Parasol Peak, musica ad alta quota

Manu Delago, pioniere dell’hang (handpan) e geniale musicista, ha realizzato un film unico e stupefacente, in cui guida un ensemble composto da sette musicisti in una ascensione sulle Alpi

In arrampicata con gli strumenti © Montagne360

Riprendiamo l’articolo di Antonio Massena,, pubblicato nella rubrica “Fotogrammi d’alta quota” uscita su Montagne360 di ottobre 2020

Manu Delago, pioniere dell’hang (handpan) e geniale musicista, ha realizzato un film unico e stupefacente, in cui guida un ensemble composto da sette musicisti in una ascensione sulle Alpi. Durante la salita, il gruppo esegue, a diverse altitudini, un repertorio di composizioni inedite. Molteplici gli esempi di connubio fra musica e montagna così come quelli fra alpinisti/musicisti, solo per citarne alcuni: Julius Kugy, Leone Sinigaglia, Ettore Zapparoli, Gabriele Boccalatte, Ettore Castiglioni, Massimo Mila, Denis Urubko, Nicolas Favresse e tanti altri ancora.

Una sinfonia in sette movimenti

Ma torniamo a Parasol Peak. Una sinfonia in sette movimenti che si sviluppa e si adegua mirabilmente alle variazioni di quota e all’ambiente, una partitura musicale che si intreccia con la natura e si insinua negli elementi presenti, natura che con i suoi suoni diviene parte integrante della armonia. E non solo: il suono, inoltre, proviene dalle attrezzature alpinistiche utilizzate, come i caschi, le piccozze, i moschettoni, le corde d’acciaio della ferrata, i bastoncini. Sette movimenti per sette musicisti a sette quote altimetriche diverse: Parasol Wood (923 m), Alpine Brook (1576 m), North Cluster (1913 m), Ridge View (2203 m), Lake Serenade (2384 m), Listening Glacier (2769 m) e Parasol Peak (3003 m).

Sette musicisti e sette strumenti principali: hang, violoncello, sax, trombone, tromba, flauto, percussioni che man mano si arricchiscono del suono di altri strumenti musicali come la fisarmonica, la diamonica, un mini-xilofono portatile e le campane tibetane. Strumenti che si integrano e si intrecciano con i suoni d’ambiente: il vento, il tronco di un albero utilizzato come percussione, lo scorrere dell’acqua del ruscello, i sassi usati a mo’ di percussioni. Una scelta musicale nata anche dalla capacità dei sette musicisti di raggiungere la vetta portando con sé tutti gli strumenti, una sinfonia che nasce con gli strumenti a disposizione e con la straordinaria e naturale musicalità dell’ambiente alpino.

Le riprese abbracciano l’ambiente

Cinematograficamente le riprese e le inquadrature abbracciano l’ambiente e i musicisti senza mai sovrapporsi alla musica e lasciando, allo stesso tempo, la possibilità allo spettatore di vedere le immagini e ascoltare la musica, ma anche vedere e ascoltare a occhi chiusi una composizione così dolce, aspra, dura e insinuante, com’è la montagna nelle sue varie espressioni. Intriganti e sapienti le sequenze fotografiche, dal primo pezzo Parasol Wood all’ultimo Parasol Peak.

Inquadrature meravigliosamente suggestive: i fili di una ragnatela evidenziati da microscopiche goccioline d’acqua, l’esecuzione delle musiche in riva al lago in notturna con i musicisti illuminati dalle fiaccole e finalmente in vetta, con i musicisti stretti uno vicino all’altro, e la musica che diventa incalzante, modulata e ritmata sino a fondersi con le immagini d’ambiente, un ideale sottofondo alla nebbia che sale dal basso e sembra portare con sé le note verso l’alto, verso l’infinito.

info film:

Regia Johannes Aitzetmϋller (Austria 2018)- 30 minuti

Presentato al Trento Film Festival (2019)