Nonostante la pandemia, record di interventi del Soccorso alpino nel 2020

I dati del Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico fanno riflettere: numeri in lieve aumento rispetto al precedente primato del 2019, nonostante interi periodi dell'anno caratterizzati dalle chiusure. Fa la differenza il grande afflusso dei mesi estivi

Cnsas volontari

Volontari del Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico in misisone © Cnsas

Nell’anno passato, nonostante il pesante condizionamento rappresentato dal lockdown primaverile e dalle limitazioni agli spostamenti autunnali, si è registrato il più alto numero di interventi nella storia del Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico (Sezione nazionale del Club alpino italiano). In totale sono state compiute 10.279 missioni, di cui 7658 in terreno impervio, con l’impiego di 43247 soccorritori, pari a 29.459 giornate, sfiorando le 200.000 ore totali di impiego. Oltre 450, purtroppo, le vittime in montagna.
Per chiamate di soccorso, il 2020 ha superato seppur di poco il 2019 (l’anno del precedente primato), che a sua volta si era chiuso con un significativo balzo in avanti dell’attività di soccorso rispetto al 2018, passando da 9.554 a 10.234 interventi (+7,1%).

Il massiccio afflusso estivo ha compensato i periodi di chiusura

Fanno riflettere i dati del Cnsas relativi all’attività del 2020. «Sembra che la pandemia di Covid-19 non ci sia stata e che l’impercettibile incremento numerico rispetto all’anno precedente sia stato soltanto una ordinaria evoluzione», si legge nella nota del Cnsas.«Ma è chiaro che, a fronte delle chiusure e delle limitazioni alla circolazione fra le Regioni imposte dalla pandemia, interi periodi dell’anno passato hanno visto una forte limitazione dell’utenza turistica nelle montagne. Situazione invece del tutto ribaltata durante il periodo estivo, dove valli e cime sono diventate una delle mete privilegiate per milioni di italiani, molti dei quali per la prima volta hanno scelto di trascorrere le ferie in quota».

Dati_Cnsas_2020

Una parte dei frequentatori in montagna con scarsa consapevolezza

E qui arriviamo al punto più importante.

«Una parte – minoritaria – di quest’utenza ha approcciato la montagna senza la necessaria abitudine ad un contesto ambientale molto diverso dalle zone più antropizzate, a volte anche senza una preparazione di base sulle norme di prudenza e prevenzione degli incidenti. Anche per questo si è registrato nel periodo estivo il balzo degli interventi del Soccorso Alpino e Speleologico ha registrato un +45% su scala nazionale».

I dati principali

Nell’analisi delle attività che hanno generato le chiamate di soccorso alpino durante il 2020, il primo posto è saldamente occupato dall’escursionismo, con 4579 casi (46,6%). Distanziati di parecchio lo sci alpino, la mountain bike (7,0%), l’alpinismo, che registra 494 infortunati (5%), seguito da altre voci numericamente meno importanti.
Simile contesto lo si riscontra anche nelle cause, dove cadute e/o scivolate, su tutti i terreni, occupano la testa della classifica con 4604 casi (46,9%). Segue la voce “incapacità” (28,4%), che comprende fra l’altro situazioni quali: perdita di orientamento, sfinimento, ritardo. Al terzo posto troviamo i malori, con 1158 infortunati. 356 chiamate di soccorso invece (3,6%) sono state dovute alle pessime condizioni meteo.
Le persone soccorse sono state 9824 di cui 3635 illesi (37 %), 4093 feriti leggeri (41,7%), 1313 feriti gravi (13,4%), 228 feriti in imminente pericolo di vita (2,3%), 465 deceduti (4,7%) e 90 dispersi (0,9%).
Nel 2020 si sono registrati anche quattro incidenti speleologici, che hanno coinvolto quattro appassionati di esplorazione in grotta, fortunatamente senza vittime.

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