PeSte: un amico, un didatta, un alpinista

Il ricordo di Edoardo Fioretti, Presidente della Commissione scuole alpinismo, scialpinismo e arrampicata Veneto – Friuli Venezia Giulia del Cai

Stefano Petterle

Stefano Petterle © Edoardo Fioretti

Stefano Petterle, PeSte per gli amici, è mancato. Ci ha lasciati dopo una lunga malattia, sempre affrontata con dignità e speranza, accompagnato in questo duro percorso dall’inseparabile ed infaticabile moglie Loretta e dal figlio Matteo.

Persona riservata e pacata, disponibile e generosa, dalle maniere eleganti, in qualsiasi circostanza, era un vero gentiluomo, dalle doti umane rare; ma anche speciale per la grande professionalità che poneva in ogni impegno assunto. Tutto ciò lo faceva apprezzare da chiunque avesse a che fare con lui, in ciascun diverso contesto.

In ogni ambiente nuovo entrava “in punta di piedi” per capire, conoscere e farsi conoscere; sapeva porsi sempre con umiltà e disponibilità, mai imponendo la propria presenza, le proprie idee e le proprie conoscenze, lasciando piuttosto che fossero gli altri, con i tempi dovuti, ad apprezzarlo per ciò che era ed a richiedergli consigli ed opinioni.

Aveva radici montanare – la nonna era originaria di Pianaz, nella Val di Zoldo – e ciò lo ha sempre indotto ad esprimere profondo legame e genuino rispetto per le terre alte, per le genti di montagna e per le loro attività lavorative, oltre che per l’alpinismo. Negli anni addietro usava trascorrere lunghi periodi estivi nella vecchia casa di famiglia, con il figlio ancora “piccolino” ed anche con le due nipotine coetanee; era per lui un modo di rincontrare vecchi amici del paese e di tramandare l’attaccamento a quei bellissimi posti.

Stimatissimo insegnante presso il Liceo Scientifico “Flaminio” di Vittorio Veneto, riusciva ad incuriosire ed appassionare gli studenti alla fisica, rendendo semplici e comprensibili anche i concetti più ostici grazie a sofisticatissimi esperimenti di laboratorio ed attrezzature didattiche da lui stesso sviluppate, dedicandovi una quantità inimmaginabile di tempo, studio e pazienza.

Appassionato di sport, era stato in gioventù calciatore, poi insegnante di nuoto ed allenatore di basket, ma sin dalla fine degli anni Settanta aveva rivolto la sua attenzione all’alpinismo ed allo sci alpinismo.

Dopo aver frequentato nel 1979 il Corso Roccia della sezione CAI di Vittorio Veneto, aveva iniziato un’intensa attività alpinistica e sci alpinistica che lo aveva condotto in breve ad acquisire i titoli di Istruttore di Alpinismo ed Istruttore di Sci Alpinismo del Club Alpino Italiano.
Diresse decine di corsi a livello sezionale (di roccia, ghiaccio, alpinismo, sci alpinismo) e partecipò a moltissimi altri corsi in qualità di Istruttore, contribuendo alla crescita alpinistica di centinaia di appassionati. Presiedette per vari anni il Gruppo Roccia-Sci Alpinismo della locale sezione, portandolo ad alti livelli di partecipazione e di attività con il coinvolgimento di molti giovani. A lui va senz’altro riconosciuta buona parte del merito dello sviluppo della Scuola vittoriese.

Negli anni il suo modo di fare e la sua preparazione lo avevano portato ad essere particolarmente apprezzato anche nella Scuola Interregionale del VFG, emanazione della Commissione Interregionale Scuole di Alpinismo, Sci Alpinismo e Arrampicata, ove si impegnò particolarmente nello svolgimento dei Corsi Propedeutici rivolti ai futuri Istruttori; per vari mandati ne fu un componente, sempre propositivo e molto stimato, del Consiglio Direttivo.
Ebbe poi l’opportunità di entrare nel Centro Studi Materiali e Tecniche del VFG, ove fu così apprezzato da divenirne Presidente. E fin che le forze lo sostennero, continuò con passione e dedizione ad organizzare, gestire e presenziare ai numerosi stage che si tenevano con continuità presso la struttura di Padova, fiore all’occhiello del Club Alpino Italiano, a favore delle Scuole di tutt’Italia, ma non solo.

