Diab3king: i benefici del camminare ad alta quota

Dal 5 al 7 settembre scorsi, si è svolta la decima edizione del Diab3king in alta Valle Grana, nel piemontese. L’esperienza è rivolta ai giovani con diabete tipo 1 in terapia insulinica, a cui viene offerta la possibilità di verificare i benefici dell’esercizio fisico sull'equilibrio glicemico

Un momento dell’iniziativa © Commissione medica LPV

Il Diab3king rappresenta una esperienza educativo/terapeutica della durata di 3 giorni, improntata essenzialmente sulla attività fisica di tipo aerobico, realizzata in ambiente montano (altitudine mt.2000-2800), organizzato dalla Associazione JADA (Giovani Diabetici Alessandria), con il supporto della sezione Cai di Cuneo e con il patrocinio della Commissione Medica Liguria, Piemonte e Valle d’Aosta. L’iniziativa è stata pensata e promossa da Franco Fontana, pediatra dell’associazione jADA e membro della commissione medica LPV.

La decima edizione

Dal 5 al 7 settembre scorsi, si è svolta la decima edizione del Diab3king in alta Valle Grana, camminando zaino in spalla per 5-6 ore ogni giorno affrontando dislivelli di 800/100 mt e facendo tappa ai Rifugi Maraman e Fauniera.

Un momento dell’iniziativa © Commissione medica LPV

Il racconto di Flavio

«Il Diab3king non sono solo tre giorni in montagna. È come immergersi nel verde della natura, è come volare sopra la normalità di una vita, è sentirsi così in alto da non voler più scendere», racconta Flavio Viaretti, un adolescente della provincia di Cuneo, che ha partecipato all’iniziativa.

L’esperienza è rivolta ai giovani con diabete tipo 1 in terapia insulinica, a cui viene offerta la possibilità di verificare i benefici dell’esercizio fisico sull’equilibrio glicemico, acquisendo la capacità di prevenire e trattare le ipoglicemie, attraverso la modulazione della terapia insulinica e delle scelte alimentari in rapporto all’intensità e alla durata dell’impegno fisico.

 

«Il primo giorno eravamo immersi nel verde, circondati solo dai suoni degli animali e dai profumi della natura. Lo scrosciare dell’acqua era la colonna sonora che ci accompagnava – racconta Viaretti – Il secondo giorno nemmeno il maltempo è riuscito a fermarci e la nebbia che ci impediva di vedere ha solo reso il paesaggio finale più spettacolare. Il terzo giorno i muscoli minacciavano crampi e le spalle non sopportavano più lo zaino, ma nessuno davanti alla lunga strada verso il monte Tibert (2647 m) ha esitato».

I partecipanti all’iniziativa © Commissione medica LPV

«Niente ci ha potuto fermare, nemmeno la nostra malattia, che è stato un ingrediente fondamentale nella ricetta per il nostro successo. Queste parole possono solo sfiorare ciò che davvero si prova perché il diabete non impedisce a nessuno di provare emozioni come queste», conclude.