Stop al piombo nelle munizioni, ma l'acciaio risolverà il problema?

L'Europa concede 7 anni per l'addio al piombo nei pallini. Federcaccia affronta con realismo il bando, ma le alternative al momento lasciano aperti interrogativi. Il CAI, con Mario Vaccarella, sottolinea i rischi ambientali e sanitari già certificati da Ispra e allarga il discorso all'opportunità della pratica venatoria

 

Sette anni di tempo per dire addio al piombo nelle cartucce da caccia: è questo il tempo di transizione concesso a cacciatori e industria dal nuovo divieto europeo, un periodo che costringerà nel frattempo a passare a un nuovo munizionamento, dopo decenni di pallini al piombo. L'inquinamento che ne deriva è da tempo certificato anche in Italia da Ispra, che già nel 2012 aveva redatto un rapporto molto chiaro in merito. Il bando va quindi finalmente nella direzione tracciata dall'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale e da diverse associazioni a tutela dell'ambiente, anche se la normativa europea, nella sua forma definitiva, ha ampliato di ben 4 anni il tempo concesso, rispetto alla precedente proposta. 

Mario Vaccarella, componente aggiuntivo del comitato direttivo centrale del CAI con delega all'ambiente, sottolinea la forte contrarietà del sodalizio all'utilizzo del piombo, tanto per ragioni sanitarie che ambientali. “L’Italia in questi anni dovrà adeguarsi in base al divieto europeo dei pallini. Come CAI siamo nettamente contrari al loro utilizzo, fonte di contaminazione su più fronti. Inquinamento ambientale e rischio sanitario per le persone che consumano selvaggina”.

Un adeguamento doveroso

Dopo mesi spesi nel tentativo di raggiungere un compromesso tra le parti, il voto dell’europarlamento è stato accolto senza ostruzionismo da Federcaccia, che dice di voler gestire il passaggio “al meglio, accompagnando i cacciatori verso queste nuove realtà”. L’associazione di categoria ribadisce che il piombo “non è la madre di tutti i mali" ma ammette che "rappresenta comunque una problematica”. 

Le problematiche relative all’impiego venatorio del piombo sono state analizzate, per l'Italia, nel rapporto ISPRA n. 158 del 2012. Il documento, redatto dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, ha infatti messo nero su bianco i danni provocati dal metallo pesante, quantificando la massa dei pallini sparati, negli anni antecedenti la pubblicazione, in circa 148 tonnellate di piombo nelle sole zone umide italiane. Il divieto per queste aree è entrato in vigore dal 2023, mentre il recente voto dello scorso 8 ottobre amplia a tutto il territorio europeo l’interdizione.

Le dichiarazioni di CAI e Federcaccia

Per Federcaccia, in ogni caso, la partita europea è chiusa, e l’attenzione si sposta adesso su un’opportuna gestione del passaggio: “Dopo anni, dal 1986 ad oggi, di discussioni, lotte e confronti, prendiamo atto che si è creata una forte maggioranza politica negli stati per l'abolizione dell'uso del piombo. Abbiamo svolto, con la Federazione europea per la caccia (Face) e la conservazione e le associazioni di produttori, un’attività di mitigazione delle divisioni con gli altri attori. Ora, faremo tutto ciò che è opportuno per gestire al meglio questa frase di transizione, affinché l'impatto sia il minore possibile e gestibile da parte dei praticanti dell'attività venatoria”, afferma Massimo Buconi, presidente nazionale della Federazione italiana della caccia. 

Il Club Alpino Italiano tiene però alta la guardia sulle problematiche e amplia il discorso a una considerazione più generale sulla pratica venatoria: “I pallini sono molto pericolosi per chi va in montagna, vista la diffusione più ampia del raggio di azione [rispetto alla caccia a palla, ndr]. La caccia, pur rappresentando una attività arcaica e ancora praticata, utile ad alcune aree del Paese, è tollerata e ammessa da una percentuale bassissima della popolazione italiana e se ci fosse un referendum, sarebbe abolita. L’avversità per le armi in una fase come quella attuale, viste le tante guerre del pianeta, l’amore per gli animali liberi e uccelli, portano le persone a schierarsi contro. Cosa diversa il contenimento faunistico, in alcune zone dove alcune specie prendono il sopravvento e creano danni agli ecosistemi”, ribadisce Vaccarella.

