Perego, Mellano, Acquistapace, Airoldi e Solina in vetta all’Eiger © archivio Aste
Foto di gruppo all’arrivo alla stazione dopo l'impresa © archivio Franco Solina
Grindelwald: Armando Aste (al centro) alla base dell'Eiger © copyright Archivio Aste
La nord dell'Eiger © T. Huber
Nelle precedenti due uscite di Pagine verticali, abbiamo riportato di come l'arrampicata sia entrata nella vita di Tommy Caldwell, quindi dell'amore per la montagna di Giovanni Segantini. Oggi torniamo invece a parlare di scalata e di una avventura particolarmente rilevante per il nostro alpinismo. Il libro si intitola Due cordate per una parete, dall'ottima penna di Giovanni Capra (ed. Corbaccio) e racconta la prima italiana sulla famigerata nordwand dell'Eiger.
Una storia tormentata
È il 1962 e al tempo i nostri rocciatori hanno già pagato un terribile tributo alla parete forse più temuta dell'intero arco alpino. Nel 1937, sull'Eiger sono morti i vicentini Mario Menti e Bortolo Sandri, nel 1957 ancora una tragedia: in una nuova ascesa che prende una piega drammatica, Claudio Corti viene salvato, ma muore Stefano Longhi.
A 24 anni di distanza dalla prima salita di Harrer, Heckmair, Kasparek e Vörg, ben sei italiani riescono tuttavia a scalare l'Eiger e a tornare a casa dai propri affetti dopo avere conquistato la cima. Tale abbondanza di alpinisti in vetta è però il risultato non di una pianificazione, quanto di una possibile rivalità diventata alleanza. Armando Aste, Franco Solina e Pierlorenzo Acquistapace incontrano infatti sotto il “secondo nevaio” Romano Perego, Andrea Mellano e Gildo Airoldi. Dopo essersi scrutati, decidono di salire insieme, dando vita a una bellissima storia di fratellanza alpinistica.
Momenti di studio
“In realtà, su qualsiasi parete e ancor più sul misto e su roccia friabile, gli scalatori legati alla stessa corda non amano avere altri sotto e, ancor meno, sopra di sé. Tanto è salda l'intesa con i propri compagni di cordata, tanto è sgradito l'incontro fortuito con eventuali nuovi concorrenti.
Armando Aste davanti a Romano Perego andò con la mente al film sul McKinley visto a Trento: sapeva di trovarsi davanti a uno specialista del ghiaccio, della roccia e di ascensioni dove alla difficoltà della salita si assommava l'asprezza delle condizioni ambientali. Romano e Andrea, davanti a un fuoriclasse della roccia come Aste, avvertirono un'ombra di soggezione. Ci fu ancora un momento di silenzio, breve, ma che a Gildo parve lunghissimo; al sentire i nomi di Aste e Solina si acuì in lui il timore di non essere all'altezza, di sfigurare di fronte a simili pezzi da novanta.
La scena era dunque cambiata. Apparve chiaro a tutti che qualunque decisione avessero preso, la scalata non sarebbe stata più la stessa.
«Com'è lì sopra?» qualcuno gridò dal basso, tanto per rompere quell'istante di silenzio.
«Qui c'è il secondo nevaio. Volete passar su voi?» fu la risposta dall'alto.
Sempre coerente con il suo stile, Aste offriva dunque la precedenza ai nuovi venuti. Ma non ci fu risposta. Ci fu ancora un attimo di titubanza, un silenzio che parve essere breve.
Allora Aste ruppe ogni indugio:
«Sentite, che ne direste di andar su tutti insieme?»
Quelli in basso si scambiarono un'occhiata di sorpresa cui seguì immediato un cenno d'intesa:
«Per noi va bene, facciamo un'unica cordata, andiamo su insieme».
«Dai, allora venite su che vi aspettiamo!».
«Va bene, veniamo!».
Dietro il Canèla che si riunì ai suoi due compagni salì anche la seconda cordata".
Abbiamo riportato il momento cruciale non tanto per il dialogo in sé, ma perché, alla luce delle parole usate, nella loro semplicità e immediatezza, è facile cogliere la tempra di uomini dal carattere forte ma umile, capaci di pesare il reale valore dei compagni. Sembra quasi di percepire i silenzi stessi, importanti quanto il detto, gli sguardi che si incrociano nel gelo fisico della parete. La magia dell'alpinismo sta anche nel mettere a nudo le situazioni, obbligando le persone a uscire dal proprio ruolo per mostrarsi nella loro essenza. La scalata renderà poi merito alle due cordate, premiando questo momento di reale incontro con la prima salita tutta italiana dell'ambitissima Nord dell'Eiger.