Idee per arrampicare: 'Sperone Gioele' sul Corno Stella

Nell’Argentera, il rifugio Bozano è il punto di partenza per circa 150 vie sulle pareti del Corno Stella e della Catena delle Guide. Tra gli itinerari più accessibili c’è una multipitch di 200 metri sulla Punta Bifida. Un autunno mite può ancora regalare soddisfazioni in quota, prima di tornare alle falesie

Ai piedi del Corno Stella, sulle Alpi Marittime, c'è un luogo in cui l'avvicinamento non è semplicemente il prezzo da pagare per arrivare alle pareti. È la conca dell'Argentera, con il rifugio Bozano, gestito dal CAI. Una volta raggiunta la quota 2.458 metri, un giorno non basta per sbizzarrirsi sulle pareti a breve distanza dal rifugio. Il Corno Stella e la Catena delle Guide, insieme alla Serra dell'Argentera, compongono uno spettacolare anfiteatro roccioso che domina la valle con una successione quasi ininterrotta di pareti e speroni. Qui corrono circa 150 vie, alcune chiodate con una concezione sportiva e altre più alpinistiche. 

La stagione migliore per godere dell'arrampicata a queste quote è indubbiamente l'estate, ma in tempi di cambiamento climatico spinto ai suoi estremi, anche un autunno mite, secco e soleggiato può offrire l'opportunità di rimandare le uscite in falesia a qualche settimana più in là, garantendo la possibilità di affiancare ancora qualche puntata in montagna.

Sperone Gioele

Per chi vuole iniziare a conoscere la zona senza affrontare subito un itinerario impegnativo, Sperone Gioele sulla cima Ovest della Punta Bifida (2837 m) è una scelta interessante. Sette tiri, 200 metri di sviluppo, difficoltà fino al 6a azzerabile e 5b obbligatorio e una chiodatura sportiva rendono la via adatta anche a chi sta muovendo i primi passi sulle multipitch.

Aperta da Fabio Pierpaoli e amici nell'estate del 2016, la via copre 200 metri di sviluppo divisi in sette lunghezze. “Il primo tiro sale tra muretti, spuntoni e lame, poi attraversa verso sinistra per entrare in un diedro obliquo. Il secondo presenta il passaggio più impegnativo: un muro verticale di 6a/A0, protetto con gli spit abbastanza vicini da consentire l'azzeramento. Sopra, la difficoltà diminuisce e la via prosegue tra placche, speroni e risalti” spiega Carmela Malomo, scalatrice che gestisce il portale ClimbAdvisor, che ha ripetuto la via quest’estate. “Il terzo tiro obliqua verso destra su una placca articolata, con un passaggio più delicato e tecnico in corrispondenza dello spigolo. Il quarto e il quinto sono più facili, su rocce articolate e ben appigliate. Nel quinto tiro è possibile anche seguire un piccolo diedro, prima di ricollegarsi alla linea principale. Il sesto tiro è indicato come il più bello della via: una placca di buona roccia, inizialmente appoggiata e poi progressivamente più verticale, fino al 5b. L'ultimo tiro porta invece in cima attraverso un muretto appigliato e facili roccette, fino al terrazzino d'uscita. La discesa è in doppia lungo la via: è consigliato realizzare quattro calate da 60 metri con due mezze corde altrettanto lunghe” conclude Malomo.

La via è stata dedicata alla memoria di Gioele Dutto, alpinista cuneese e volontario del soccorso alpino, morto in un incidente sul Monviso nel 2016. Una targa metallica all'uscita ricorda il suo nome.

Logistica

Il Bozano si trova in una posizione particolarmente favorevole per l'arrampicata sulle pareti sud-occidentali del Corno Stella e sulle cime della Catena delle Guide. Il rifugio si raggiunge tramite il sentiero CAI n10 che parte poco dopo le Terme di Valdieri, e supera circa 880 metri di dislivello.

Facendo base al rifugio, è possibile raggiungere gli attacchi della maggior parte delle vie in circa mezz'ora. "La corona di roccia che circonda il Bozano è percorsa da una impressionante successione di vie lunghe: sono circa 150, debitamente distanziate, ma una di seguito all’altra. Se una via è occupata da troppe cordate, l’alternativa si trova facilmente con un breve spostamento" racconta il rifugista Marco Quaglia.

