Bombardi: dalla plastica al trad, la metamorfosi di Marcello

Lo scalatore modenese ha trovato nuovi stimoli nelle multipitch. Nell'estate 2025 le libere di Così parlò Zarathustra ed Ego Land: "Vie fantastiche"

Per chi non seguisse da un po' le cronache del mondo dell'arrampicata, vedere cimentarsi Marcello Bombardi su vie come Così parlò Zarathustra (una via per tutti e per nessuno) al Trono di Osiride o Ego Land in Marmolada risulterebbe quanto meno insolito. Ormai da un po' di tempo, lo scalatore modenese e ormai torinese d'adozione, ha però allargato i suoi orizzonti verticali. "Di vie lunghe ne avevo già fatte, ma non mi ci ero messo mai davvero. Tra gare e allenamenti non avevo mai tempo. Poi un po' con gli amici, un po' con la ragazza, mi sono lasciato conquistare. Con il gruppo di Torino ho iniziato a frequentare un po' il mondo del trad...e poi d'estate è difficile avere le giuste condizioni di aderenza per l'arrampicata in falesia, in montagna è più facile trovare fresco".

 

Così parlò Zarathustra è quanto c'è di più lontano dal mondo dell'arrampicata sportiva. Perché l'hai scelta?
Intanto il Vallone di Sea è relativamente vicino a casa, già un paio di anni fa ero andato a dare un occhio. La linea si vedeva benissimo, stupenda, ma c'era questo alone di mistero…la via aveva una sorta di aura, non si sapeva bene come salire. Era stata aperta in artificiale anni fa [1983, Daniele Caneparo, Isidoro Meneghin, ndr], poi era stata liberata molti anni dopo [2017, Jacopo Larcher, Paolo Marazzi]. Il mio socio [Claudio Martoglio] la voleva provare quanto me, ma non eravamo proprio sicuri delle nostre capacità. Non tanto a livello fisico, ma in quanto a proteggerci. Alla fine però ci siamo decisi.

 

Che tipo di approccio avete scelto? Reperire tutte le informazioni possibili o accettare le incognite?
In realtà abbiamo cercato il più possibile, ma non abbiamo trovato molto. Avevamo una relazione, quasi nessuna foto, ma un altro nostro amico - Francesco Deiana- ci ha aiutato con qualche informazione. Anche gli apritori parlavano di un punto dove non si poteva proteggere, ma non sapevamo con precisione dove fosse. Insomma, non ero proprio tranquillo: alla base del primo tiro abbiamo fatto carta sasso forbice per stabilire chi sarebbe partito, ti dirò che è stato un sollievo che sia toccato a Claudio [ride, ndr], ero ben contento.

 

Come si è svolta la scalata?
Ci siamo presi due giorni, perché volevamo essere sicuri di avere il tempo necessario. La scalata è veramente bella: c'è qualche presa non molto buona all'inizio, poi la roccia diventa super compatta. L'estetica è eccezionale: belle fessure, linee spettacolari. Ma quello un po' si sapeva e faceva parte del gioco: dicono tutti che è così bella, ma poi nessuno va. I due tiri crux sono un 7b e un 7c, in fessura scali un po' incastrando e un po' in dulfer.

 

È stato difficile proteggere?
Nel complesso ci si protegge abbastanza bene…ma per esempio, all'attacco del 7c devi andare deciso perché prima della fessura non hai possibilità.

 

Ha influito sulla scioltezza di movimento?
Diciamo che ero contratto il giusto: non mi aspettavo di trovarmi sciolto, sapevo che era una situazione critica, che andava gestita, ma mi sono trovato bene. Sul 7b forse ero meno a mio agio e anche se ero pieno di energie non sono riuscito a farlo a vista, l'ho ripetuto dopo. È stato bello capire che potevo fare la via in libera, super soddisfacente riuscirci.

 

La via è di difficile lettura?
La linea è facile da individuare, è molto logica. Quando sei dentro però ci sono dei punti dove non è così semplice, come l'inizio del 7c, dove non sai se andare a sinistra o a destra. Per il resto è tutto abbastanza logico.

 

Non molto tempo dopo hai portato a casa anche la libera di Ego Land: tutt'altra questione, ma pur sempre una gran via.
L'ho fatta un paio di settimane fa ed è stata davvero tutta un'altra questione. Mi ha chiamato questo mio amico spagnolo [Edu Marin], era in cerca di un compagno e mi ha invitato. Non avevo tantissimo tempo a disposizione, ma aveva già montato i rinvii, aveva trovato diversi metodi, insomma, aveva già fatto un gran lavoro. Com'era possibile rifiutare?

 

Berni Rivadossi è riuscito a compiere un piccolo capolavoro, sei d'accordo?
La via è eccezionale. Il terzo e quarto tiro sono i due chiave [8c+ e 8b+], molto diversi tra loro, ma assolutamente spettacolari. Superano la parte dura del muro, dove strapiomba, su roccia nera compatta, la migliore della Marmolada. Regalava prese incredibili, buchi e tacche molto particolari. Non è facile trovare il modo per passare e comunque ti spinge davvero al limite anche quando hai capito come muoverti.

 

Come hai trovato i gradi?
Generalmente sulle vie lunghe i gradi sono un po' più facili che in falesia. Mettici che parti un po' esposto, che la sosta non ti permette di riposare bene, che la stanchezza per la via inevitabilmente va a sommarsi. Invece devo dire che su Ego Land forse i due chiave sono persino un po' stretti...