L’arte che nacque nella montagna

È recente la notizia di uno straordinario ritrovamento di antiche pitture nella giungla colombiana. E si è parlato di “Cappella sistina delle pitture rupestri”

Grotta di Lascaux

Pitture rupestri nella Grotta di Lascaux

Il ritrovamento è senz’altro unico. Si tratta di dipinti di oltre 12.000 anni fa, che si sviluppano su una superficie di molti chilometri. Le pitture sono all’esterno, su pareti riparate dalla pioggia e dal vento. Vi si trova rappresentato un mondo animale che non esiste più, reso con grande vivacità espressiva e raffinata tecnica. Da qui l’appellativo di “Cappella Sistina della preistoria”. E proprio su questo ci soffermiamo. La portentosa opera di Michelangelo era sinora stata abbinata alla preistoria in occasione di pitture rupestri ritrovate in grotte celeberrime quali Altamira in Spagna, Lascaux e Chauvet – Pont d’Arc in Francia. Di solito si parla delle grotte, dell’interno delle montagne, facendo esempi con il mondo esterno che ci è più affine. La sala è così grande che potrebbe contenere il Duomo di Milano, il pozzo ha le misure della Tour Eiffel, la stalattite sembra un’aquila. In Colombia, invece, per qualcosa di straordinario trovato all’esterno si fa riferimento a qualcosa di speciale che sinora si è rinvenuto dentro le montagne, in grotta.

Rouffignac Francobollo

Grotte de Rouffignac in Dordogna, francobollo celebrativo

La nascita dell’arte

Georges Bataille nel 1955 pubblicò Lascaux – la nascita dell’arte. In Spagna, in Indonesia, la datazione di pitture in grotta ha portato l’orologio del tempo indietro a 44.000 anni, per cui l’arte, quell’arte, probabilmente nasce altrove. Ma qui ci interessa sottolineare come un filosofo e antropologo, controverso e discusso, ma sempre ascoltato, abbia situato la nascita dell’arte in una grotta, all’interno di una montagna. Lo citiamo.

«È soprattutto in questo senso che parliamo di miracolo di Lascaux, perché a Lascaux l’umanità ancor giovane misurò, per la prima volta, l’estensione della propria ricchezza. Della propria ricchezza, ossia del potere che essa aveva di raggiungere l’insperato, il meraviglioso».

Bataille si interessa al risultato. Trova verosimilmente banale parlare dell’ovvio, delle difficoltà per ottenere un risultato, del senso di un atto non puramente funzionale alla sopravvivenza della specie, in una caverna, col buio stemperato dalla luce di torce o bracieri. Le parole di Bataille definiscono l’uomo come specie in grado di sorprendersi. È una definizione dell’umanità e anche dell’arte stessa, atto inutile, non immediatamente funzionale e necessario, ma in grado di sorprendere.

Grotta Altamira

Pitture rupestri nella Grotta di Altamira

Pablo Picasso ad Altamira

Quando Pablo Picasso visitò le pitture della grotta di Altamira affermò: «Tutto il resto è decadenza». C’è esagerazione, si porta un concetto al suo estremo, ma c’è anche una verità. Per un’artista, la scoperta di remoti colleghi, in grado di creare dal nulla, in un processo durato un tempo non facilmente misurabile, era stato indubbiamente spiazzante. Ma fu anche fonte d’ispirazione. Qualcuno potrebbe chiedersi come possa entrare l’arte rupestre nella visione della montagna di chi vi si cimenta, tracciando linee su pareti, scendendo abissi, superando limiti di difficoltà o confini di conoscenza. Non c’è una precisa risposta, ma si può citare un regista come Werner Herzog che, tra le tante opere, spesso estreme come la sua vita, ha girato un film, Grido di pietra, ambientato sul Cerro Torre in Patagonia e Cave of forgotten dreams, un documentario sulle incredibili pitture della grottaì Chauvet – Pont d’Arc. Cosa hanno in comune i due lavori? Possiamo dire  che in entrambi c’è l’andare oltre il limite di ciò che si può immaginare, c’è il cercare di tradurre in realtà un’intenzione, c’è il superamento di un confine. Arrampicando su una parete verticale o creando figure nel vuoto della montagna.