Valorizzare l’”unicum” geologico del Vallone delle Cime Bianche

Il Cai Valle D'Aosta e il comitato “Ripartire dalle Cime Bianche” propongono visite guidate del percorso geologico del vallone e la creazione di un Centro visita dell’oceano perduto per uno sviluppo armonico e duraturo della Val d’Ayas

Le montagne si muovono -Faglia Alpe Varda

La faglia all’Alpe Varda © Ripartire dalle Cime Bianche

L’attivazione di un sistema di visite guidate del percorso geologico ideato dal compianto Francesco Prinetti e la creazione all’Alpe Mandria, raggiungibile con gli impianti di risalita esistenti, di un Centro visita dell’oceano perduto. Questo quanto propongono il Cai Valle D’Aosta e il comitato “Ripartire dalle Cime Bianche” per far diventare il Vallone delle Cime Bianche sempre più meta di visitatori interessati alla conoscenza del territorio, grazie a un’offerta culturale adeguata. Si tratta inoltre di proposte che favorirebbero l’utilizzo degli impianti di risalita nel comprensorio di Frachey/Champoluc anche durante la stagione primaverile e quella autunnale.
Queste proposte sono dettate dalla consapevolezza che il vallone è un “unicum” dal punto di vista geologico, caratterizzato da ricche e complete testimonianze dell’antico oceano che sta all’origine delle Alpi.

Serpentiniti al Pianoro di Tzere - Derivate dalla rocce profonde del pianeta Terra

Serpentiniti al Pianoro di Tzere © Ripartire dalle Cime Bianche

Un unicum geologico

Qui troviamo, come si legge nella nota di Cai Valle D’Aosta e del comitato “Ripartire dalle cime bianche”,

«una presenza completa dei vari elementi costituenti il fondo oceanico (serpentiniti del mantello, antichi gabbri e basalti della crosta oceanica, antichi sedimenti) in uno spazio raccolto e ben delimitato. Elementi che sono distribuiti in tre livelli chiaramente distinti, dal basso: la litosfera oceanica profonda, la crosta di origine magmatica, il margine lagunare delle Cime Bianche e, ancora al di sopra, la successione oceanica di origine sedimentaria (Roisettaz, Tournalin). Inoltre sono perfettamente leggibili le varie associazioni mineralogiche nelle rocce, che illustrano sia le fasi di massima profondità (eclogiti, rocce a granato e giadeite), sia le successive fasi di risalita in superficie (in particolare la cosiddetta pietra ollare). Questa combinazione è un Unicum perché in nessun altro luogo delle Alpi sono presenti contemporaneamente tutte queste tre caratteristiche, che attende solo di essere rivelate al grande pubblico per innescare una nuova offerta turistica, che non può più essere incentrata solo sullo sci».

Non solo, il Vallone non offre al visitatore solo le tracce dell’antico oceano e della successiva formazione delle Alpi, ma mostra anche

«chiare evidenze dell’attività geologica recente, sia in campo geodinamico (evidenti movimenti del terreno guidati dalle forze profonde della Terra), sia in campo glaciologico».

Queste evidenze dimostrano dunque come il Vallone sia un ecosistema delicato e prezioso,

«che verrebbe irrimediabilmente alterato e deturpato dagli impianti funiviari, mentre potrebbe diventare il punto di forza per uno sviluppo armonico e duraturo della Val d’Ayas, grazie alla valorizzazione delle unicità che possiede».

Il dettaglio delle proposte

Il percorso geologico (i cui materiali illustrativi tradotti in quattro lingue sono disponibili qui) potrebbe anche essere reso disponibile associandovi un’app georeferenziata o dotandolo di targhette Qrcode, per poter ascoltare l’illustrazione dei diversi punti d’interesse. Il Cai e il comitato Ripartire dalle Cime Bianche sono a disposizione per ogni forma di collaborazione con gli enti territoriali.

Per quanto riguarda il Centro visita dell’oceano perduto, la proposta è quella di presentare con apparati multimediali la storia dell’orogenesi alpina, ovvero le forze che hanno innalzato e modellato le Alpi, come proposto dal Prof. Rodolfo Soncini Sessa.
La creazione del centro visita, assieme alla creazione del Museo Diffuso di Ayas, già in corso di attuazione, renderebbe possibile proporre Ayas quale Unesco Global Geopark, che nel campo della geologia è titolo equivalente a quello di Patrimonio dell’Umanità.