Tracce: un laboratorio per narrare il rapporto tra le donne e il selvatico

Dal 6 marzo, ogni venerdì sera a Larido, Federica Mattarei e Anna Sustersic terranno un laboratorio di scrittura creativa rivolto alle donne. L'obiettivo è esplorare il rapporto con il selvatico e liberare l'immaginario, facendo emergere nodi problematici e desideri

 

“Quando l'essere umano capisce che è libero di immaginare, non si lascia sfuggire l'occasione” Federica Mattarei

 

“Quando l'essere umano capisce che è libero di immaginare, non si lascia sfuggire l'occasione”. Si presenta così Tracce, il laboratorio di scrittura creativa che si terrà a Larido, un comune della provincia di Trento immerso nelle Dolomiti, pensato e realizzato dalla psicoterapeuta Federica Mattarei e dalla divulgatrice scientifica Anna Sustersic, che si occupa di coesistenza uomo/natura. L'appuntamento è il venerdì sera, dalle 20.00 alle 22.00, a partire dal 6 marzo per cinque settimane in una sala del teatro. È gratuito e rivolto a tutte le donne a partire dai 15 anni, anche a chi non ha mai scritto niente. Sono però necessarie voglia di raccontarsi e di mettersi in gioco. Lo scopo è indagare il loro rapporto con la natura e il selvatico. 

Il laboratorio è promosso da Associazione MAGMA – organizzazione trentina di psicologi costruttivisti di cui Federica Mattarei è presidente – PAMS Foundation – no-profit per la conservazione della natura, presieduta da Anna Sustersic – Ecomuseo della Judicaria, Biblioteca delle Giudicarie Esteriori, Fondazione Caritro – Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto – e con il supporto del Comune del Bleggio Superiore, di cui Larido è frazione. Abbiamo raggiunto la psicoterapeuta per approfondire meglio la fase laboratoriale. 

Un laboratorio anche per “contaminarsi”

La prima ora sarà condotta da Mattarei: “Proporrò alcune riflessioni che aiutino le donne a ragionare su cosa rappresenta per loro il selvatico, così da arrivare al cuore di cosa è importante per loro raccontare e perché”. La seconda parte sarà guidata da Sustersic, che proporrà esercizi di scrittura per mettere insieme una vera e propria trama. Al termine del laboratorio, alcuni racconti verranno illustrati da Maria Giulia Colasce, illustratrice professionista. 

Non sarà una didattica frontale: nessuna cattedra da cui insegnare, ma interazione, ascolto, discussione, condivisione: "è un'esperienza che facciamo insieme. Ci auguriamo che le partecipanti facciano osservazioni e si riescano a contaminare a vicenda".

Il rapporto con il selvatico

Il progetto nasce sulla scorta dei laboratori svolti durante il festival Coesistenza, una iniziativa di PAMS Foundation dedicata alla coesistenza tra l'uomo e il selvatico: "Affrontavamo la paura dei grandi carnivori e in generale del selvatico. Emergeva un'enorme sofferenza sia delle persone vicine ai territori dove vivono questi animali, sia di chi lotta affinché la coesistenza sia preservata. E le persone si comprendevano e si scoprivano simili". 

Nei laboratori di Larido, invece, si parlerà del rapporto con il selvatico in senso più ampio: "Ci interessa partire dall'esperienza delle donne: vogliamo che si raccontino e raccontino il loro rapporto con il selvatico". 

Le narrazioni delle donne

La Sustersic ha deciso di rivolgere il laboratorio solo alle donne. La Mattarei precisa: "Mi raccontava che sul tema si ascoltano principalmente voci maschili, ad esempio cacciatori o avicoltori. Ma le donne sono più presenti nella vita della comunità: parlano con i figli, con gli uomini che lavorano nel bosco o in campagna; intrattengono relazioni con tutta la collettività. Noi vogliamo dare voce ad una componente sociale che solitamente non viene ascoltata e che, dato il suo ruolo, può avere una visione d'insieme". 

Non si tratta solo di fare un laboratorio, ma anche di proporre una prospettiva: "È un tema culturale in quest'epoca: smantellare la dicotomia uomo-natura e concentrarci su una convivenza con una natura non assoggettata a logiche umane. Per farlo, dobbiamo partire dalla vita concreta delle persone, capire se ci sono dei nodi problematici nella loro relazione con la natura, ma anche desideri inespressi". 

Desideri che, se rivelati, potrebbero creare nuovi approcci: "Se scoprissimo che il rapporto con il selvatico non le soddisfa, potremmo iniziare a considerare la natura in base a quello che desiderano. Oggi la loro narrazione è giudicata, bistrattata a uso scandalistico. Ma potrebbe essere la scintilla di un nuovo modo di guardare il selvatico". 

Liberare l'immaginario

L'operazione non è facile: "Ecco perché c'è una psicoterapeuta. Il mio ruolo è liberare il più possibile l'immaginario delle donne. Far emergere i loro desideri e allontanarle dall'idea che le cose vanno in un certo modo perché è sempre stato così". Non sarà però una terapia di gruppo. Mattarei infatti precisa: "Il mio appoggio non è per aggiustare un dolore, ma per far emancipare l'immaginario delle partecipanti. Quando l'essere umano capisce che è libero di immaginare, non si lascia sfuggire l'occasione". 

Un luogo non vale l'altro

Si tratta di un progetto pilota, che vede per la prima volta la collaborazione di Mattarei e Sustersic al di fuori del festival Coesistenza. Hanno scelto Larido perchè "Nel comune di Bleggio Superiore sono stati coraggiosi. Abbiamo proposto il progetto in vari territori, e sono stati tutti molto entusiasti perché il tema è scottante. Ma nessuno ha voluto iniziare. Fa un po' paura dare voce ai territori su questo argomento". Un esperimento, quindi, anche per capire se da qui ai prossimi anni farà ancora paura parlare del rapporto uomo/natura.

La posizione geografica non è, a sua volta, un tema da sottovalutare. È infatti possibile che le narrazioni cambino a seconda che il laboratorio si proponga sulle Alpi o sugli Appennini, in città o in campagna. "È una delle ragioni per cui abbiamo proposto il laboratorio in un territorio specifico come Larido e non a Trento. Se l'esperimento andrà bene, lo riproporremo in territori diversi per far emergere le differenti narrazioni".

Divulgazione e ricerca

Durante il laboratorio ci saranno anche tre serate di carattere divulgativo aperte al pubblico, con esperti del MUSE Museo delle Scienze di Trento – e tecnici dell'Associazione Cacciatori Trentini – che risponderanno alle domande dei partecipanti. "Non diamo per scontato che le informazioni di cui ha bisogno il territorio siamo quelle che pensano gli esperti. Vorremmo che emergesse il vero bisogno della popolazione, e mettere gli strumenti degli esperti al suo servizio".

Il laboratorio vuole dare libero spazio alla creatività, ma ha anche un fine scientifico: ci sarà infatti una tirocinante della facoltà di Scienze Cognitive dell'Università di Trento che farà interviste mirate alle partecipanti che saranno disponibili. Conclude la Mattarei: "Condurremo una ricerca scientifica sul fenomeno della coesistenza: non sottoporremo un questionario, ma ascolteremo le narrazioni delle donne, le loro costruzioni dell'immaginario, e a partire da questo faremo delle pubblicazioni".