A difesa dell’ultima area intatta del Parco dell’Etna

Cai Sicilia e altre associazioni hanno presentato ricorso al Tar per chiedere l'annullamento dell'autorizzazione all'ingresso di pulmann fuoristrada turistici nella Zona A dell'area protetta, vietato dal Decreto Istitutivo del Parco. «Un'involuzione culturale, è un'autorizzazione insensata e, riteniamo, illegittima»

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Parco dell’Etna, veduta di Punta Lucia © Giuseppe Riggio

L’ingresso di mezzi motorizzati su tre turni, per un totale di sei passaggi al giorno per 120 persone, lungo un percorso autorizzato di 25 km all’interno del Parco dell’Etna. Di questi, 24 sono in Zona A, ovvero nell’area di massima tutela: da Piano dei Grilli (comune di Bronte) fino al rifugio della Galvarina, poi lungo la Pista Altomontana fino al Rifugio di Monte la Nave (comune di Maletto).
Questo il contenuto dell’autorizzazione n. 324/21 dell’Ente Parco concessa ai Comuni di Bronte e di Maletto per l’ingresso, a fini turistici, di pullman fuoristrada nell’area protetta siciliana.

Il Decreto Istitutivo del Parco vieta l’ingresso dei mezzi motorizzati in Zona A

Un’autorizzazione che ha visto la pronta opposizione del Cai Sicilia e di altre associazioni (Wwf Sicilia Nord-Orientale, Lipu, Ente Fauna Siciliana, Federescursionismo, Assoguide e Lagap), che hanno fatto ricorso al Tar di Catania per l’annullamento.

«È infatti chiaro il divieto contenuto nel Decreto Istitutivo del Parco naturale dell’Etna, che vieta l’ingresso di mezzi motorizzati in Zona A di Parco, se non per servizio e sorveglianza vulcanica», scrivono le associazioni, che con questa azione intendono difendere «l’ultima area intatta del Parco naturale, la zona dei paesaggi incontaminati, dove il Parco naturale conserva i suoi massimi valori e dove è possibile praticare tutte le forme di escursionismo (a piedi, in bici, a cavallo). Non certamente quello su grossi mezzi a motore (che alla fine saranno dei normali mezzi a gasolio Euro 6) all’interno dell’area di massima protezione, oltretutto riconosciuta e tutelata dall’Unescco come patrimonio dell’Umanità».

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In mountain bike nel Parco dell’Etna © Giuseppe Riggio

Un tornare indietro di almeno 40 anni

Eppure secondo l’Ente Parco dell’Etna la zona non presenta alcuna fragilità. Continuano le associazioni:

«Con una interpretazione creativa della legislazione nazionale e comunitaria, che invece tutela gli habitat e le specie a rischio di estinzione, l’Ente Parco dell’Etna consente una fruizione motorizzata. Quasi un’involuzione culturale, un tornare indietro di almeno quarant’anni sul valore e l’importanza dei Parchi, degli habitat , delle specie con problemi di conservazione. Sappiamo che altri Comuni si stanno attrezzando per fare altrettanto: si dovranno mettere i semafori per gestire il traffico motorizzato in Zona A di Parco?».

Anche il Cai Sicilia chiede espressamente cosa resterà del Parco se non si riuscisse a bloccare

«questa insensata, e riteniamo illegittima, autorizzazione».

La richiesta di ritiro del provvedimento in autotutela

Il ricorso al Tar segue la richiesta delle associazioni al Parco di ritirare il provvedimento in autotutela, senza tuttavia ottenerlo. Per questo motivo si sono rivolte al Tar,

«temendo un danno grave e irreversibile all’ambiente naturale e alla fauna. I giudici amministrativi potranno così valutare la legittimità o meno degli atti assunti dall’Ente».