Aurel Lardy e Guillaume Pierrel sciano la nord dei Grands Charmoz

I due francesi hanno trascorso quindici ore sulla maestosa parete, fra una salita "austera e improteggibile" e una discesa alla prima ripetizione, dopo ben trent'anni

Nel 1996, mentre Aurel Lardy nasceva, Emmanuel Ballot - fuoriclasse francese dello sci ripido - realizzava in solitaria la prima discesa della parete nord dei Grands Charmoz. Trent'anni dopo, lo scorso 5 marzo, proprio il ventinovenne Aurel Lardy ne ha siglato la prima ripetizione, insieme a Guillaume ‘Gee’ Pierrel

La vera difficoltà di quest'impresa - ha raccontato Aurel Lardy - non era la discesa in sé, anche se ovviamente, in quel frangente, il minimo errore si sarebbe rivelato fatale. La vera sfida è stata la salita della via: una vera e propria scalata su un pendio esposto a nord, verticale, austero e soprattutto improteggibile”. Dopo aver dormito al rifugio Plan de l'Aiguille, Lardy e Pierrel sono partiti per il Col de la Bûche alle 4 del mattino. “Alle 6:15 siamo scesi con gli sci lungo il canale della Bûche, alla luce delle nostre lampade frontali. - prosegue Lardy - Un itinerario che Gee e io stavamo scoprendo per la prima volta. Una meravigliosa sorpresa e una novità per noi. La neve era polverosa, di buon auspicio per le condizioni che avremmo trovato sulla parete nord dei Grands Charmoz. Inoltre, arrivare e scoprire la parete dal basso all'alba è stato particolarmente impressionante e maestoso”.

Verticalità estrema

Ad aspettarli, a questo punto, oltre sei ore di salita, con i primi tiri caratterizzati da verticalità estrema, anche nei tratti di neve, e roccia compatta, il tutto decisamente poco proteggibile. “Il vero alpinista della cordata era Gee - continua il suo racconto Lardy - e durante l'ascesa si è veramente impegnato moltissimo, in situazioni dove, alla minima caduta, c'era una buona probabilità di precipitare entrambi, assieme alle nostre soste di fortuna. Una sensazione di precarietà che ci ha accompagnato per tutta la salita, fino al tiro chiave finale che ci dava accesso alla nicchia sommitale”. Un'ultima fatica lunga 60 metri, a dominare l'intera parete nord. 

 

“La sensazione di precarietà ci ha accompagnato per tutta la salita” A. Lardy

 

Lardy e Pierrel hanno quindi iniziato a sciare alle 15 del pomeriggio, partendo dalla già citata nicchia sommitale, lungo un tratto di pendio che Lardy definisce “non troppo ripido” e con il vento di scirocco intento a soffiare caldo sopra le loro teste. Dopo 300 metri di nevaio sommitale, un paio di doppie li ha subito traghettati verso il nevaio intermedio, sospeso in mezzo alla parete: di qui, una bella discesa su neve polverosa, con l'Aiguille de la République a fare da sfondo. “Due doppie diagonali ci hanno poi portato all'ultima nicchia - conclude Lardy - per un tratto di discesa molto più corto dei precedenti. Rimessi gli sci per una cinquantina di metri appena, ci siano dunque trovati all'ultima sosta, pronti a concludere la nostra avventura con due doppie finali”. Superata la morena e raggiunta la Mer de Glace, Lardy e Pierrel sono rientrati con gli sci ai piedi verso Les Planards, a Chamonix, mentre l'orologio segnava le 19:15.