Matterazzo scala la seconda cima delle Ande: "Ho portato in cima la bandiera della disabilità"

Il viaggiatore veneto, che ha perso quasi completamente l'uso del braccio e della mano sinistra, ha salito il Monte Nevados Ojos del Salado. "L'alpinismo è uno spazio per crescere"

 

L'alpinismo inizia dove finiscono i sentieri battuti ed è un terreno di confronto assolutamente aperto a tutti. Può intimorire, visto da lontano, ma sa conquistare chi sceglie di provare in prima persona, invece che rimanere spettatore, come ha fatto Daniele Matterazzo, che a febbraio ha salito il Monte Nevados Ojos del Salado (6.887 metri).


Un cambio di vita

Daniele Matterazzo è una guida ambientale escursionistica e viaggiatore che convive con una importante disabilità fisica. A causa di una lesione al plesso brachiale sinistro riportata in un incidente stradale quando aveva 15 anni, Daniele ha perso quasi completamente l’uso del braccio e della mano sinistra.

Dal 2020 Matterazzo però ha iniziato ad assaporare il gusto dell'avventura, con viaggi a piedi rigorosamente in solitaria. Dopo il primo cammino di Santiago, una vera e propria rivelazione, ha trasformato la sua passione per la camminata in uno strumento di sensibilizzazione e raccolta fondi. A questo amore per il viaggio, dal 2021 Daniele ha affiancato anche un interesse per l'alpinismo. “Questo è il mio primo progetto importante di stampo alpinistico e montano. Avevo fatto lunghe traversate a piedi nel nord Europa, ma volevo ampliare i miei orizzonti e provare a mettermi in gioco su qualcosa di diverso”.

 

Matterazzo aveva già provato l'arrampicata, su roccia e su ghiaccio, ma non aveva ancora provato l'alpinismo in senso classico. Ha iniziato con un viaggio importante e una ascesa al Nevados Ojos del Salado che gli è rimasta nel cuore. “Avevo fatto qualche 4mila facile, ma qua è stata la prima volta che ho dovuto anche affrontare una piccola parte di arrampicata, con una paretina finale che ho dovuto superare con una risalita in jumar. Non proprio semplice con un braccio solo”.


La salita all'Ojos del Salado

Matterazzo ha fatto qualche ascesa preparatoria nelle due settimane di permanenza in Sud America. In Cile ha salito un paio di Cinquemila, quindi un Seimila. Salite che gli hanno permesso di acclimatarsi. “Mi sono allenato alla sopportazione della fatica e anche a deambulare in condizioni non ottimali di respirazione, a reggere la rarefazione dell'aria, quel senso di sonnolenza che ti pervade”. Insieme alla guida Luca Montanari – che aveva già accompagnato Luca Lanfri all'Everest- ha poi affrontato l'obiettivo grosso della spedizione, raggiunto il 12 febbraio. “Il campo base era a 4300 metri, a Laguna Verde. Per il tentativo alla vetta siamo partiti dal rifugio Tejos, a quota 5780 metri di quota. Siamo partiti a mezzanotte, ci abbiamo messo una decina di ore per salire. 14 ore in totale, compreso il rientro”.


 

Solo il primo passo?

Per Daniele l'esperienza è stata molto positiva e gli ha lasciato la voglia di fare un passo in più. “Sicuramente Lanfri un po' mi ha ispirato, però ho voluto fare qualcosa che non andasse a pesare troppo sulla guida che mi ha accompagnato. Posso dire che, sicuramente, vedevo l'alpinismo come qualcosa di molto lontano e complicato. Ora un po' meno. In futuro mi piacerebbe fare il Peak Lenin, che rappresenterebbe un passo in più. Ma non abbandonerò i viaggi”.


 

Sensibilizzazione sulla disabilità

Matterazzo ha portato in vetta all'Ojos del Salado la bandiera della disabilità “per farla conoscere. Ogni colore è associato a una disabilità diversa. Ogni mio viaggio è legato a una iniziativa e a una raccolta fondi. In questo caso per la cooperativa Magnolia, che offre e gestisce servizi diurni e residenziali per persone adulte con disabilità”.