Altro che mascotte! L'ermellino è un vero atleta olimpico

Calato il sipario sulla prima fase di Milano-Cortina 2026 e in attesa dell’apertura dei Giochi Paralimpici Invernali, scopriamo le caratteristiche di un animale tanto celebrato, quanto poco conosciuto
Ermellino con il manto estivo © Lorenzo Comunian

I Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali sono un evento di rilievo mondiale, che accende passioni e animi sotto riflettori con ben pochi competitors in termini di visibilità mediatica. Al di sopra di tutto, e con la consueta leggerezza che da sempre compete loro, si sono messe in mostra le mascotte dei Giochi Olimpici Invernali, figure che non raramente si fissano nella nostra mente più dei nomi degli atleti vincitori. In questa edizione è toccato a Tina e Milo, due ermellini che rispettivamente simboleggiano le gare olimpiche e quelle paralimpiche. Due nomi che vanno a richiamare, con la loro assonanza, le località principali, ossia Cortina e Milano. La bozza dei disegni dei due simpatici personaggi è stata creata dagli studenti dell'Istituto Comprensivo Costantino Mustari di Catanzaro e successivamente modificata da professionisti che li hanno fatti divenire come ora noi li vediamo. La genialità sta nel fatto che si è riusciti a simboleggiare la diversità con un unico animale in due vesti diverse.

 

Prestazioni da atleta

Lasciata da parte la sempre apprezzata valenza simbolica, proviamo a capire se l’ermellino (Mustela erminea) si merita per davvero di rappresentare l’immagine di quella competizione sportiva che dall’antica Grecia è arrivata fino a noi, di quell’incontro fra esseri umani che nella storia è stato capace addirittura di mettere in pausa le guerre.

Se provassimo a osservarlo con gli occhi innocenti di un bambino ne uscirebbe l’immagine di un animale decisamente simpatico, sempre saltellante e atletico, con lo sguardo vispo e sveglio. 

Ma siamo proprio sicuri che sia così? Se provassimo a soffermarci sul “saltellante e atletico” ci accorgeremmo subito di trovarci di fronte per davvero a un animale olimpico, uno che i record li batte, anche se non proprio per svago, ma per sopravvivere. Nell’immaginario comune i super predatori sono le tigri e i leoni, in realtà sovente questi grossi felini fanno cilecca, cosa che raramente capita all’ermellino che ha una probabilità nel successo della caccia notevolmente più elevato. Tutto ciò non è casuale, anzi ci riporta al confronto con le prestazioni dei migliori agonisti: è velocissimo nello scatto breve, è resistente nell’inseguimento, sa saltare molto bene, ha i tempi giusti. Questa polivalenza non termina certo qui, finisce letteralmente “sotto terra”, con il nostro eroe che riesce quasi a cambiare forma e ad entrare nei cunicoli delle tane di topi e arvicole, il suo cibo preferito.

Tina e Milo, i due ermellini mascotte dei giochi paralimpici e olimpici

 

Gioca anche in difesa

L’ermellino è un animaletto relativamente piccolo - 40 cm di lunghezza massima di cui quasi metà spettano alla coda- e leggero, pesando al massimo 400 grammi. Quindi è potenzialmente un buon bocconcino per molti altri mammiferi e uccelli di stazza maggiore. Eppure sembra che nessuno si prenda la briga di disturbarlo, perché? Perché è un Mustelide, “cugino” stretto della puzzola, parente con cui condivide le ghiandole odorifere, azionate nel momento del pericolo. Chi scrive ben si ricorda, dopo oltre 20 anni, quel pizzicore in gola e quell’odore nauseabondo che ti si fissa in testa e che ritorna a farsi vivo al solo pensare la parola “ermellino”. Un deterrente quasi infallibile, l’ennesima prova di come l’evoluzione abbia compiuto un gran lavoro sul corpo di questo animale che frequenta le nostre montagne. Spesso la realtà viene enfatizzata, tanto che, in alcune aree della Valtellina, si raccontava che fosse così velenoso da potere uccidere con un solo morso le vacche al pascolo.

 

Buono per tutte le stagioni

Torniamo alle mascotte. Milo è marrone, Tina è bianca. Come mai? No, non è un errore, bensì la rappresentazione di un altro dei super poteri dell’ermellino. Cambia colore? Non proprio, ma cambia pelo, mostrando un manto marrone nella stagione estiva ed esibendone uno di bianco in inverno… ma sempre con la punta della coda nera! Ecco quindi che il “mantello dell’invisibilità” può essere indossato sia d’estate, quando si muove fra i sassi o i muretti esterni dei rifugi in quota, che d’inverno, quando la neve ammanta i suoi ambienti di caccia.

Ermellino con il manto invernale @ Alexander Ratov – Pixabay