La didattica era per lui una passione ed anche una missione. Sapeva porre e stimolare grandissima attenzione e sensibilità al tema della sicurezza ed approfondiva costantemente le proprie conoscenze teoriche e tecniche, migliorando di continuo le sue lezioni sulla “catena di assicurazione” e su “neve e valanghe”; le presentava ai vari corsi di formazione e di aggiornamento presso le Scuole di Alpinismo e Sci Alpinismo ove di frequente lo invitavano come autorevole relatore, ben oltre i limiti territoriali della propria sezione.
Preparava meticolosamente ogni presentazione, corredandola di disegni ed animazioni, personalizzandola di volta in volta ed integrandola o affinandola sempre più; un lavoro di sviluppo certosino e di ammirabile precisione ed innovazione, che continuò con perseveranza anche nel periodo della malattia, fino a quando fu consapevole che non vi sarebbero più state opportunità per presentare ai suoi allievi queste lezioni…
Grande il suo contributo nella messa a punto dei programmi didattici dei corsi di alpinismo e sci alpinismo delle locali Scuole, ma anche dei corsi propedeutici proposti dalla Commissione Interregionale e rivolti ai futuri istruttori delle Scuole del VFG.
Fu uno dei fautori del Corso Propedeutico di Neve, Valanghe, Prevenzione ed Autosoccorso, contribuendo alla sua ideazione ed impostazione didattica; una proposta ampiamente riconosciuta per l’altissimo valore dei sui contenuti, che ha visto la partecipazione di oltre 600 Istruttori delle Scuole del CAI in ben otto edizioni! Nonostante la malattia, vi partecipò come relatore anche nell’ultima edizione svolta a Selva di Cadore, nel dicembre del 2019.

Notevole è stata anche la sua attività alpinistica e sci alpinistica svolta in tanti anni e condivisa con amici fraterni. Degne di nota sono l’apertura di una via di ghiaccio sul Piz Palù e di una via di roccia sulle Crete di Gleris, in Carnia.

Stefano fu mio insegnante al liceo e, contemporaneamente, io fui suo istruttore al corso roccia (sebbene giovanissimo, già operavo nella locale Scuola di Alpinismo). Fra di noi si instaurò da subito un rapporto bellissimo e stimolante, con il rispettoso “lei” usato negli ambienti scolastici che si tramutava in un affabile “tu” nei pomeriggi trascorsi ad arrampicare in falesia, che raggiungevamo con la sua potente moto, oppure in montagna, la domenica.
Compagno di cordata in tantissime avventure, è stato un riferimento costante per il confronto e per la didattica, dal quale cercavo e accettavo ben volentieri la critica, offerta sempre con grande umiltà e rispetto, sapendola fatta per stimolare un mio miglioramento. E condividevamo anche le nostre esperienze personali, con spontaneità e discrezione; fu quindi per me naturale scegliere lui come mio testimone di nozze.
Un serio incidente di montagna, nell’85, ci aveva fortemente legati l’un l’altro, tanto da considerarci “fratelli di sangue”, come lui usava definirci…

Ora, resta un vuoto incolmabile nel cuore dei suoi familiari e di tutti noi che abbiamo avuto la fortuna di conoscerlo, frequentarlo ed apprezzarlo. Ci può essere di conforto forse solo la consapevolezza che la sua presenza nella nostra vita l’ha davvero resa più ricca e che in noi, nel profondo, resterà sempre il segno indelebile lasciato da lui.

Mi piace chiudere questo ricordo personale riportando una sua frase scritta dopo una salita alpinistica, perché ritengo che esprima bene il suo modo di concepire la montagna e la vita: «…Finalmente a casa mi infilo nel letto; l’ultimo pensiero è rivolto come ogni sera lassù in alto, ove si giocano i nostri destini, molto al di sopra delle cime che con tanta pervicacia continuiamo a salire: grazie anche di questa giornata, in otto siamo partiti e in otto siamo rientrati; è bene così».

Edoardo Fioretti
Presidente CISASA – VFG
Componente Scuola Centrale Sci Alpinismo
Direttore Scuola Sci Alpinismo “Monte Messer” di Vittorio Veneto – Conegliano – Pieve di Soligo