Il mondo degli speleologi potrà ritrovarsi solo l’anno prossimo

Il 18° Congresso Internazionale di Speleologia era previsto per quest’anno a Savoie Technolac, vicino a Chambery in Francia, ma causa Covid - 19, è stato rinviato al 2022. Non era possibile tenerlo in via telematica? Vi proponiamo una riflessione tra "presenza" e "distanza"

Congresso Speleo Brno

Foto di gruppo al Congresso di Brno (2013) © Massimo Goldoni

Il Congresso Internazionale di Speleologia, previsto a fine luglio in Francia, è stato rinviato al 2022. Considerando la situazione di pandemia nel mondo, la decisione era nell’aria, quasi non fa notizia. Il Congresso Internazionale è un evento che si tiene ogni quattro anni in diversi Paesi, alternando l’Europa e gli altri Continenti. L’evento è promosso dall’UIS, l’Unione Internazionale di Speleologia, che vede rappresentati 53 Paesi. L’appuntamento nasce come confronto scientifico, ma nel corso del tempo si è naturalmente aperto agli speleologi che, pur senza ruoli accademici, sono interessati alla conoscenza speleologica nelle sue molteplici accezioni. Qualcuno si è chiesto perché il congresso non si sia tenuto a distanza. Le attuali piattaforme consentono di connettere un numero indefinito di utenti; pubblicando gli atti on line e dando un tempo ad ogni relatore come quando il tutto è in presenza, il congresso avrebbe svolto comunque il suo ruolo di condivisione di conoscenza. Inoltre, si poteva valutare come positiva la riduzione dell’impatto sull’ambiente che i viaggi comunque hanno. Queste considerazioni sono figlie del particolare e anche tragico momento che stiamo tutti vivendo. Molti rapporti che prima avvenivano nello stesso luogo, ora si mantengono a distanza. Possiamo scambiarci informazioni, parole e sguardi senza considerare la lontananza che ci separa dagli altri. Ci teniamo a precisare però, che il rispetto delle regole sanitarie e del distanziamento sociale è fondamentale. In attesa, di tornare a vederci dal vivo, insieme.

Cosa manca nello scambio a distanza e cosa provoca l’assenza dei partecipanti?

Per rispondere, torniamo al Congresso di Speleologia. Un appuntamento congressuale ha un programma ufficiale, fatto di sessioni plenarie, relazioni, riunioni di commissioni, esposizioni, visite. Già alla parola “visite” possiamo considerare l’impatto della distanza. Le visite possono essere a grotte, cavità artificiali, aree carsiche, ma anche a luoghi di interesse culturale e storico. Certo, ora abbiamo Google Earth, e inoltre possiamo immergerci nei più svariati tour virtuali anche in grotte e musei. Ma essere in un luogo significa non solo vedere e sentire, ma percepire con tutti sensi, essere in relazione con altri e, inoltre “essere noi stessi quel luogo”, perché qualsiasi luogo muta a seconda di chi lo frequenta. Poi, oltre al programma, c’è una parte che si può solo vivere. A Brno, durante il XVI Congresso di Speleologia, c’era uno Speleobar, mutuato dall’esperienza degli incontri italiani. In quel luogo, oltre al cibo e le bevande, si aprivano confronti tra i partecipanti, le persone si conoscevano o si ritrovavano, c’era un’estensione conviviale impossibile a distanza. Diversi Paesi avevano stand delle loro associazioni nazionali, si scambiavano materiali di documentazione, già gli stessi stand spesso traducevano il pensiero di chi li aveva organizzati. Per non parlare di gare goliardico-atletiche, divise per età e genere, dove si passavano strettoie o si realizzavano complessi percorsi aerei a simulare difficoltà di progressione in ambiente. Restando nello stretto ambito delle relazioni e delle conferenze congressuali, è abbastanza facile cogliere la grande differenza tra presentare e assistere dal vivo o essere relatori e pubblico a distanza.

Presentazioni Congresso speleo Brno

Platea in occasione delle presentazioni al Congresso speleo di Brno (2013) © Massimo Goldoni

La scenografia “da piattaforma”

Davanti a un display abbiamo, mediamente, una figura a mezzo busto, con uno sfondo scelto tra libreria, muro con quadro e poco altro. La comunicazione non verbale è quasi assente, perché chi espone si muove nei rigidi vincoli imposti dal mezzo che lo “trasmette”. Da spettatori si possono scrivere brevi frasi, salutare, porre domande. L’umore di una sala è tutt’altro. Ci sono risate, sorrisi, applausi. In un congresso c’è una comunità viva e vitale che si incontra. A partire dal 2020 si sono affinate le piattaforme per comunicare a distanza, si sono acquisite nuove competenze nel comunicare senza interlocutori presenti. Si è trattato di una rapida rivoluzione costretta dalle circostanze. Ripensando a un’altra rivoluzione, quella della “riproducibilità tecnica” (la fotografia, il cinema, la registrazione sonora), possiamo subito considerare che il teatro nelle sue molteplici forme ha continuato la sua esistenza, le persone hanno continuato a frequentare siti e ambienti che potevano vedere da casa, ha assistito a eventi sportivi, concerti e partecipato a infiniti momenti della vita sociale. Ebbene, anche gli speleologi, calati durante la loro pratica in mondi che a molti appaiono alieni, sono individui che vivono di socialità e che nel ritrovarsi rinnovano un rito, ribadiscono un’identità e un’appartenenza.