Il Parco Nazionale del Gran Paradiso ha perso più della metà dei ghiacci

In Italia, l’area del Gran Paradiso è quella che ha subito un maggiore arretramento dei ghiacciai: ha perso circa il 65% della sua superficie in 120 annl

Un’immagine del Parco Nazionale del Gran Paradiso © Vito de Laurentis

58 chilometri di ghiacciai persi negli ultimi 200 anni. L’arretramento delle masse di ghiaccio, presenti nel Parco del Gran Paradiso, è immortalato da questo semplice dato. L’osservazione, messa nero su bianco, rappresenta l’elemento fondante dell’ultimo studio realizzato dall’università degli studi di Torino e dalla fondazione Montagna Sicura. La ricerca è stata presentata durante l’ultima tappa della Carovana dei Ghiacciai: iniziativa realizzata da Legambiente per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla fusione dei ghiacciai italiani.

L’area più colpita delle Alpi

L’area del Gran Paradiso è quella che ha subito un maggiore arretramento dei ghiacci: ha perso circa il 65% della sua superficie in 120 annl. In media, nello stesso periodo di tempo,  le Alpi hanno perso una percentuale pari al 60%. In particolare, l’attenzione degli esperti si è concentrata sul ghiacciaio della Capra, sul versante Piemontese, e sui ghiacciai della Valnontey in Valle d’Aosta: Tribolazione, Grand Croux e Money.

Per quanto riguarda il primo, nel 2018, il collasso di una grotta glaciale ha fatto arretrare il ghiacciaio di 110 metri in pochissimo tempo. L’evento ha aggravato il dato complessivo provocando una forte accelerazione della curva di arretramento dei ghiacci del parco.

Dal Piemonte alla Val d’Aosta

Il fronte del ghiacciaio Tribolazione si è ritirato di 1830 metri e si è innalzata di 830 metri. Allo stesso tempo, anche il Money è interessato dallo stesso processo: si è ritirato  di 1500 metri ed salito di 650 metri. Infine, il Grand Croux: si tratta del ghiacciaio più soggetto ai fenomeni causati dalla crisi climatica: la frammentazione del corpo glaciale originario in parti più connesse tra loro e la formazione di laghi glaciali che possono rappresentare un rischio idrogeologico.

In occasione dell’ultima tappa della carovana di Legambiente, è stato inaugurato  anche il giardino dei ghiacciai. Realizzato con la collaborazione del comitato glaciologico, si tratta di un percorso segnato, con tanto di iscrizioni incise negli ultimi 150 anni lungo la Valnontey per segnare il limite della massa glaciale.