“El Capitan”, alla conquista del “The Nose”

Quattro alpinisti alle prese con mille metri di granito verticale, di ciò magistralmente racconta il film che segue Gary Colliver, Richard McCracken, Lito Tejada-Flores e Glen Denny durante una tre giorni di full immersion sull'immensa parete di The Nose

La locandina del film © Trento Film Festival

Pubblichiamo la rubrica “fotogrammi d’alta quota” di Antonio Massena, estratta da Montagne360 di novembre 2019

El Capitan, Yosemite Valley, California, quattro alpinisti alle prese con mille metri di granito verticale, di ciò magistralmente racconta il film che segue Gary Colliver, Richard McCracken, Lito Tejada-Flores e Glen Denny durante una tre giorni di full immersion sull’immensa parete di The Nose.

Fin dalle prime inquadrature si scopre una inusuale tecnica cinematografica: il suono, i rumori dell’ambiente, la musica, sono abilmente montati avvolgendo, fotogramma dopo fotogramma, lo spettatore in una magica sequenza che introduce a … immagini in controluce sulla verticale della parete, pendoli, giochi di luce e ombre che solcano la montagna con gocce d’acqua simili a microscopiche sfere che rimbalzano sulla roccia.

Le parole lasciano volutamente spazio a suoni, rumori e pause a fare da contrappunto perfetto alla musica Mandala Symphony di Toshirŏ Mayuzumi, che come un mantra accompagna le sequenze del film.

Ironia, gioco e silenzi

Il suono cristallino dei chiodi nelle fessure, il frullo improvviso di un rondone che salta fuori da una fessura un po’ spaventato ma che dopo poco vi torna fiducioso, i chiodi usati quali forchette, il bivacco in parete, la notte che prende il sopravvento; le sequenze notturne, con immagini appena percettibili, la verticalità della parete con la luna in contrasto, lo studio dei visi, dei particolari e un montaggio all’avanguardia per i tempi creano un’opera che emerge dallo standard dell’epoca e non solo.

La salita del camino in controluce richiama la sperimentazione visiva di Rébuffat che, a distanza di 23 anni, diviene ancora più efficace e significativa, così come la ripresa da diverse angolazioni e in soggettiva del pendolo in slow motion che ci restituisce, come in una danza contemporanea, l’aerea sospensione.

Anche in questo film, ironia, gioco e silenzi plasmano un’opera immune da quella esaltazione fisica e mentale che ha invece connotato molte imprese simili. Puntando su immagini che a tratti danno quasi l’idea di un thriller psicologico alla Hitchcock che, con una circolarità perfetta, si conclude come era cominciato.

Un classico del suo genere

Il film è stato girato nel 1968 e completato nel 1969, ma è riuscito a vedere la luce solo nel 1978 grazie al sostegno economico dell’American Film Institute e presentato al San Francisco Museum of Modern Art. Alla fine del 2012 il regista statunitense Fred Padula ha lanciato un appello finalizzato alla raccolta di fondi per restaurare il suo film. Negli anni il film è diventato un grande classico del suo genere ed è stato definito da molti come “il miglior film di arrampicata di tutti i tempi”.  Dopo quasi 45 anni la qualità della pellicola di 16mm aveva urgente bisogno di un restauro conservativo. Proprio per affrontare l’impegnativo lavoro di digitalizzazione e pulizia degli oltre 86.000 fotogrammi, il regista lanciò l’appello online per raccogliere i fondi necessari. Grazie a circa 800 sostenitori furono raccolti quasi 30.000 $, che consentirono il restauro della pellicola.

Info film

El Capitan *

Regia Fred Padula, Fotografia Glenn Denny (Stati Uniti 1978) 60 minuti

Gran Premio Festival di Trento (1978). Film premiato inoltre nei Festival di La Plagne, Les Diablerets, Monaco, Banff e Telluride