Grido di pietra sul Cerro Torre

Un film dal ritmo volutamente lento, che trasporta lo spettatore nel limbo della persistente attesa che avvolge ogni alpinista prima di una ascensione

Un’immagine del Cerro Torre © Trango Tango. Wikipedia

Riprendiamo l’articolo di Antonio Massena, pubblicato nella rubrica Fotogrammi d’alta quota su Montagne360 di giugno 2020

Roccia Innerkopfler (Vittorio Mezzogiorno), alpinista che sta preparando una spedizione al Cerro Torre, commentando una gara di arrampicata sportiva sostiene che gli atleti di tale disciplina, sono “acrobati” e non sarebbero mai in grado di compiere un’impresa alpinistica. Il vincitore della gara, Martin (Stefan Glowacz), accetta la sfida, e il giornalista che seguiva l’evento, Ivan (Donald Sutherland) ne approfitta. Martin si aggrega alla spedizione di Roccia al Cerro Torre. Al campo base, Roccia sembra avere dei ripensamenti sull’ascensione anche a causa del perdurare delle pessime condizioni meteo. Approfittando dell’assenza di Roccia, partito per fare scorta di rifornimenti, Martin e Hans (Hans Kammerlander) decidono di tentare la vetta. Il tentativo si trasforma in tragedia: Martin viene recuperato da Roccia e una volta al campo base racconta che il compagno è stato travolto da una valanga in discesa, ma che comunque la vetta è stata conquistata. Roccia non ci crede e le tensioni deflagrano.

L’impresa di Martin

A questo punto egli decide di stabilirsi momentaneamente in Patagonia, mentre gli altri tornano in Europa. Nel corso di alcune interviste televisive gli alpinisti ospiti nelle trasmissioni sostengono che Martin ha mentito in quanto non ha mai raggiunto la vetta. Martin e Ivan organizzano una seconda spedizione, questa volta con una complessa copertura mediatica, per dimostrare il contrario. Sia Roccia che Martin sono avvicinati da un bizzarro personaggio (Brad Dourif), vestito da alpinista, privo di alcune dita.

L’uomo, innamorato dell’attrice Mae West e un po’ schizofrenico, sostiene di aver raggiunto la cima del Cerro Torre. Mentre la spedizione prepara la salita e le postazioni per le telecamere, Roccia parte per affrontare in solitaria la ghiacciata parete nord. La notizia giunge a Martin, che velocemente comincia a salire la parete rocciosa, nonostante le telecamere non siano state ancora fissate. Una tempesta, oltre a bloccare gli alpinisti in parete, danneggia l’elicottero della produzione televisiva, impedendo così qualunque tipo di ripresa.

Nel tentativo di superare il “fungo” terminale di ghiaccio, Martin precipita rimanendo tuttavia appeso alla corda, sotto gli occhi di Roccia, che poco dopo arriva in vetta. Qui trova una vecchia piccozza con appesa una foto di Mae West, indice che “Senza dita” era effettivamente arrivato in vetta. Il film trae spunto dalle polemiche che circondarono la spedizione di Cesare Maestri e Toni Egger al Cerro Torre nel 1959.

Donald Sutherland (Ivan) interpreta un personaggio/giornalista ai limiti del surreale: vestito sempre alla stessa maniera persino ai piedi del Cerro: impermeabile nero, giacca, cravatta e sciarpa, con quell’immenso pastrano che, scosso dai fortissimi venti, svolazza fra i ghiacci come le ali di un enorme avvoltoio (paradigma del giornalista arrivista e senza scrupoli). È un film dal ritmo volutamente lento, che trasporta lo spettatore nel limbo della persistente attesa che avvolge ogni alpinista prima di una ascensione.

 

Info film
Regia Werner Herzog, Soggetto Reinhold Messner, Fotografia Rainer Klausmann (Canada – Germania – Francia – 1991) 106 minuti