Bici e pareti: la traversata di Ratti e D’Addario entra nel vivo

I due alpinisti sono alla terza settimana del viaggio tra roccia e pedali che li porterà fino alle Alpi Marittime, sulle orme di Patrick Berhault. Tra le ultime salite la Cassin al Badile, lo spigolo Vinci al Cengalo e la Super Maria di Ermanno Salvaterra al Crozzon di Brenta

Francesco Ratti e Lorenzo D’Addario hanno iniziato dalla Slovenia la loro Grande Traversée des Alpes, un viaggio lungo le Alpi che riprende lo spirito della traversata compiuta da Patrick Berhault nel 2000 e che ormai ha passato il traguardo della terza settimana. Non si tratta di una ripetizione dell'itinerario percorso dal francese, ma di un progetto che ne raccoglie l'idea di fondo: attraversare la catena alpina spostandosi con le proprie forze e concatenando alcune delle sue pareti e vie più significative.

La terza settimana ha portato i due alpinisti dalle Dolomiti di Brenta alle Alpi Centrali, con arrampicate e lunghe trasferimenti in bicicletta che connettono i due. "Siamo partiti dalla parete settentrionale di Crozzon di Brenta, abbiamo fatto la via Super Maria [Salvaterra-Iachelini-Paganini, Vi+/VII-, 1987], poi abbiamo attraversato per Cima Tosa, scendendo verso il rifugio Pedrotti.
Con una bufera che si avvicinava, abbiamo lasciato il Brenta e ci siamo diretti verso ovest, raggiungendo le Alpi Centrali dopo un altro paio di giorni in bicicletta". Tre giorni di buon tempo hanno quindi dato la possibilità alla cordata di salire il Pizzo Badile per la via Cassin, il Cengalo per lo spigolo Vinci, e la est del Qualido per la via Artemisia.

Il viaggio ora prosegue con la seconda parte.

Un progetto diverso

La differenza, questa volta, è soprattutto una: la bicicletta, che servirà a velocizzare gli spostamenti. Mentre Berhault ha effettuato la traversata spostandosi a piedi e con gli sci, Ratti e D’Addario hanno previsto circa due mesi di viaggio, alternando trasferimenti in bici e giornate di arrampicata e alpinismo. L'obiettivo è concatenare una ventina di salite, scegliendo itinerari dal forte valore storico ed estetico, ma lasciandosi la possibilità di cambiare programma in base a meteo e condizioni.

"L'idea è riprendere in mano l'itinerario che aveva percorso Berhault nel 2000. Le pareti, se non saranno quelle che ha salito lui, saranno pareti mitiche delle Alpi, a nostro avviso. L'idea è concatenare degli itinerari che abbiano un valore storico, in chiave attuale. Per esempio,Tempi Moderni’ è una via che ha segnato un'epoca" racconta Francesco Ratti al telefono, durante uno dei rari momenti di pausa tra una salita e un trasferimento in bici.

La pianificazione prevede una media di tre giorni per salita, per un totale di circa venti itinerari. Non c'è quindi tempo per rimanere una settimana davanti a una parete aspettando che asciughi: The show must go on.  "Berhault aveva impiegato più di quattro mesi, però si spostava a piedi e con gli sci, quindi ovviamente anche gli spostamenti erano molto più lunghi. Inoltre, lui è partito in autunno andando verso l'inverno, certe salite le ha fatte a gennaio-febbraio, i tempi non sono paragonabili".

Un programma di massima

La traversata è iniziata dalla parete nord del Triglav, in Slovenia, il punto più orientale del viaggio. Da lì i due si sono spostati verso le Dolomiti, dove il programma ha subito già una prima modifica.

"Sul Mangart avremmo dovuto salire il Dietro Cozzolino, ma la via era completamente bagnata. Aspettare che le condizioni migliorassero avrebbe significato perdere diversi giorni, così abbiamo cambiato obiettivo e salito la via Drill, sulla parete opposta" continua Ratti.

Poi i due hanno raggiunto il Sella, dove hanno scalato la via Messner  e le Tre Cime di Lavaredo, dove hanno salito la Cima Grande per la via Iso 2000, e quindi la Marmolada, dove hanno percorso Tempi Moderni sulla parete Sud. Quindi è stata la volta di Punta Civetta, con la lunga e impegnativa Chimera Verticale (IX, Baù, Daniele Geremia, Beber, Matteraglia, 2008).

"Abbiamo una lista di salite possibili, ma di volta in volta ci adattiamo alle condizioni, al meteo, a quello che troviamo". Anche Berhault, durante la sua traversata, aveva fatto lo stesso, modificando il programma in funzione delle condizioni. Quando era arrivato nella zona del Badile, per esempio, il maltempo lo aveva costretto a rinunciare alla salita prevista e a spostarsi sul vicino Cengalo. 

La bici non è il nostro sport

Ratti e D'Addario, entrambi Guide Alpine, sono ovviamente più alpinisti che ciclisti. "Ci siamo allenati per sostenere distanze sui 100 chilometri con 2000 metri dislivello al giorno, senza arrivare distrutti alla base della parete. Ci piaceva l'idea di muoverci con le nostre forze, ma al momento la bici per noi è solo un mezzo di trasporto, non è il nostro sport".

La gestione dei recuperi tende a essere uno degli aspetti più difficili da gestire in una traversata lunga come questa, in cui i tempi dedicati al riposo sono pochissimi. "Per ora direi che l'aspetto più complesso è stato gestire le energie, ma sospetto che il meteo arriverà a darci filo da torcere" ha detto Ratti.

I due non portano con sé tutta l'attrezzatura in bici, ma sono supportati da amici e familiari che spostano il materiale da una parete all'altra. "Se portassimo tutta l'attrezzatura arriveremmo ad avere 30 chili di roba addosso, diventerebbe un modo un po' estremo di muoversi. Il problema diventerebbe ancora più evidente quando ci muoveremo verso ovest, e oltre all'attrezzatura da roccia avremo bisogno anche di materiale da ghiaccio".

Una traversata condivisa

Anche i compagni di cordata possono cambiare: la traversata non è pensata come un viaggio esclusivamente a due, ma rimane aperta ad amici e conoscenti che si trovano lungo il percorso. Nelle Tre Cime, per esempio, Ratti e D’Addario hanno condiviso la salita con Daniele Germina, guida alpina e amico che vive in Dolomiti.

È un'altra eredità dello spirito di Berhault, che lungo la sua traversata aveva incontrato e coinvolto compagni diversi nelle varie zone delle Alpi. "Se un amico vuole aggregarsi per una salita, ben venga. È sempre un piacere. È un po' proprio questo lo spirito, condividere il viaggio con gli amici che ci sono lungo il percorso."

Da Est a Ovest, fino al mare

Idealmente, la traversata si concluderà nelle Alpi Marittime, nella zona del Corno Stella. Ma anche l'ultima parte del percorso rimane volutamente aperta: se ci saranno tempo e condizioni, Ratti e D’Addario potrebbero spingersi ancora più verso la Liguria, magari fino al Mongioie. "Le Alpi terminano in Liguria, con le Alpi Liguri e le Alpi Marittime, quindi finiremo lì, l'idea è di arrivare in bicicletta fino al mare: magari ci facciamo un bel bagno" conclude Ratti.

Dopo migliaia di metri di dislivello, pareti, vie, chilometri in bicicletta e continui cambi di programma, quale modo migliore di chiudere il viaggio che lasciare le montagne alle spalle e arrivare fino al mare con le proprie gambe? 

Intanto, il viaggio continua…