L’eco del Tien Shan

Il film mostra alcune guide di alta montagna dell’ex Urss che lavorano, come ogni estate, in un campo base a 4000 metri d’altezza nel massiccio del Tien Shan, nel Kirghisistan

Un fotogramma del film © Trento Film Festival

Pubblichiamo la recensione di Antonio Massena, estratta dalla rubrica fotogrammi d’alta quota pubblicata su Montagne360 di gennaio 2022.

Il film ci mostra alcune guide di alta montagna dell’ex Urss che lavorano, come ogni estate, in un campo base a 4000 metri d’altezza nel massiccio del Tien Shan, nel Kirghisistan.

Devono oggi adattarsi a una nuova situazione sociale. Riescono a superare molti ostacoli grazie alla loro forza di volontà accompagnata da un’innata modestia e dalla gioia di vivere e sono un esempio vivente dell’amore per la vita in montagna nonostante le avverse circostanze. Un classico documentario girato con maestria che evidenzia, in maniera completa e decisa seppure appena accennato, il passaggio traumatico fra il “regime” sovietico e la giovane democrazia russa. Un cambiamento che conduce a nuovi itinerari sociali e culturali ma che rappresenta anche uno strappo non indolore dalle certezze vissute fino a pochi anni prima.

Una nuova situazione sociale, anche ad alta quota

Anche in montagna si passa dalla rigida e perfetta organizzazione di stile militaresco alla necessità di reinventarsi un modo di lavorare libero ma a volte incerto. E allora si affrontano la gestione di un campo base attrezzato alle pendici del Tien Shan, la gestione di spedizioni commerciali e non che hanno come meta il Pik Pobedy (7439 m), il Kan Tengri (7010 m) e altre cime della catena montuosa, il tentativo di rendere la professione di guida alpina un mestiere in grado di garantire una base economica dignitosa si scontrano, innanzitutto, con la carenza di materiali alpinistici e di strutture adeguate a ospitare gli alpinisti.

Ma le ex guide di alta montagna riescono a superare le difficoltà con l’inventiva e la capacità di costruirsi il necessario – ramponi, chiodi, viti da ghiaccio – utilizzando i materiali di recupero. Così come sono in grado di realizzare e attrezzare costruzioni in legno in grado di ospitare gli alpinisti. Turismo e iniziativa privata, escursionismo d’alta quota e alpinismo. Il film ci trasporta con grande capacità narrativa in questi luoghi stupendi, attraverso lo sguardo e le parole dei protagonisti.

Nella sua semplicità costruttiva è un bell’esempio di documentario che non cerca il sensazionalismo a tutti i costi, ma riesce a raccontare un’epoca che sembra ormai dimenticata e lontanissima. Ma non è così. Infatti quello che in quel periodo, sul finire degli anni Novanta, si viveva in quel paese oggi lo si sta sperimentando, sicuramente con attrezzature e modalità più moderne, in altri paesi dell’Asia. Musiche tradizionali, montaggio corretto, fotografia descrittiva e dialoghi essenziali ci fanno rivivere oggi emozioni che ormai ci sembrano davvero d’altri tempi.

Info film

Regia: K-Soul Cherix (Svizzera 1997) – 49 minuti – Genziana d’Oro del Cai al Film Festival di Trento del 1998