Sasso Preuss, il boulder nascosto di Courmayeur

Il masso, arrampicato dal celebre alpinista e colleghi del calibro di Bonatti, Gervasutti e Boccalatte, è stato inglobato in una struttura residenziale. Miglior sorte è toccata al masso Kosterlitz, in Valle dell'Orco
Il Sasso Preuss oggi © Filip Babicz

Un masso erratico dalle linee promettenti, il nome dell'arrampicatore austriaco più forte d'inizio Novecento e una colata impietosa di terra e cemento. La storia del Sasso Preuss - o Prois, ma del divertente refuso vi spiegheremo più avanti nell'articolo - potrebbe essere riassunta in queste poche righe. Eppure merita un migliore approfondimento. Così come avrebbe forse meritato, a suo tempo, miglior sorte.

Paul Preuss, improbabile boulderista

Siamo nel 1912 e Paul Preuss, allora ventiseienne, si trovava a Courmayeur per portare a termine alcuni progetti. Ormai una leggenda in Dolomiti e nei Kaisergebirge, Preuss stava esplorando da qualche mese anche le Alpi occidentali, avventurandovisi con discreto successo. Basti pensare come uno degli obiettivi dichiarati della sua ultima stagione, l'estate 1913, fosse nientemeno che l'Integralissima di Peuterey: un concatenamento della cresta di Peuterey nella sua interezza, all'epoca vergine in quasi tutti i tratti. Non vi riuscì, e la storia dell'alpinismo avrebbe dovuto aspettare oltre mezzo secolo per vedere ultimato questo progetto da una cordata tedesca (Gottlieb Braun-Elwert e Rudi Kirmeier, nel 1973). Ma in quei due anni Preuss compì ugualmente molte ascensioni notevoli, fra cui la prima salita del Pic Gamba, la cresta ovest della Punta Innominata e la cresta sud est dell'Aiguille Blanche de Peuterey.

Filip Babicz sulla linea Campanile Basso Direct (6C+) al Sasso Preuss, nel 2014 © Filip Babicz

Durante quelle estati passate sul Bianco, nei giorni che trascorreva a valle, Preuss trovò anche modo di affinare il gesto tecnico su un terreno di gioco improbabile: un masso erratico abbandonato dal fato nei prati de La Saxe. Un sasso che la fama postuma del fuoriclasse austriaco avrebbe ribattezzato proprio con il suo nome.

Il Sasso Preuss negli anni successivi

Per gli alpinisti che transitavano da Courmayeur, nei decenni seguenti, il Sasso Preuss divenne ben presto tappa obbligata. Ad allenarvisi, seguendo linee ancora aleatorie, personaggi del calibro di Giusto Gervasutti, Gabriele Boccalatte e Walter Bonatti. Con il nuovo millennio, mentre la zona iniziava ad essere abbondantemente edificata, vi fu anche chi pensò di svilupparvi degli itinerari ufficiali, capaci di richiamare gli appassionati boulderisti. Nel 2014, infatti, l'alpinista italo-polacco Filip Babicz, che allora risiedeva a Courmayeur da dieci anni, vi tracciò ben 26 linee.

Il Sasso Preuss nel 2015, durante le operazioni di interramento © Filip Babicz

Eppure, un passato importante e un futuro tutto da scrivere non furono sufficienti a salvare il Sasso Preuss da un'ingloriosa fine. Nel biennio 2015-2016, infatti, il masso fu inglobato nel progetto di costruzione di una nuova struttura abitativa, semisepolto nella terra dell'antistante parcheggio. Il complesso residenziale decise tuttavia di assumerne il nome, forse per tributarne l'importanza prima di seppellirlo nell'oblio. Un tributo dolceamaro per chi, oggi, quel nome lo legge: residenza Maisons Prois, dove un errore grammaticale diventa beffa imperitura.

Una vicenda parallela, ma a lieto fine

Spostandoci dal massiccio del Monte Bianco a quello del Gran Paradiso, troviamo una storia del tutto simile ma con un finale diverso. Il Masso Kosterlitz, in Valle dell'Orco, fu scoperto nel 1972 dall'omonimo Mike, studioso di fisica ed eccellente arrampicatore. All'inizio degli anni Settanta, Kosterlitz era di stanza a Torino come ricercatore e bazzicava le fila delle altrettanto eccellenti leve del Nuovo Mattino piemontese. Quel giorno, più precisamente, si trovava in Valle dell'Orco in compagnia di Gian Piero Motti e Gian Carlo Grassi quando individuò un enorme masso caratterizzato da una curiosa spaccatura al suo centro, da allora rinominata Fessura Kosterlitz: autentico pane, per i denti di un maestro dell'incastro come lui.

La Fessura Kosterlitz negli anni Ottanta © Ugo Manera

Il blocco - reo dunque di aver ospitato la salita antesignana del boulder italiano, oltre che svariate altre linee dagli anni Ottanta in poi - finì per essere minacciato a metà anni Novanta dal progetto di costruzione di una galleria, necessaria per collegare gli abitati di Noasca e Ceresole Reale, comune dove l'ormai celebre boulder si trova. Stampa e climbers però si mobilitarono coralmente e Anas fu costretta a modificare il progetto, che andò soltanto a lambire il masso, senza doverlo far esplodere, come previsto inizialmente. Un virtuoso esempio di come l'attivarsi della comunità alpinistica possa riuscire non soltanto a salvare un patrimonio importante per la storia dell'arrampicata, ma anche a fare in modo che esso venga riconosciuto trasversalmente, pure da chi, di quel valore, non ne aveva contezza. E così, nel 2018, il comune di Ceresole Reale conferì proprio a Mike Kosterlitz, già Premio Nobel per la fisica due anni prima, la cittadinanza onoraria.

C'è ancora speranza per il Sasso Preuss?

Come sempre accade in queste circostanze, la parola fine non è ancora stata scritta. La terra, in fondo, può ancora essere tolta da pochi colpi di ruspa e la vicenda del Masso Kosterlitz insegna che per salvare il Sasso Preuss dal destino beffardo nel quale è caduto servirebbero di fatto soltanto due elementi, uno correlato all'altro: la sinergia della comunità alpinistica, autoctona e non, capace di attivare un ascolto lungimirante da parte dell'amministrazione locale