Il Monte Argentera, al centro il Couloir di Lourousa
William Augustus Coolidge © Wikicommons
Christian e Ulrich Almer, Meta Brevort e William Coolidge, 1874 © Wikicommons
Nel 1879 l’Argentera (3.297 metri), la cima maggiore delle Alpi Marittime, era il “problema” da risolvere. Incredibilmente il reverendo Coolidge e gli Almer, che sapevano il fatto loro, decisero di tentare per la via più estetica e difficile: il magnifico canalone di Lourousa.
Il canale è lungo e vertiginoso. Dal basso fa davvero impressione, perché è chiuso tra due fasce rocciose ed è dominato dalla cupa parete del Corno Stella. Sembra che il colpo di spada di un ciclope abbia tagliato le pareti in due parti e il solco della lama sia stato successivamente colmato di neve. Ma gli Almer erano i maghi del ghiaccio e la sfida non poteva che attrarli.
La penna affilata di Coolidge
“Il signor Isaia, segretario del Club Alpino Italiano e presidente della sezione di Torino, era favorevole al canale di neve del versante nord-ovest, dove egli stesso in precedenza aveva compiuto un tentativo. Gentilmente mi aveva fatto avere una fotografia…” William Auguste Coolidge
Scrive lo stesso Coolidge, uomo coltissimo, bravo con la piccozza come con la penna: “Al di là dell’incassata Valle Gesso troneggiava l’Argentera. Dai picchi del Delfinato avevamo visto spesso il possente versante occidentale della montagna, che dalle dimensioni avevamo identificato nella regina delle Alpi Marittime… Eravamo dunque decisi a tentare l’ascensione, ma per quale itinerario? Il conte di St. Robert consigliava il versante est. Il signor Freshfield proponeva caldamente il versante ovest. Il signor Isaia, segretario del Club Alpino Italiano e presidente della sezione di Torino, era favorevole al canale di neve del versante nord-ovest, dove egli stesso in precedenza aveva compiuto un tentativo. Gentilmente mi aveva fatto avere una fotografia del canale scattata nel vallone di Lourousa. Il canale è ben visibile dalla strada che porta ai Bagni, poco sotto lo stabilimento. Fu da quel punto che gli Almer e io studiammo l’itinerario il 16 agosto 1879. E fu questo probabilmente il motivo per cui decidemmo di tentare l’ascensione da quella parte, anziché dal versante est o dal versante ovest. Il 17 il tempo era nuvoloso e non ci muovemmo, ma il 18 agosto resterà per me una delle giornate più memorabili della carriera alpinistica, giacché trovammo la chiave d’accesso a quella misteriosa montagna e ne raggiungemmo tutte e cinque le punte più alte…”.
"Per lunghi anni la salita del Lourousa resterà un affare per pochi”. Nanni Villani
Senza ramponi!
Come al solito la decisione e lo stile degli Almer, straordinarie guide di Grindelwald, lasciano senza parole. Non avevano i ramponi, impugnavano lunghe piccozze dal manico di legno e scavavano con rapida precisione centinaia di gradini su cui poggiare lo scarpone chiodato e permettere al cliente di posare il suo. Non paghi dell’ascensione e della lunga traversata della cresta sommitale, decisero di scendere per il canalone appena salito. Ormai c’era la scala! Per l’epoca fu un grande exploit alpinistico, “tant’è vero che per lunghi anni – scrive Nanni Villani – la salita del Lourousa resterà un affare per pochi”.