Renne in pericolo: il cambiamento climatico minaccia un'icona dell'Artico

Un nuovo studio rivela che le popolazioni di renna potrebbero ridursi fino all'80% entro il 2100, con gravi conseguenze per la biodiversità della tundra artica.

Le renne rappresentano una delle specie iconiche dell’Artico. Che si pensi alla Scandinavia, alla Siberia o al Nord America, risulta difficile non immaginarne la presenza, nelle ampie distese della tundra. Eppure, la scienza lancia un allarme: a causa del riscaldamento globale, la specie si trova ad affrontare un progressivo declino. Entro il 2100, alcune popolazioni potrebbero ridursi fino all'80%

 

Guardare al passato per capire il futuro

La specie Rangifer tarandus, nota come renna in Eurasia, come caribù in Nord America, rappresenta il principale erbivoro della regione artica. Si tratta dell’unico membro della famiglia dei Cervidi, cui appartengono, ad esempio, cervi, caprioli, daini, che si sia adattato agli ambienti freddi dell’estremo Nord del mondo. Un adattamento morfologico, fisiologico e comportamentale. Il riscaldamento globale rappresenta pertanto una sfida non facile da affrontare. 

Uno studio di recente pubblicazione sulla rivista scientifica Science Advances, evidenzia quanto il cambiamento climatico rappresenti una seria minaccia alla sopravvivenza delle renne. La specie potrebbe seguire il medesimo destino ipotizzato dagli scienziati per altre specie, caratteristiche degli ambienti polari, quali il pinguino imperatore e l’orso polare. 

Utilizzando reperti datati al radiocarbonio, analisi su DNA antico e modelli di simulazione, il team internazionale di ricercatori ha cercato di “ricostruire e decifrare 21.000 anni di dinamiche di popolazione”. In poche parole, è stato dato uno sguardo al passato, nel tentativo di comprendere cosa potremmo attenderci dal futuro.

Secondo tale ricostruzione ad alta risoluzione, dell’andamento numerico e della distribuzione della specie nel corso dei millenni, le renne sarebbero state in grado di sopravvivere a un brusco cambiamento climatico, verificatosi in concomitanza con l’ultima deglaciazione. Ovvero nel periodo di transizione climatica, che ha segnato la fine dell'ultima era glaciale, tra circa 19.000 e 11.000 anni fa. In questo lontano periodo storico, in conseguenza di un rapido incremento delle temperature, si verificò sì una riduzione delle popolazioni, ma non si arrivò a un limite critico. 

Un dato apparentemente positivo, che consente di guardare al futuro della specie con ottimismo. In realtà, sulla base dei modelli previsionali, applicati dai ricercatori, il cambiamento climatico del XXI secolo, potrebbe causare conseguenze ben più gravi sulle popolazioni di renna. 

 

Un mondo senza renne

Lo scenario ipotizzato per i prossimi decenni è drammatico. Entro il 2100, si potrebbe assistere a una riduzione globale della specie, compresa tra il 27 e il 58%. A risultare particolarmente vulnerabili, sarebbero i caribù del Nord America, per i quali non è da escludere una riduzione fino all’80%

Nel Nord America, negli ultimi 30 anni, le renne hanno già mostrato chiari segni di sofferenza. In Alaska, lungo il George River, si stima che, dagli anni Novanta ad oggi, i caribù siano diminuiti del 99%. Nella zona del fiume Multchatna, che un tempo era l’area dell’Alaska più popolata dalla specie, si è registrata una riduzione del 95%. In termini globali, si stima che la specie si sia già ridotta di circa due terzi dagli anni Novanta ad oggi.

Le ondate di calore che si sono verificate nel mese di luglio in Finlandia, hanno mostrato in maniera evidente quanto la specie sia sensibile al riscaldamento climatico. Il paese ha vissuto oltre 2 settimane di caldo estremo, con temperature fino ai 30 gradi, che ha causato la morte di un numero imprecisato di esemplari.  

Accanto al rischio di estinzione della specie, che di per sé comporterebbe la perdita di quello che è un simbolo dell'Artico, i ricercatori accendono un faro su un altro elemento, da non sottostimare, ovvero le conseguenze che una riduzione significativa delle popolazioni di renna potrebbe avere sulla biodiversità della tundra

"Gli impatti, sia diretti (consumo) che indiretti, del pascolo delle renne – spiegano gli studiosi - mediano la competizione tra le specie vegetali della tundra, contribuendo alla diversità e alla stabilità della comunità vegetale. Gravi futuri cali nelle popolazioni di renne del Nord America potrebbero pertanto ridurre la diversità delle specie vegetali della tundra, con effetti a cascata sull'assorbimento del carbonio, sulla disponibilità di nutrienti nel suolo e persino sull'albedo della superficie. Ciò potrebbe aggravare gli effetti del riscaldamento climatico, favorendo l'inverdimento dell'Artico e aprendo potenzialmente habitat prima non disponibili a specie invasive e malattie infettive.”

Sulla base dei dati raccolti e delle previsioni per il futuro, incerto, della specie, il team di ricercatori ha scelto di concludere l’articolo con un invito all’azione.

“I nostri risultati – si legge nelle ultime righe -  evidenziano la necessità di incrementare gli investimenti nella gestione e nella conservazione delle renne, in particolare in Nord America, dove si prevede che le perdite supereranno l’80%, e al contempo di sostenere il benessere socioeconomico, culturale ed emotivo di molte comunità che dipendono dalla specie”.