Un soccorso che scalda il cuore: salvato un puledro di una settimana

L'intervento a Rapallo: i Vigili del Fuoco hanno recuperato il piccolo, bloccato in una zona impervia e abbandonato dalla mandria di cavalli selvatici

 

In queste settimane in cui la montagna ha consegnato cronache dure, purtroppo spesso segnate da tragedie, da Rapallo arriva la notizia di un soccorso che strappa un sorriso e aiuta ad alleggerire la tensione. Nel tardo pomeriggio di martedì, i Vigili del Fuoco della compagnia locale hanno tratto in salvo un puledro selvatico che era caduto in un groviglio di rovi in località Cornua, sulle alture tra Rapallo e Sori, in provincia di Genova.


Un soccorso non semplice

Per raggiungerlo, i Vigili del Fuoco del distaccamento di Rapallo si sono assicurati e poi calati con delle corde in una zona particolarmente scoscesa. Una volta accanto al puledro, di appena una settimana di vita, i soccorritori gli hanno immobilizzato le zampe con delle funi e gli hanno coperto gli occhi e il muso per tranquillizzarlo durante le operazioni di recupero. Una pratica comune durante i salvataggi di animali selvatici, particolarmente sensibili agli stimoli e impauriti da questo tipo di eventi.


Operazione di successo

Dopo aver districato il piccolo cavallo dai rovi, i soccorritori lo hanno riportato su strada e hanno iniziato a cercare la mandria che, nel frattempo, si era allontanata. Il puledro è stato quindi visitato da un veterinario e affidato a un maneggio dove è attualmente accudito. Nel frattempo, una pagina gestita da appartenenti ai Vigili del Fuoco del Comando provinciale di Genova ha riferito che si è interessata al caso del piccolo cavallo anche l’ASL, l’Azienda sanitaria locale, che sta decidendo come procedere.

Secondo quanto appreso successivamente, il puledro è stato affidato all'azienda agricola La Ghiandaia di Rezzoaglio gestita da Giorgia Segreto, la moglie del Vigile del Fuoco che ha estratto “Spina” dai pruni. “L'abbiamo chiamata cosaì perché era finita tra i rovi”, ha dichiarato al Secolo XIX Mattia Ferretti, che ha aggiunto: “Beve il latte dei cuccioli ogni ora ed è sotto costante controllo veterinario. La scorsa notte non abbiamo dormito per accudirla”. Il perché la madre abbia abbandonato Spina, però, non è chiaro: “Una madre non abbandona il proprio cucciolo, per di più in difficoltà. Non si esclude che sia successo qualcosa”, ha concluso Ferretti. Spina apparteneva al gruppo di cavalli selvatici del Monte Fasce, conosciuti per popolare le alture attorno a Genova in mandrie di cavalli domestici abbandonati e poi inselvatichiti.


La capretta bloccata e salvata dal Soccorso Alpino e Speleologico

Questo soccorso fa tornare in mente le immagini della capretta bloccata e tratta in salvo lo scorso giugno dal Soccorso Alpino e Speleologico sul Monte Roen, in Alto Adige. Anche in quel caso, la soccorritrice si era caricata sulle spalle il piccolo animale bloccato da giorni su una spiaggetta sassosa, col rischio che cadesse da un momento all’altro nel corso del fiume. Per risalire le pareti della forra, aiutata da un paranco azionato da altri tecnici, aveva tranquillizzato la capretta, sistemandola nello zaino e portandola infine al sicuro. 

 

Mai avvicinare i selvatici

Anche in questo caso, come per il puledro, vale la pena ricordare che le operazioni sono state svolte da personale altamente qualificato, in grado di risolvere una situazione non semplice, ma soprattutto capaci di operare senza mettere in pericolo in prima istanza loro stessi. Si sconsiglia assolutamente ai normali escursionisti di improvvisarsi soccorritori. Il rischio è per primo quello di ritrovarsi in difficoltà, ma, anche quando non ci fossero condizioni ambientali difficili - per esempio nel caso dei piccoli di capriolo- anche di rendere l'animale soccorso “sospetto”. Le madri infatti potrebbero spaventarsi nel sentire l'odore degli umani addosso al piccolo e non accoglierlo più.