L’impatto del piombo sulla fauna

I divieti all’uso del piombo si susseguono da decenni in più ambiti, e attraversano tutta Europa. La prima nazione a mettere completamente al bando le munizioni realizzate con questo metallo è stata la Danimarca, nel 1996, dopo un percorso di avvicinamento al divieto nazionale iniziato oltre 15 anni prima con alcune misure parziali. Adesso, l’Europa ha deciso di adeguare la sua normativa comunitaria in tal senso. Secondo il report pubblicato da Ispra nel 2012, le stime relative al 2006 prevedevano una dispersione in ambiente di piombo pari a 4.600 tonnellate, mentre paesi come la Spagna ne disperdevano ogni anno circa 6.000 tonnellate, cioè 16,9 chilogrammi di piombo per ogni chilometro quadrato di terreno aperto alla caccia, che scendevano a 800 tonnellate annue nel caso della Danimarca negli anni antecedenti al bando. 

Ciò che è certo, però, sono gli impatti negativi del piombo sulla popolazione e sulla fauna selvatica. Per quanto riguarda l'avifauna, spiega il report Ispra, alcuni esempi riguardano spesso gli uccelli acquatici e granivori che scambiano i pallini di piombo su fondali o terreno per granelli di roccia, indispensabili alla digestione. Una volta inghiottiti, l'ambiente acido dello stomaco discioglie il metallo, provocando saturnismo. Il problema si estende poi ai grandi rapaci come aquila reale e gipeto i quali, nutrendosi delle viscere contaminate dagli ungulati abbattuti dai cacciatori o di prede ferite, subiscono forme di intossicazione. Nello studio condotto da Ispra con il Parco nazionale dello Stelvio, infatti, è emerso che il 60,5% dei visceri di ungulati esaminati conteneva micro-frammenti di piombo. Pur considerando che si tratta di dati non recentissimi, il problema resta all'ordine del giorno.

Un problema non solo di quantità

Ma la tossicità del piombo, secondo Ispra, non risparmia neppure l'uomo. I proiettili tradizionali e i pallini, infatti, si frammentano all'impatto in minuscole schegge, che penetrano nella carne commestibile e risultano invisibili durante la preparazione della cacciagione. Le alte temperature di cottura e l'uso di condimenti acidi, afferma l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, rendono in alcuni casi il piombo facilmente assimilabile dall'organismo umano durante la digestione. Inoltre, per feti, bambini e donne in gravidanza, ricorda l’Istituto, non esiste una soglia minima di sicurezza.

Le munizioni del futuro

Buconi incassa la decisione presa in sede europea con realismo e guarda avanti: “Si è trovata una soluzione di compromesso, e riteniamo che possa consentire di gestire al meglio la questione ”, afferma Buconi. La misura consentirà, probabilmente, lo svuotamento dei magazzini e una transizione più graduale al nuovo munizionamento rispetto a quanto previsto dalla proposta iniziale, con il divieto entrerà in vigore unicamente a partire dal 2033. 

Sul mercato d'altronde sono già disponibili alcune alternative: “Mi riferisco all’acciaio, idoneo sia per quanto riguarda la caccia alla piccola selvaggina che agli anatidi. Gli altri materiali non sono abbordabili, mentre queste nuove munizioni sono utilizzabili praticamente su ogni tipo di fucile - afferma il presidente di Federcaccia -. Con la nuova normativa suppongo che ci sarà un’accelerazione dell’industria. Uno degli elementi più importanti era ottenere una normativa che da mattina a sera non mettesse fuori uso la maggior parte del parco fucili”.

Le incognite dell’acciaio

Con le nuove munizioni in acciaio, in buona parte compatibili sia con le nuove che con le vecchie generazioni di fucili, verrebbe dunque attenuato il problema dell’inquinamento da piombo a uso venatorio, oltretutto a un costo ritenuto contenuto per i cacciatori. Le alternative in bismuto hanno un costo per cartuccia superiore di 4 volte a quelle in acciaio. In rete, le cartucce con pallini in tungsteno superano facilmente i 10 euro a colpo, un costo di 20 volte superiore ai 50 centesimi circa per una cartuccia contenente piombo. La questione, però, rischia di essere un’altra: “Nelle armerie c’è chi sostiene che l’acciaio non abbatte, ma ferisce. Il problema, qui, sarebbe etico, ed è probabile che l’acciaio richiederà delle accortezze nella valutazione delle distanze di tiro e nel tiro utile. L’industria, però, si sta adeguando anche per rendere simili i risultati balistici dei due materiali”, ha concluso il presidente di Federcaccia, confidando nei futuri sviluppi tecnologici.