SOS Baviera, storia di un salvataggio nel sottosuolo

La narrazione di un’imponente operazione di soccorso in grotta con squadre provenienti da vari paesi europei

Un fotogramma del film © Foto archivio Trento Film Festival

Pubblichiamo la recensione di Antonio Massena, estratta dalla rubrica Fotogrammi d’alta quota su Montagne360 di settembre 2021

L’8 giugno 2014 lo speleologo tedesco Johann Westhauser viene colpito alla testa da una scarica di sassi e rimane gravemente ferito a mille metri di profondità nella grotta Riesending, sulle Alpi Bavaresi. Una squadra internazionale combatterà per dodici giorni consecutivi attraverso quattro chilometri di gallerie e un chilometro di pozzi per salvare la vita di Johann, il cui fisico reagisce positivamente, sopportando il calvario che lo riporterà in superficie. Una grande avventura umana da cui deriveranno spunti e insegnamenti preziosi per l’evolversi della filosofia del soccorso.

La narrazione di un intervento

La narrazione di un’imponente operazione di soccorso in grotta con squadre provenienti da vari paesi europei (Germania, Austria, Svizzera, Italia e Croazia) mette in risalto le estreme problematiche dell’operazione attraverso la ricostruzione dei vari step di intervento, le difficoltà di comunicazione e comprensione fra i vari team che, a volte, complicano l’intervento. Logiche e metodologie operative diverse producono una positiva competizione.

Documentario dal taglio classico che si snoda fra interviste, fotografie, immagini girate durante l’intervento alternate a una accurata ricostruzione degli eventi. Realizzare un film di livello in grotta non è assolutamente semplice per le difficoltà di ripresa determinate dalla scarsità della luce, alla quale non si può sopperire semplicemente con quella artificiale, dall’angustia degli spazi, dall’ingombro al peso delle attrezzature tecnologiche e cinematografiche al seguito.

Il diverso approccio delle squadre impegnate nel soccorso, la loro efficacia, la gestione dell’organizzazione e della sicurezza per i soccorritori stessi onde evitare ulteriori incidenti e il rischio del fallimento della missione, sono narrati con una buona e calibrata ricostruzione.

Un film dal valore didattico

Le inquadrature dei particolari, le immagini di alcuni dettagli, la descrizione delle difficoltà che vanno dalla stanchezza, dalle tensioni, dalle paure fino ai problemi legati all’alimentazione e alle primarie necessità fisiologiche, ne fanno un film che ha anche un valore didattico. Il ferito, Johann Westhauser, è al tempo stesso il protagonista e il co-protagonista del documentario grazie a un sapiente montaggio che alterna la sequenza delle immagini che si snodano sullo schermo.

Insomma, la storia di un soccorso speleo riuscito grazie alla collaborazione fra le squadre di soccorso di molteplici paesi che hanno la possibilità di confrontarsi con un’operazione al limite. Una storia che ci porta a riflettere sulla necessità, oramai ineludibile, della costituzione di una squadra di soccorso alpino e speleologico europea. Un team di alto valore che metta in comune le migliori capacità professionali determinate dalle singole esperienze sia di soccorso che mediche.

Un prodotto cinematografico con il quale Fulvio Mariani e Andrea Gobetti mostrano ancora una volta il loro spessore professionale e comunicativo.

Info film: Regia Andrea Gobetti, Fulvio Mariani (Svizzera 2017) – 33 minuti