Un frame da SPEARHEADCirca 10.000 anni fa, tra i silenzi dei monti Altai, l’uomo trovò una ingegnosa soluzione per muoversi sulla neve: due assi di legno, poggiate su pelle animale, cui agganciare i piedi. Nascevano così gli sci, a voler essere precisi e sinceri, molto più simili a una ciaspola che agli sci che oggi conosciamo. Come raccontano antiche pitture rupestri, si trattava di veri e propri mezzi di trasporto, utili soprattutto per i cacciatori, realizzati dunque non con intento sportivo ma per necessità.
E questo potere, il potere di consentire all’uomo di muoversi su candide distese o lungo pendii innevati altrimenti difficilmente percorribili a piedi, gli sci continuano a conservarlo. L'epoca moderna ha visto lo sci biforcarsi in due percorsi paralleli: da un lato l'attrezzo da pista, sinonimo di agonismo e velocità; dall'altro quello da scialpinismo, votato all'esplorazione e all'avventura.
Oggi vi proponiamo la visione di tre film che vedono come protagonisti uomini e sci. Tre storie ambientate nel bianco che accompagnano a una riflessione sul valore che ha assunto nel tempo un attrezzo nato a scopo di sopravvivenza.
Iniziamo con lo sci come mezzo di scoperta e avvicinamento. In contesti selvaggi e remoti, come quelli raccontati in Coconut Connection, lo sci perde la sua componente ludica per tornare alla sua funzione ancestrale: quella di "scarpa da neve". Partiti alla volta della Terra di Baffin, con l’intento di condividere un'avventura estiva sulle verticali pareti costiere, gli alpinisti belgi Nicolas Favresse e Sean Villanueva, insieme agli italiani Matteo Della Bordella, Matteo De Zaiacomo e Luca Schiera, si ritrovano a dover attraversare il mare ghiacciato, per raggiungere la propria meta prima che la fusione dei ghiacci renda l’avvicinamento estremamente complesso. Gli sci diventano così il loro mezzo di trasporto per affrontare la prima fase di quella che diventerà una impresa all'insegna dell'adrenalina e delle risate.
Spearhead, dal nome della Spearhead Traverse, una delle traversate scialpinistiche più famose e spettacolari del Nord America, è una pellicola che stimola a una riflessione sulla gestione degli spazi selvaggi e sull'impatto che il nostro passaggio lascia su ecosistemi fragili. Lo storico itinerario, che si sviluppa tra le vette della British Columbia, è infatti oggi caratterizzato da fenomeni di sovraffollamento, che hanno inevitabili conseguenze in termini di sicurezza degli scialpinisti.
L’ultima pellicola del giorno, Stations, offre invece una visione dello sci come sport invernale. Il focus è rappresentato dalle stazioni sciistiche alpine, dove l’interazione tra uomo, macchina e paesaggio crea coreografie quasi surreali. Una riflessione visiva su come le montagne siano state talvolta trasformate in palcoscenico, per soddisfare un desiderio umano.
COCONUT CONNECTION
di Sean Villanueva O'Driscoll
Dopo aver esplorato la costa di Baffin a bordo del famoso Dodo’s Delight, Nicolas Favresse e Sean Villanueva decidono di tornare, nel mese di luglio, per una grande spedizione di free climbing. Tuttavia con lo scioglimento del ghiaccio marino l’accesso è quasi impossibile. Raggiunti da tre alpinisti italiani (Matteo Della Bordella, Matteo De Zaiacomo e Luca Schiera) si avvicinano con gli sci sul mare ghiacciato e si ritrovano bloccati per quasi due mesi in una valle piena di incredibili pareti. Nico e Sean sono noti come musicisti, ma con quali strumenti possono gli italiani contribuire al concerto? E se la cavano a cantare?
SPEARHEAD
di Seth Gillis
La Spearhead Traverse è un iconico percorso scialpinistico nella British Columbia, in Canada. Oggi, la catena montuosa si trova ad affrontare il sovraffollamento, l’impatto dell’uomo sull’ambiente e una serie di problemi di sicurezza dovuti al numero di persone in aree non sorvegliate. Il film esplora il leggendario passato dell’area, il suo presente complesso e il futuro non ancora scritto, mentre un gruppo di sciatori lasciano la loro impronta sui leggendari pendii e ripide discese lungo il percorso.
STATIONS
di Julien Huger
Le Alpi in inverno. Uomini e macchine si abbandonano a strane coreografie che danno forma al paesaggio di montagna. Il territorio resiste sovrapponendo realtà e immaginario.
