Cima Tosa, nuova via da 1200 metri per Andreozzi e Samanden

I due alpinisti sono saliti dal versante nord, trovando condizioni piuttosto difficili. "C'era una grande fungo di neve che tappava il camino, ma non ci siamo arresi"

 

Calendario a parte, ci sono invernali e...invernali. L'esposizione della parete e – ormai da qualche anno- il cambiamento climatico hanno grande influenza sulle condizioni che si possono trovare lungo una via nella stagione fredda. La celebre parete nord della Cima Tosa è indubbiamente molto interessante e - proprio vicino al Canalone Neri- Emanuele Andreozzi e Ruggero Samanden hanno aperto tra il 10 e l'11 marzo una nuova via di ben 1200 metri di sviluppo, che parte dalla base e arriva fino al prato sommitale. Viste le condizioni trovate, l'itinerario è stato con una punta di ironia battezzato Vertical Pleasure, difficoltà valutate M6+, A1, VI, 95° WI4.


 

Condizioni particolari

La linea chiama subito l'occhio, ma in passato non era mai stato possibile salirla per un semplice motivo. “Erano anni che guardavo lì, ma c'erano sempre dei tappi di neve enormi. Un fungo in particolare, a un terzo della parete, sembrava insuperabile – spiega Andreozzi-. Già nel 2019, con Matteo Faletti e Santi [Santiago Padros, ndr] avevamo aperto una via da quelle parti. Quest'anno ha fatto poca neve e quindi la speranza era che il fungo fosse diminuito come dimensioni”.

 

Una prima perlustrazione, del 25 febbraio, ha portato a un tentativo che però si è arenato. “Il fungo sarà stato dieci volte più piccolo, ma comunque rimaneva enorme. Appariva abbastanza stabile, siamo andati su per 7 tiri, ma non riuscivamo a capire come passarlo. Intorno era tutto strapiombo, non saremmo passati nemmeno in artificiale. In più eravamo completamente bagnati per tutta la pulizia che abbiamo fatto a salire e per passare il fungo ci avremmo impiegato tre ore. Nel punto dove eravamo arrivati non si poteva bivaccare, ci siamo un po' scoraggiati e siamo scesi”.

 

Il secondo tentativo

Nei giorni successivi le condizioni non sono cambiate granché, almeno quelle “esterne”. “L'unico cambiamento che c'è stato è che a rimanere sul divano di casa è un attimo dimenticarsi di tutta la fatica che è stata fatta e siccome siamo un po' zucconi...siamo tornati”.

 

“Stando sul divano di casa in un attimo ti dimentichi di tutta la fatica fatta. Così siamo tornati”. E. Andreozzi

 

In realtà Andreozzi e Samanden hanno avuto un approccio diverso: “Invece che portarci la roba per bivaccare, siamo andati su più leggeri, per fare tutto in giornata”. Hanno attaccato alle 2 di notte e da lì è iniziata l'avventura. “All'alba eravamo alla calata del primo tentativo. Abbiamo provato i due tiri che portavano al fungo, ho provato anche a forzare un passaggio in artificiale, ma non c'era niente da fare. Quindi mi sono messo a scavare, di nuovo eravamo belli fradici e dietro abbiamo trovato una grotta”.

 

La cordata ha proseguito non senza difficoltà e nel camino finale ha trovato di nuovo una situazione complessa.C'era un altro fungo, ha cominciato a nevischiare, alla fine abbiamo scalato un marcione di VI sulla destra, era anche poco proteggibile. La neve aveva reso tutto vischioso, nel frattempo si è fatta notte”. Fino a quel punto Andreozzi e Samanden avevano scalato sempre con le picche – tranne che nei primi tiri di IV-, ma in quella sezione hanno dovuto metterle via.

 

Con altri 4 tiri e 200 metri in conserva, i due alpinisti hanno raggiunto prima l'uscita e poi la cima. Andreozzi non nasconde che l'esperienza li ha provati. “Le corde erano un filo di ferro, friend e viti ghiacciate. Abbiamo preso anche abbastanza freddo. Siamo scesi dal Canalone Neri a piedi e poi abbiamo preso le ciaspole per rientrare. Siamo arrivati giù che erano le 4 del mattino, 26 ore in tutto. La via è stata chiamata Vertical pleasure come il libro di Mick Fowler, ma era anche un po' ironico, visto come ci piace divertirci”.