A Lecco una serata in memoria di Romano Perego

L’appuntamento dell’8 luglio sarà dedicato al Ragno che fu fra i protagonisti delle più belle imprese degli anni ’50 e ’60, dalla prima salita dello Sperone Sud del McKinley alla prima italiana della Nord dell’Eiger. L’incontro alpinistico aprirà la kermesse “Lecco Ama la Montagna” che si svolgerà nel weekend del 10 e 11 luglio

Romano Perego in Afghanistan sul Bandako (6843 metri) © Archivio Ragni della Grignetta

Giovedì 8 luglio, con un appuntamento all’insegna del grande alpinismo, la città di Lecco lancia in anteprima un lungo weekend di eventi e iniziative interamente dedicati alla montagna e alle attività all’aria aperta.

In memoria di Romano Perego

Con la serata dedicata alla memoria del Ragno Romano Perego, che si terrà dalle 21 presso l’auditorium della Casa dell’Economia di Viale Tonale 30 (con posti disponibili limitati a causa delle misure anti Covid), prenderà il via la kermesse Lecco Ama la Montagna, iniziativa organizzata dall’Amministrazione comunale con l’impresa sociale Girasole e la partecipazione dei diversi attori del territorio: associazioni sportive, ambientaliste, culturali e di volontariato, aziende agricole locali, ristoratori e enti del Terzo settore.

Fra loro anche il Gruppo Ragni della Grignetta del Cai Lecco, che ha voluto testimoniare la grande tradizione e cultura alpinistica del territorio rievocando le gesta di uno dei suoi grandi protagonisti. Romano divenne celebre come “Il Ragno delle Tre Nord”, per essere stato il primo fra i Maglioni Rossi – e uno dei primissimi scalatori al mondo – a completare la ripetizione delle tre grandi pareti Nord delle Alpi: Cervino, Grandes Jorasses e Eiger.

Romano Perego durante l’apertura della via al Becco di Valsoera © Archivio Andrea Mellano

Uno scalatore di grandissimo talento

Fu uno scalatore di grandissimo talento su roccia, ammirato dai compagni per la bravura in arrampicata libera, come testimonia la splendida via aperta nel 1960 al Becco di Valsoera, in cordata con il torinese Andrea Mellano e il genovese Enrico Cavalieri. Il suo terreno d’elezione furono, però, le grandi pareti di misto delle Alpi occidentali, dove aprì nuove e difficili vie nel gruppo del Monte Bianco e dei Breithorn. Fu anche grazie a questa sua formazione che Riccardo Cassin lo scelse per entrare a far parte del gruppo della spedizione lecchese che, nel 1961, portò a termine la salita dell’inviolato Sperone Sud del Denali (allora McKinley), considerata come la più difficile ascensione compiuta sino a quel momento fra le montagne del Nord America. Impresa che il Cai ha voluto ricordare in occasione del 60esimo anniversario, dedicandole l’effige del bollino 2021.

Il team della spedizione Città di Lecco al McKinley del 1961 (in piedi da sx Romano Perego, Gigi Alippi, Luigino Airoldi e Riccardo Cassin; in ginocchio Annibale Zucchi e Jack Canali) © Archivio Ragni della Grignetta

Dal McKinley all’Hindukush afgano

Nel 1962 Romano entrò di nuovo nella storia, partecipando alla prima ripetizione italiana della Nord dell’Eiger. In quell’occasione, in parete si incontrarono casualmente la cordata composta da lui, Andrea Mellano e Gildo Airoldi e quella di Armando Aste, Franco Solina e dell’altro Ragno Pierlorenzo “Canela” Acquistapace che, unendo le forze con esemplare spirito di amicizia e collaborazione, riuscirono a venire a capo di quella che era ancora la più temuta e famigerata parete delle Alpi.

Nel 1965, sempre con l’inseparabile amico Mellano, Perego realizzò una spedizione fra le remote montagne dell’Hindukush afgano. Fu un’esperienza per molti aspetti rivoluzionaria e anticipatrice di quello che sarebbe stato l’alpinismo tecnico e leggero dei decenni a venire. I due alpinisti si inoltrarono in aree quasi inesplorate e, praticamente in completa autonomia, aprirono una nuova via sulla difficile e inviolata parete Nord del Bandako, una cima di 6843 metri che aveva visto solo altre quattro salite prima di allora.

Un animo profondo

Oltre che forte alpinista, Romano fu anche una persona straordinaria, apprezzato da tutti i compagni di cordata per il suo carattere mite e pacato. Lo si potrebbe definire “l’alpinista silenzioso” tanto divenne proverbiale nell’ambiente la sua scarsa loquacità. Casimiro Ferrari, che ebbe più volte occasione di legarsi con lui, e di cui è noto il carattere “burrascoso”, lo ricordava con questo aneddoto: «Io ho litigato con tutti i miei compagni di cordata, tranne che con Romano. Lui non parlava mai, come facevo a litigare?».

Dietro questi silenzi però si celava un animo profondo, che gli amici non hanno mai avuto difficoltà a scorgere. Giovedì sera saranno proprio i ricordi dei compagni di cordata Luigi “Bis” Bosisio, Gildo Airoldi, Tino Albani e Luigino Airoldi ad accompagnarci alla scoperta di Romano Perego alpinista e dell’uomo, con l’aiuto delle immagini straordinarie tratte dal suo archivio fotografico e della video intervista da lui rilasciata nel 2009 e conservata negli archivi del progetto MOdiSCA.

Romano Perego e Andrea Mellano © Archivio Andrea Mellano

Sul palco salirà anche il giovane Ragno Luca Moroni, che nel 2016, assieme a David Bacci, ha effettuato la ripetizione della Slovac Direct al Denali, una delle vie di misto più difficili al mondo, che sale sulla stessa, grandiosa, parete affrontata da Romano e compagni nel 1961. Prima di partire per la loro avventura, Luca e David si confrontarono più volte con Romano e Luigino Airoldi, ultimi superstiti della spedizione di sessant’anni prima, condividendo esperienze, emozioni e ricordi della grande montagna. Il prezioso rapporto che si instaurò fra loro è testimoniato nel film Big Mountain, la cui proiezione concluderà l’appuntamento del prossimo giovedì.

Romano Perego © Archivio Ragni dela Grignetta