Corno alle scale, la campagna di crowdfunding contro l’impianto di risalita

Il Cai Emilia Romagna partecipa alla campagna di crowdfunding per sostenere le spese legali per il ricorso al Tar, necessario per fermare il progetto dell'impianto

La parete settentrionale del Corno alle Scale © Maeror, Wikipedia

 

Le Associazioni Club Alpino Italiano (Gruppo Regionale Emilia-Romagna), FederTrek, Italia Nostra, Legambiente Emilia-Romagna, WWF Bologna, Mountain Wilderness e 6000 sardine Bologna, riunite nel  comitato “Un altro Appennino è possibile” lanciano un crowdfunding finalizzato alla raccolta fondi  per sostenere il ricorso al TAR. Infatti, la Regione Emilia-Romagna ha deciso (con determina del responsabile del servizio Valutazione Impatto e Sostenibilità Ambientale del 28 gennaio pubblicato sul BUR n.35 del 17/2/21) che la costruzione del nuovo impianto sul Corno alle Scale non ha bisogno di Valutazione di Impatto Ambientale.

Il progetto dell’impianto proposto dal Comune di Lizzano in Belvedere (BO) e fortemente sostenuto dalla Regione viene infatti classificato come mero ammodernamento; si tratta invece di un vero e proprio nuovo impianto: tracciato diverso, stazioni di partenza e di arrivo in sedi e a quote diverse.
Una scelta incomprensibile sia dal punto di vista ambientale per le molte criticità sugli impatti ambientali e l’interessamento di aree protette che dal punto di vista di un corretto e proficuo utilizzo di fondi pubblici per la cronica mancanza di neve a causa del cambio climatico e la conseguente insostenibilità economica.

Queste criticità sono state sollevate dalle strutture regionali di WWF, CAI e Legambiente in varie occasioni, con osservazioni ufficiali depositate in regione e corredate da proposte alternative. Ma l’incomprensibilità di tale scelta di investimento che guarda al passato e non al futuro è stata sollevata nei mesi scorsi anche da tanti altri soggetti, da comitati e voci illustri della montagna come Luca Mercalli, Michele Serra e Paolo Piacentini, e da altri soggetti istituzionali.

Senza la valutazione di impatto ambientale

La scelta di proseguire sulla strada di un nuovo impianto senza V.I.A. risulta quindi forzata, inspiegabile e incompatibile con i principi di precauzione e cautela che dovrebbero guidare un intervento così massiccio imponente, sicuramente irreversibile perché verrebbe realizzato su un un’area protetta dal delicato equilibrio ambientale. Gli stessi principi di precauzione, cautela e rispetto dei beni comuni materiali e immateriali dovrebbero invece suggerire di usare la V.I.A. come approfondimento e verifica degli screening preliminari.

Scelta politica a priori

Purtroppo sembra che la scelta politica presa a priori debba prevalere su tutti i percorsi legislativi di valutazione oggettiva e condivisa a tutela di un importante bene comune. Ricordiamo infatti che a fronte delle numerose perplessità era stato commissionato un Masterplan finanziato con denaro pubblico e presentato nel 2019 dal Comune di Lizzano in Belvedere: uno studio importante che valutava pro e contro di diverse ipotesi di progetto e che è rimasto nel cassetto, dimenticato da chi vorrebbe addirittura tralasciare gli approfondimenti necessari alla tutela di un bene ambientale prezioso.

Le associazioni infine sottolineano la superficialità con cui viene trattato il tema economico e del lavoro evidenziando come nella presentazione del progetto sia del tutto assente un’analisi costi-benefici dettagliata (PEF, piano economico finanziario) che dia una prospettiva credibile sull’effettivo ritorno economico dell’opera.

«Basta dedicare alla montagna progetti di 50 anni fa, che agiscono ignorando del tutto le problematiche legate al sempre più pressante cambiamento climatico – ribadiscono le associazioni – servono delle politiche lungimiranti e concrete, che sappiano affrontare i problemi del presente e del futuro senza rifugiarsi in un passato che non può tornare. La “monocultura” della neve in montagna appartiene al passato e non può risolvere nessuna delle urgenze di oggi». Altre sono le scelte che possono garantire lavoro e benessere. Perfino il Presidente del Consiglio ha evidenziato chiaramente che comparti di una economia non più sostenibile non possono più essere sovvenzionati. Finanziare l’occupazione è giusto e necessario, mentre continuare a sperperare soldi pubblici in progetti dannosi per l’ambiente e non sostenibili economicamente è doppiamente inaccettabile.

E’ per questo motivo che dopo una lunga battaglia per fermare il progetto, le sigle ambientaliste WWF Bologna, CAI Emilia Romagna, Italia Nostra e Mountain Wilderness hanno deciso di procedere a ricorso al TAR, con il sostegno di Legambiente Emilia-Romagna, Federtrek. Inoltre, per sostenere le spese legali si fa appello alla cittadinanza attraverso una campagna di crowdfunding, lanciato dal comitato Un altro appennino è possibile, con il sostegno delle 6000 Sardine. «E’ ora di mettere fine all’accanimento terapeutico su un progetto che appartiene al passato – ribadiscono le associazioni – i rischi legati al cambiamento climatico sono sempre più pressanti, è ora di cambiare rotta e pensare ad un futuro diverso per la montagna».

«Se si vuole puntare sulla transizione ecologica, l’imperativo necessario è conservare il patrimonio ambientale e spingere nuove modalità di fruire la montagna: il Corno alle Scale è un patrimonio di biodiversità, questo è il suo valore inestimabile su cui costruire un futuro possibile», quindi concludono le associazioni, riprendendo una affermazione di Muir «Non cieca opposizione al progresso, ma opposizione ad un progresso cieco».