Praforte, il paese evacuato dalla Guerra Fredda

Nel cuore delle Prealpi Friulane, Praforte è un borgo fantasma che non è stato cancellato da un sisma naturale, ma da una decisione politica e militare. Un’evacuazione forzata, mascherata da fragilità idrogeologica, che racconta una pagina poco nota della storia recente del Friuli. Un’escursione del Comitato Scientifico della Società Alpina Friulana riporta alla luce memoria, territorio e responsabilità.
 

Praforte sorge a quota 450 metri, adagiato sul versante meridionale del monte Cjaurlèc, in una posizione favorevole per esposizione e risorse idriche. Edifici in pietra, una chiesetta, un piccolo cimitero defilato: un borgo come tanti, segnato dallo spopolamento che nella seconda metà del Novecento ha svuotato intere aree collinari e montane del Friuli Venezia Giulia.

Ma a Praforte l’abbandono non è stato solo il risultato dell’emigrazione verso una vita meno dura. La sua fine è stata decretata da ordinanze di sgombero che, appellandosi a un presunto rischio franoso, hanno imposto l’evacuazione degli abitanti. Fragilità del territorio? In realtà, tutt’altra storia.

Alle spalle del borgo, il monte Cjaurlèc ospitava uno dei più importanti poligoni di tiro del Paese. Un’eredità della Guerra Fredda che ha trasformato queste montagne in un’infrastruttura militare strategica, con caserme, polveriere, campi di addestramento e artiglieria pesante. Praforte non ricadeva formalmente all’interno del poligono, ma si trovava lungo la linea di tiro. Una posizione scomoda, resa ancor più critica da una serie di incidenti che, nel tempo, avevano coinvolto edifici, animali e persone anche nei paesi limitrofi.

Le proteste della popolazione e la difficoltà di conciliare la presenza civile con le esigenze militari portarono alla soluzione più drastica. Con la complicità di un fenomeno franoso mai realmente documentato nei registri ufficiali, le autorità sancirono la fine della borgata. Un’evacuazione preventiva che resta un caso quasi unico nel panorama nazionale e che, di fatto, ha prodotto un terremoto senza scosse: persone costrette ad abbandonare case, attività agricole e pascoli, spesso senza una reale alternativa immediata.

Le pratiche di esproprio si conclusero all’inizio degli anni Settanta, ma Praforte era già stata svuotata nel decennio precedente. Alcuni abitanti resistettero fino all’intervento delle forze dell’ordine. Le stalle e le casere, un tempo fulcro della vita agro-pastorale, vennero trasformate in bersagli per l’artiglieria. Il monte, segnato da crateri e incendi ricorrenti, divenne un paesaggio di addestramento bellico.

Oggi il poligono non esiste più. Il bosco ha riconquistato pascoli e ruderi, la fauna è tornata a frequentare questi versanti e la natura ha ricucito, almeno in parte, le ferite inferte dall’uomo. Ma la storia di Praforte resta impressa nel territorio, come monito e come memoria.

Domenica 1 febbraio, il Comitato Scientifico della Società Alpina Friulana propone un’escursione naturalistico-culturale a Castelnovo del Friuli per ripercorrere questa vicenda. Un cammino tra sentieri CAI, pascoli abbandonati e strade militari dismesse, arricchito dalle testimonianze di chi quell’evacuazione l’ha vissuta in prima persona e dal lavoro di associazioni impegnate nella tutela e nella valorizzazione della memoria locale.