Per quanto riguarda i gradi, ce n'è per tutti i gusti: "Abbiamo qualsiasi tipo di grado, dal quarto al 7c, e si può scegliere tra vie classiche e vie moderne. Tra queste ultime ci sono quelle con spittatura un po’ più lunga, da montagna, eventualmente da integrare, e vie con chiodatura sportiva, come Sperone Gioele. Sull’Argentera poi ci sono ancora altre vie, ma l’avvicinamento è più lungo, e quindi diciamo che l’offerta principale è quella delle vie della Catena delle guide e di Corno Stella. Si scala in giugno, in estate, e a settembre" conclude Quaglia.

Vicino al rifugio si trova anche una parete attrezzata con monotiri, utili in caso di cattivo tempo, o in generale quando non si ha molto tempo a disposizione.

Un po' di storia

Le pareti di Corno Stella furono a lungo ritenute inscalabili. La prima ascensione, infatti, avviene solo nel 1903, ad opera delle guide Jean Plent e Andrea Ghigo, e del conte De Cessole, da cui la via di salita prende il nome. Per confronto, il Monte Bianco fu scalato per la prima volta nel 1786, il Cervino nel 1865. La via De Cessole, caratterizzata da un passaggio piuttosto duro, detto mauvais pas, vede subito diverse ripetizioni, ma un secondo itinerario viene aperto solo nel 1927 dai cuneesi Gianni Ellena e Luigi Giuliano. La loro via, priva di passaggi ostici, viene oggi considerata la normale al Corno Stella. 

Negli anni '50 e poi '60 la zona diventa un terreno piuttosto battuto dagli alpinisti di Cuneo e dintorni, e si ha un'esplosione nel numero di vie. Al tempo del Nuovo Mattino, negli anni '70, la frequentazione aumenta ulteriormente, mentre negli anni '80 si iniziano a vedere i primi spit, con tutte le polemiche del caso. In questa ondata arriva anche Patrick Berhault, che si innamora di questo luogo e inizia a frequentarlo regolarmente.

La memoria del grande scalatore francese è impressa in una via iconica sul Corno Stella: la Voie Lactée, aperta nel 1999 da P. Bérhault, L. Daudet, D. Bianchi, E. Chetrowaski. Questa via risale la lunga vena di quarzo che attraversa l’intero Corno Stella, da destra verso sinistra, con difficoltà massima 7a (6b+ obbligatorio). A Bérhault è dedicata anche la via Esprit Libre, aperta da A. Grillo e F. Dotti nel 2006.

La roccia

Dal punto di vista geologico, al Corno Stella e alla Catena delle Guide si mettono le mani su una roccia particolare: si tratta di rocce migmatitiche, che sono andate incontro a una fusione parziale a causa delle elevate condizioni di pressione e temperatura all'interno della crosta terrestre. Le pareti sono attraversate da vene di quarzo, depositatosi dai fluidi che attraversavano queste rocce quando erano ancora calde. Ancora oggi nel massiccio dell'Argentera esiste una circolazione idrotermale profonda, a cui sono relative le sorgenti di Valdieri, a fondovalle, con acqua fino a 70°C. "La sensazione, quando si arrampica su queste rocce, è proprio quella che dà il granito: superficie ruvida e granulare, perlopiù molto solida, che fornisce una aderenza eccezionale" commenta Carmela Malomo.

"Quando si arrampica su queste rocce la sensazione è quella che dà il granito: superficie ruvida e granulare, perlopiù molto solida, che fornisce una aderenza eccezionale" Carmela Malomo

"Questa origine così composita dà luogo a significative differenze tra le diverse porzioni di roccia. In alcune sezioni si trovano le tipiche prensilità del granito: fessure, spigoli, lame, spuntoni, diedri. In altre sezioni invece le rocce sono placche sorprendentemente lavorate e si trovano anche dei bellissimi buchi e persino delle tasche. In alcune (rare) porzioni di roccia si riesce ad intravedere qualche struttura foliata, simile allo gneiss. Ma bisogna proprio cercarla. Lo stile di arrampicata, è perciò molto vario: tecnico sempre, ma spesso anche atletico".