Etna, 26 agosto 2025 - Foto Piero Bertino, FB Visit Etna - EtNative
Etna, immagine di repertorio - Foto Antonio da Pixabay
Etna, immagine di repertorio - Foto di bocciapasquale da Pixabay
La Notte di Ferragosto sull'Etna tra grandine, stelle e fuoco - Foto Giò Giusa
Etna, immagine di repertorio - Foto di bertrandmoritz da PixabayNella mattina di giovedì 28 agosto, il Dipartimento Regionale della Protezione Civile della Sicilia, ha comunicato una variazione del livello di allerta dell'Etna, portato da un valore F0 a F1 del sistema ETNAS, gestito dalla Protezione Civile e dall'INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia). Di conseguenza, è stato vietato l'accesso alla zona sommitale del vulcano. Sono dunque temporaneamente sospese le escursioni oltre i 2.500 metri.
L’annuncio, accompagnato da un post diffuso sui canali social del Dipartimento, riportante la dicitura “Emergenza Etna”, non ha mancato di sollevare qualche preoccupazione. Per comprendere adeguatamente il livello di allerta, che sta caratterizzando il vulcano, è necessario analizzare il significato di “livello F1”.
F1 è un'indicazione di "preallarme" per fenomeni che possono verificarsi nella zona sommitale del vulcano. Nello specifico, il livello F1 segnala una alta probabilità di accadimento imminente di fontane di lava.
Le conseguenze pratiche dell'attivazione dell'allerta F1, sono la interdizione delle aree sommitali e l’attivazione delle misure di sicurezza. Le autorità locali e la Protezione Civile procedono, ovvero, ad attivare i piani di emergenza, per informare la popolazione e i turisti e per garantire la loro incolumità.
Il livello F1 è preceduto dal livello F0, che identifica la normale attività del vulcano. A seguire vi è il livello F2, che indica una probabilità molto alta o un'eruzione in corso.
Come si legge tra i commenti al post condiviso dalla Protezione Civile, a firma di cittadini della zona etnea che, abituati alla ricezione di simili comunicazioni, hanno voluto provare a sdrammatizzare, l’allerta in corso è da intendersi come un “evitare di salire nelle sommità dell'Etna e tenere pronte scope e palette”.
Per evitare allarmismi, anche il Collegio delle Guide Alpine e Vulcanologiche della Sicilia, ha tenuto a esprimersi sui social, evidenziando che “è importante precisare che i termini come “allarme” o “preallarme” rientrano esclusivamente nel linguaggio tecnico e procedurale adottato dagli enti di sorveglianza e non indicano automaticamente una situazione di pericolo imminente per la popolazione o per i turisti. Questi termini, infatti, servono a facilitare il coordinamento delle attività operative e non devono essere interpretati in modo allarmistico", e aggiungendo che “le guide autorizzate, in stretta osservanza delle ordinanze comunali e delle disposizioni della Protezione Civile, operano quotidianamente per garantire una fruizione consapevole e sicura del territorio.”
Cosa succede sull’Etna
La definizione di un livello di allerta F1, si basa sui dati raccolti dall’INGV, che monitora costantemente il vulcano. Sul sito ufficiale dell’ente, è disponibile per tutti i cittadini, una sezione denominata “dati in tempo reale vulcani”, dove è possibile reperire le informazioni aggiornate sull’attività dei vulcani, oggetto di monitoraggio.
Andando a cliccare sull’icona dell’Etna, è possibile accedere alle telecamere del sistema di videosorveglianza, ai dati relativi al tremore vulcanico, ai segnali sismici e al bollettino settimanale.
È questo il documento che consente di apprendere come il vulcano si sia “comportato” nel corso dell’ultima settimana e quali siano stati i segnali, sulla base dei quali si è proceduto a dichiarare lo stato di preallarme.
Dal 18 al 24 agosto, come riportato nel Bollettino emesso nella giornata di martedì 26, il monitoraggio del vulcano ha evidenziato la presenza di attività effusiva da 3 bocche: una situata a 2980 m, ovvero la bocca apertasi il 14 agosto e due nuove bocche, una a 3100 m, alla base della sella tra il Cratere Bocca Nuova ed il Cratere di Sud Est, e una a quota 3200 m, sul fianco meridionale del Cratere di Sud-Est. Inoltre è stata rilevata attività stromboliana al Cratere di Sud-Est, con sporadiche e blande emissioni di cenere vulcanica e degassamento a intensità variabile ai crateri Bocca Nuova, Voragine e Cratere di Nord Est.
Sulla base di tali dati, è stato ipotizzato uno scenario evolutivo, caratterizzato da “attività esplosiva frequente ai crateri sommitali con formazione di nubi di cenere e ricaduta di prodotti piroclastici grossolani, accompagnata da emissioni laviche in area sommitale”. L’INGV evidenzia che, per un vulcano caratterizzato da attività frequente, come l’Etna, si possano verificare fenomeni improvvisi o evoluzioni rapide e impreviste, per cui il livello di pericolosità non può mai essere considerato nullo.
“Non è possibile escludere una rapida evoluzione dei fenomeni in corso verso un’attività più energetica con formazione di colonne eruttive, nubi di cenere e collassi di porzioni dei coni sommitali con formazione di flussi piroclastici”.
Alle ore 7:35 del 28 agosto, l'Osservatorio etneo ha diffuso un comunicato, a conferma dello scenario atteso, in cui si riporta che "dall’analisi delle immagini delle telecamere di sorveglianza, si osserva che continua ad intensità variabile l'attività stromboliana al Cratere di Sud-Est con deboli e sporadiche emissioni di cenere che si disperdono rapidamente in area sommitale. Prosegue inoltre l’attività effusiva”. Sulla base di tali osservazioni, a scopo precauzionale, si è optato per diramare il preallarme.
Consigliamo a quanti si trovino nella zona etnea, di monitorare gli aggiornamenti dell’INGV e della Protezione Civile.