Charles Dubouloz in arrampicata lungo la parete Ovest/Nord Ovest del Pic du Midi d'Osseau © IG Charles DuboulozDopo aver ripetuto lo scorso dicembre la rara solitaria invernale di Divine Providence al Grand Pilier d'Angle e, in cordata con Antoine Bouqueret, la Diretta Gamma alla Barre des Écrins, l'alpinista francese Charles Dubouloz ha portato a termine negli scorsi giorni la sua trilogia invernale con un altro sensazionale exploit solitario, stavolta nei Pirenei. A capitolare sotto le sue piccozze è stata la selvaggia parete Ovest/Nord Ovest del Pic du Midi d'Ossau, dopo due giorni di “lotta feroce”, stando a quanto dichiarato in un post pubblicato sui social dall'alpinista stesso.
La fine di un viaggio controcorrente
Quest'ultima salita altro non è che la tappa finale di un viaggio davvero notevole, completato da Dubouloz seguendo una visione piuttosto anticonvenzionale di alpinismo. Quantomeno per l'epoca in cui viviamo, spesso focalizzata sulla performance fine a se stessa. Charles Dubouloz aveva invece dichiarato a inizio stagione di voler “trascorrere l'intero inverno all'aperto, raggiungendo in bicicletta le tre pareti che ho intenzione di arrampicare”. Mentre le generazioni precedenti erano concentrate sulla salita delle tre più grandi pareti Nord delle Alpi - Cervino, Eiger, Grandes Jorasses - Dubouloz ha voluto in qualche modo ridefinire il concetto stesso di trilogia, individuando tre massicci - Monte Bianco, Écrins e Pirenei - da scalare esclusivamente by fair means, ovvero da solo e adattando i propri obiettivi alle condizioni meteorologiche e ambientali che avrebbe via via incontrato. Partito dalla sua casa ad Annecy il 7 dicembre scorso, Dubouloz si prepara ora a rientrarvi, portando con sé un bottino inatteso.
Charles Dubouloz in cima al Pic du Midi d'Ossau © IG Charles DuboulozSì, perché se su Divine Providence, nonostante la fatica di sei giorni trascorsi in parete, tutto era andato come previsto, già sugli Écrins aveva dovuto adeguarsi all'impossibilità di portare avanti una salita in solitaria lungo il Pic Sans Nom o l'Ailefroide a causa della sovrabbondanza di neve, optando dunque per la Barre des Écrins e affrontandone la parete Sud Est in cordata con l'amico Bouqueret. Il risultato? La probabile prima invernale della via Diretta Gamma, aperta nel 1992 da Michele Frigerio, Eugenio Manni, Riccardo Milani e Manuele Panzeri.
L'exploit sul Pic du Midi d'Ossau
A questa importante ripetizione sono seguite alcune giornate di transfer sui pedali per raggiungere i Pirenei e oltre quaranta giorni di attesa affinché una adeguata finestra consentisse il tentativo alla selvaggia parete Ovest/Nord Ovest del Pic du Midi d'Ossau. Dubouloz ha iniziato la sua salita il 25 febbraio, ma, dopo circa 300 metri di parete, il suo zaino è caduto nel vuoto, insieme a tutto il materiale che conteneva. “Non mi era rimasto più niente. Ero completamente nudo” scrive, “Ho esitato a continuare. Non ero nemmeno a metà parete e c'erano ancora molti tiri da fare. Ma volevo davvero completare questo progetto: ero pronto a tutto, quindi ho deciso di andare avanti. Sapevo che il seguito sarebbe stata soltanto una questione di pura e semplice determinazione”.
Dopo un bivacco estremo, il 26 febbraio Dubouloz ha proseguito verso la vetta, che ha raggiunto sul finire della giornata, assettato ed esausto. “Ho dato così tanto per completare questo progetto” prosegue l'alpinista francese, cui lo attende ora un lungo viaggio su due ruote, durante il quale poter processare l'incredibile inverno appena trascorso.