'Un passo dal cielo', stop alle riprese: il Cadore perde la fortunata serie tv

La Rai ha annunciato che non ci sarà una nona stagione. I fan sono in lacrime, il territorio non potrà contare sul richiamo turistico generato dalla produzione. Un bene per la montagna o un danno per l'economia?

 

La mancanza delle troupe nelle location della serie aveva già fatto intendere quello che è poi stato dichiarato ufficialmente in Rai a inizio luglio e confermato dalla stessa amministrazione cadorina: Un passo dal cielo non avrà una nona stagione. La notizia è emersa con la recente presentazione dei palinsesti Rai: termina così, dopo 15 anni, non solo l'offerta in palinsesto di uno dei prodotti più fortunati dell'emittente di Stato, ma si interrompe anche il flusso economico che, tra spese di realizzazione e indotto - compreso il "turismo da fiction"- aveva garantito prima all'Alto Adige e poi al Cadore una frequentazione slegata dall'attività outdoor di un certo impatto. Che sia un bene o un male è motivo di discussione: i fan sono disperati, i turisti troveranno altre mete, la realtà locale perde sicuramente forza in termini di promozione del territorio. 

15 anni di fortune

Le prime cinque stagioni della serie prodotta dalla Lux Vide erano state ambientate in Alto Adige (dopo la rinuncia da parte del Trentino), contribuendo a una vera e propria esplosione del turismo legato ad alcuni luoghi iconici. Ci riferiamo per esempio al lago di Braies, location dove si trova la celebre palafitta del comandante della guardia forestale, interpretato da Terence Hill. Si tratta di un luogo che in realtà aveva ben poco bisogno di essere ulteriormente promosso. 

Le successive tre stagioni erano state trasferite tra le montagne del Cadore, dopo che il governo del Sudtirolo aveva ritenuto l'investimento non più strategico. Parte dei costi di produzione infatti erano finanziati dalla Business Location Südtirol, società controllata dalla provincia autonoma di Bolzano. Inoltre, anche i parchi naturali dell'Alto Adige avevano espresso parere negativo, relativamente all'impatto antropico generato dalla serie in senso lato.

 

Dietro la decisione di mettere fine anche alla produzione in Veneto, secondo quanto trapelato, ci sarebbe semplicemente la mancanza di fondi sufficienti per proseguire la produzione. Si tratta di un epilogo per la verità piuttosto povero, insufficiente a spiegare la fine di uno dei prodotti più fortunati in termini di audience dopo quasi cento episodi prodotti, per una serie che negli anni aveva conquistato milioni di spettatori. Già la prima stagione in Cadore aveva portato alla Rai oltre 5 milioni di spettatori in media, con uno share superiore al 20%.

Il rammarico del primo cittadino

Non nasconde la propria tristezza il sindaco di San Vito di Cadore, Franco De Bon, che conferma a vari organi di stampa l'assenza della troupe televisiva nel periodo primaverile: "Lo scorso anno, a quest'ora, le riprese erano già concluse. Conoscevamo ormai molto bene il cast. Avevamo un ottimo rapporto con loro. Lo stesso Daniele Liotti aveva una compagna bellunese, Giusy Buscemi portava i suoi figli nel nostro asilo comunale: si era quindi sviluppato davvero un legame personale. Era un bell’appuntamento". Dal 2021, il piccolo comune di meno di duemila abitanti ai piedi delle Dolomiti era diventato la vera casa della fiction, ospitando ogni anno, tra aprile e fine giugno, un centinaio di persone tra attori, registi, sceneggiatori, maestranze e comparse.

 

Sul web i fan insorgono, ma il futuro, al momento, è tutto da scrivere. Anche in Veneto, per la sesta stagione, c'era stata una sponsorizzazione promossa dalla Regione: come è già successo in passato, lo sblocco di fondi pubblici in partnership con i privati sembra la via più probabile per future iniziative per questo genere di produzioni.

I luoghi delle riprese, “santuario” dei fan

Tre stagioni in Veneto hanno comunque contribuito a rendere alcuni luoghi scelti dalla produzione ben identificabili e meta del "pellegrinaggio" dei fan, anche grazie a iniziative particolari, come la pubblicazione di QR code identificativi sui siti di promozione turistica. La location principale, nonché la più facile per i turisti, era lo chalet Al Lago, situato a San Vito di Cadore, a pochi chilometri da Cortina d’Ampezzo. La produzione scelse tale location da adibire come commissariato della polizia, circondato dalle cime dolomitiche che si specchiano nelle acque del lago di Mosigo e ben presto era stato introdotto un ticket da pagare per accedere con la propria auto ai parcheggi del lago stesso. Rimanendo nel comune di San Vito di Cadore, alcune scene sono state girate nella piazza pedonale del paese, location nota per avere ospitato nella fiction Mr. Würstel, che preparava i würstel tanto apprezzati dal comandante.

 

Anche l’area naturalistica archeologica termale di Lagole, a Calalzo di Cadore, è stata interessata dalla produzione. Nel luogo conosciuto come il laghetto delle Tose Isabella (Jenny De Nucci) e Enrico (Luca Chikovani) avevano fatto il bagno. Tra gli altri luoghi facilmente identificabili scelti dalla produzione per ambientare le vicende ci sono la chiesa dei Santi Simone e Taddeo a Borca di Cadore, luogo nel quale si sarebbe dovuto celebrare il matrimonio di Manuela (Giusy Buscemi) e la “miniera”, localizzata nei pressi del Passo Tre Croci. Nel corso degli episodi, numerosi sono state anche le baite che hanno fatto da sfondo ai crimini risolti dal commissario Nappi e dall’ex comandante della forestale.

Un nuovo canale tematico per la Rai

Nel frattempo in Rai è stato lanciato un nuovo progetto: da ottobre 2026, sul canale 57 del digitale terrestre, Rai Scuola sarà sostituita da Italiana. La rete sarà diretta da Angelo Mellone e racconterà l’Italia dei borghi, dei territori, delle comunità, sulla scia di contenuti già proposti come Linea verde. Dall’inizio del 2027 arriveranno nuove produzioni, per una offerta complessiva annunciata di circa 720 ore l’anno.

 

Chiaramente si tratta di tutt'altro tipo di offerta e non è semplice capire cosa faccia meglio alla montagna, sia in termini di promozione, che di tutela del territorio. La gestione dei flussi turistici è materia complessa, così come il ruolo dell'emittente pubblica non può essere circoscritto ai soli dati di audience.