente: in quelle latitudini la tundra domina già dai 500 metri. I dati raccolti ci permetteranno di approfondire la dinamica di umidità e temperature in zone sub-artiche poco studiate. È importante parlare di questi luoghi finché ci sono.

 

Cosa vi portate a casa da questa esperienza?

Una consapevolezza ancora più profonda su quanto la montagna e la natura estrema richiedano preparazione, adattamento e rispetto. Ma anche il piacere di aver condiviso, da amici e da soci CAI, un viaggio che ci ha segnati per sempre.