La fessura Kosterlitz negli anni Ottanta © Ugo Manera
Mike Kosterlitz
Il 31 marzo 1973 lo scozzese Mike Kosterlitz apre la via del Pesce d’aprile in Valle Orco.
“Eravamo affascinati e intontiti dall’arrampicata californiana, anche se nessuno era mai stato nella valle di Yosemite. Tutto è nato dal mito”. E. Camanni
Non è un grande itinerario, ma segna una svolta nell’arrampicata. La scalata delle fessure l’hanno importata gli anglosassoni come Kosterlitz. Noi le vedevamo e basta, affascinati e intontiti dall’arrampicata californiana, anche se nessuno era mai stato nella valle di Yosemite. Tutto è nato dal mito. Nell’autunno del 1972 Gian Piero Motti scopre, corteggia e sale con Manera e altri la parete del Caporal, il piccolo Capitan della Valle Orco: "Ai piedi si estende la foresta – scrive Motti – e sopra, usciti dal verticale delle rocce, ti accoglie il pianeggiante altopiano. Ma quando sei impegnato in parete vivi lo stesso ‘istante’ che potresti vivere sul Petit Dru o sulla Civetta. È lo spirito dell’alpinismo californiano. Lo scopo non è raggiungere la vetta, e nemmeno affermare se stessi. L’arrampicata è un mezzo per vivere sensazioni più
profonde".
"Lo scopo non è raggiungere la vetta, e nemmeno affermare se stessi. L’arrampicata è un mezzo per vivere sensazioni più
profonde". Gian Piero Motti
La scoperta dei nuts
Lanciata la prima pietra, manca una prova tangibile del nuovo corso: il label dell’innovazione. Arriva appunto con Mike Kosterlitz, ricercatore al Politecnico di Torino, che nel marzo del 1973 sale il diedro centrale della Torre di Aimonin senza usare un solo chiodo. I piemontesi al seguito restano sgomenti, rondini senza ali, finché Kosterlitz mostra loro dei misteriosi blocchetti metallici chiamati nuts, noccioline, che s’incastrano dolci nelle fessure senza far male alla roccia.
La fessura Kosterlitz
Le noccioline sono come le mani di Mike, che nel 1970 ha sbalordito i compagni scalando la fessura del sasso spaccato sopra i tornanti di Ceresole Reale. Sette metri
impossibili per chi era nato da questa parte della Manica. Per gli otto anni seguenti gli imitatori di Mike si vanno a scornare sulla crepa verticale che sembra nascere dall’erba, ma nessuno riesce a superare i primi centimetri, i più difficili. Le mani e le ambizioni dei ragazzi del Nuovo Mattino scivolano senza pace dalle labbra della fessura Kosterlitz, mentre il mito di Mike s’ingigantisce. Ed è un paradosso, perché lui rifiuta i miti ed è appunto ignorandoli che riesce a salire.
Molti anni dopo vincerà il Nobel per la Fisica.