MUSE, la foresta tropicale della Tanzania "invade" la città

Al Museo delle Scienze di Trento è stato completato un allestimento di 600 metri quadrati di serra: ricrea l'ambiente delle foreste dei Monti Udzungwa, un territorio prezioso per centinaia di specie diverse di piante e animali, tra cui uccelli e primati che vivono solo in quel luogo

 

Le possibilità date dalla tecnologia moderna, dalla connessione di culture diverse e dall'interazione professionisti operanti a livello mondiale possono garantire al tema della biodiversità un palcoscenico rilevante, persino in ambito cittadino. Il concetto – tradotto in parole fin troppo povere- è che siamo davvero di fronte alla “montagna che va da Maometto”, come per il riallestimento della serra tropicale montana, al MUSE, il Museo delle Scienze di Trento.


Piante e animali da altri mondi

La Foresta tropicale montana del MUSE, più che una esposizione, rappresenta un frammento di biodiversità africana trapiantato nel cuore delle Alpi. La serra ha anche un ruolo “politico”. Funge infatti da ambasciatore per parlare del tema della minaccia al bioma più prezioso del pianeta, le foreste tropicali. 

Nel caso specifico viene rappresentata una vera e propria perla di eccezionale unicità, quella dei Monti Udzungwa, in Tanzania. Con i suoi 600 metri quadrati di superficie, la serra ricrea fedelmente il microclima delle foreste pluviali montane dell’Africa Orientale. Attraverso un sofisticato sistema di controllo ambientale, vengono mantenute temperature costanti (tra i 18°C e i 30°C) e un tasso di umidità dell'80%, permettendo la crescita di specie botaniche rare, felci arboree e piante epifite. 

 

La struttura non si limita a mostrare la bellezza estetica di questi ecosistemi ma ne illustra la complessa stratificazione ecologica, dal sottobosco ombroso fino alle fronde illuminate dei giganti arborei. Sono 174 le specie vegetali e 14 le specie animali, tra uccelli, anfibi e pesci, che abitano la Foresta tropicale montana del museo. Il nuovo progetto ha migliorato l’esperienza di visita rendendola più  immersiva, grazie all'osmosi tra i grandi acquari e la serra alla disponibilità di informazioni più dettagliate e approfondimenti aggiornati sulle specie presenti e sulle dinamiche ecologiche in atto nelle foreste tropicali montane africane.


I Monti Udzungwa

I Monti Udzungwa sono una catena africana formata da una decina di massicci isolati che che si ergono dalla pianura costiera della Tanzania orientale, a una distanza di circa 400 chilometri dalla costa. Questo arcipelago di imponenti cime è stato anche soprannominato “Galapagos africane” per la ricchezza di piante e animali endemici che vivono nella sua lussureggiante vegetazione. La foresta si estende dalle pendici dei monti fino ad oltre 2.000 metri di altezza.

 

Udzungwa è meta di safari, bridwatching (oltre 400 le specie di uccelli presenti) e semplice escursionismo, contando su una eccellente rete di sentieri. Sei specie di primati possono essere osservati nel parco. Fra questi, il colobo rosso di Iringa e il mangabay crestato di Sanje, una “specialità” che non si trova in nessun’altra parte del mondo.


Il legame con l’Udzungwa Ecological Monitoring Centre 

Il valore scientifico della serra trae la sua forza dal legame con il programma di ricerca, monitoraggio e conservazione che il museo svolge nell’area dell’Easter Arch da oltre vent’anni, grazie alla stazione di ricerca e monitoraggio (UEMC), istituita dal MUSE con il Parco Nazionale dei Monti Udzungwa nel 2006, che ne rappresenta il fulcro operativo.

 

"Le foreste tropicali sono emblematiche, essendo il bioma più ricco di biodiversità al mondo ma anche quello più eroso e minacciato" F. Rovero

“La perdita di biodiversità è uno dei fenomeni più drammatici dell’attuale crisi ambientale, e in questo contesto le foreste tropicali sono emblematiche, essendo il bioma più ricco di biodiversità al mondo ma anche quello più eroso e minacciato - afferma Francesco Rovero, direttore dell’ufficio ricerca del MUSE-. Con il nostro programma, che oggi compie vent’anni, abbiamo raggiunto l’importante obiettivo di posizionare queste montagne tra i luoghi di spicco al mondo per la conservazione della biodiversità e per la sperimentazione di buone pratiche che integrano ricerca, formazione e coinvolgimento delle comunità”.