Fissure

La storia dello svizzero Didier Berthod, uno dei migliori arrampicatori su roccia al mondo, che ha deciso di farsi prete

Didier Berthod in arrampicata © Trento Film Festival

Riprendiamo l’articolo di Antonio Massena, pubblicato nella rubrica Fotogrammi di Montagne360 di giugno 2022

La storia dello svizzero Didier Berthod, uno dei migliori arrampicatori su roccia al mondo, che ha deciso di farsi prete. Nel 2003 Fred Moix ha assicurato Berthod durante la prima salita del Greenspit, scattando alcune foto, pubblicate poi in tutto il mondo. Un grande passo per entrambi. Nel 2006 Didier ha tentato la scalata del Cobra Crack in Canada, ma un infortunio al ginocchio ha fermato il suo progetto. Egli ha interpretato questo incidente come “la risposta di Dio alle sue preghiere”, e preso i voti.

Un’alternanza di fotogrammi su friend e turibolo, immagini di arrampicata in falesia e funzioni religiose in una chiesa. Il volto del protagonista che esprime la tensione nell’atto di afferrare una presa sulla roccia e lo stesso viso dai lineamenti di persona pacificata, nell’abito talare, mentre racconta la sua vita. Didier Berthod, grande climber, ci conduce nella Valle dell’Orco (alle pendici del Gran Paradiso), a Squamish (Canada) e in altri luoghi, dove arrampica alla ricerca di fessure da salire sempre più difficili. Fessure, come il titolo di questo documentario, che diventano una sfida quotidiana per superare i suoi limiti. Fessure con un grado di difficoltà che vanno dal 7a all’8b+ e oltre.

La conversione di Didier Berthod

«La scalata più che una passione è uno stile di vita», afferma Didier mentre ricerca in maniera spasmodica sempre nuove vie da aprire: da Greenspit in Valle dell’Orco a Cobra crack in Canada. In questo suo viaggio di ricerca è accompagnato dall’amico e fotografo Fred Moix e, proprio grazie alle foto scattate da Fred, diventa in breve tempo famoso e punto di riferimento per altri free climber. Ma qualcosa non va. La ricerca del puro e del bello nell’arrampicare sulle fessure, il rapporto fra arrampicata ed estetica, un progetto di vita come free climber non basta. Non è solo in conseguenza dell’incidente occorsogli durante il tentativo di salita della fessura Cobra crack, quando vola a pochi metri dalla vetta.

È anche la paura della sofferenza nei rapporti affettivi e il sentirsi perennemente sotto pressione dai colleghi, dagli sponsor, dai media che mettono in continua discussione la sua vita. E da qui ha inizio il passaggio più importante e difficile della sua arrampicata, la conversione, la “chiamata”. Berthod lascia quindi l’attività di climber che lo aveva intrappolato. «No, scelgo la libertà…». Scalare era diventata una fuga dai suoi problemi e dalle difficoltà relazionali mentre la vita religiosa gli consente un lavoro costante sulle sue debolezze. Girato con leggerezza, il film riesce a restituire agli spettatori un passaggio dalla frenesia alla serenità interiore con un gioco di stacchi, dal particolare al totale, dei visi, delle mani e dei luoghi. Potenza e leggerezza vengono continuamente trasmesse dalle sequenze di arrampicata come tranquillità e sicurezza sono evocate dalla vita monastica. Forse unica pecca il commento musicale non sempre in sintonia con le immagini. In definitiva un buon prodotto professionale che fa riflettere.

Info film

Regia: Christophe Margot (Svizzera 2018), 26 minuti – presentato al Trento Film Festival 2020