Olimpiadi Invernali 2026, il Cai Veneto partecipa alla marcia in difesa delle Dolomiti

Il gruppo regionale Cai Veneto ha deliberato l’adesione alla manifestazione “Non in mio nome” per esprimere la contrarietà ai progetti di nuovi impianti

Faloria_Cortina_d'Ampezzo

Vista di Cortina dal Monte Faloria © Kallerna - Wikimeda Commons

Il gruppo regionale Cai Veneto ha deliberato l’adesione alla manifestazione “Non in mio nome promossa da numerose associazioni ambientaliste (da Mountain Wilderness al WWF) per esprimere la contrarietà ai progetti di nuovi impianti per gli sport invernali da costruire in occasione delle Olimpiadi  Milano – Cortina 2026.  Domenica 24, il corteo partirà dal centro di Cortina d’Ampezzo e risalirà verso la vecchia pista da bob a Colfiere.

Dolomiti a rischio

Le strutture andrebbero a impattare sull’ecosistema delle Dolomiti. Il Cai Veneto, con il supporto tecnico del gruppo TAM Veneto Friuli-Venezia Giulia ha da tempo manifestato la propria contrarietà ai progetti di nuovi impianti e piste per collegare l’Ampezzano con Arabba (in provincia di Belluno).

«Un intervento massiccio, imponente, irreversibile, che verrebbe realizzato su un’area protetta dal delicato equilibrio ambientale -, o alla costruzione di edifici fortemente impattanti sia sotto il profilo paesaggistico che ambientale, in alcune località come al passo Giau. spiega il Presidente del gruppo regionale, Renato Frigo. – Questi progetti non tengono conto dei principi di precauzione, cautela e rispetto dei beni comuni materiali e immateriali che luoghi già Patrimonio dell’Umanità quali le Dolomiti dovrebbero suggerire».

Allo stesso tempo, il cambiamento di tendenza delle richieste turistiche è in lento ma continuo declino, anche a fronte di un aumento dei costi di manutenzione (innevamento, bacini artificiali), nota ancora il Cai Veneto.

«Dati di fatto che devono far riflettere, specialmente nel contesto del cambiamento climatico. Il desiderio dei turisti di stare a contatto con la natura e con la cultura del luogo in cui hanno deciso di trascorrere le loro vacanze è al contrario sempre crescente», scrive ancora Frigo.

«Come Cai Veneto pensiamo che il futuro del turismo in montagna debba cambiare strada, rendendo efficienti gli impianti esistenti e diversificando l’offerta turistica. Bisogna che anche i soci del CAI dimostrino sensibilità verso quei luoghi che da sempre frequentiamo e che ci regalanoemozioni ineguagliabili ma che stanno correndo il rischio di essere snaturati», conclude.