Camoscio d’Abruzzo, la reintroduzione compie 30 anni

Oggi circa 4000 esemplari vivono sui monti dei Parchi abruzzesi. Un esempio di ripristino della biodiversità perfettamente riuscito, che ha visto affiancati Parco d'Abruzzo e Club alpino italiano

Camoscio Abruzzo

Esemplari di camoscio d’Abruzzo © Anna Floriana Garofalo

«Il camoscio d’Abruzzo è un acrobata delle rocce. Talmente agile che è riuscito a saltare da una montagna all’altra. In Abruzzo dai monti della Camosciara è riuscito a giungere sulla Maiella, sul Gran Sasso d’Italia e sul Monte Sirente. Molto agile, ma è stato aiutato in questa storica impresa dal Club alpino italiano e dall’allora Parco Nazionale d’Abruzzo».
Con queste parole il rappresentante del Cai nel Consiglio direttivo di Federparchi Filippo Di Donato saluta i trent’anni della reintroduzione del camoscio d’Abruzzo.

Reintroduzione perfettamente riuscita

Il 2 ottobre 1992 sul Gran Sasso d’Italia, in località Conca d’Oro di Campo Pericoli, furono reintrodotti in libertà i primi sette camosci, cinque femmine e due maschi, portati in elicottero dal Parco Nazionale d’Abruzzo. «Timidi all’inizio, mentre annusavano l’aria e cercavano di orientarsi, subito guadagnarono le praterie in quota, dirigendosi nelle zone più rocciose e impervie».
Di Donato ricorda che all’epoca il Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga ancora non c’era. Per consentire la reintroduzione il Comune di Pietracamela nel 1991 istituì la riserva Corno Grande di Pietracamela, estesa 2200 ettari, comprendente le zone in quota frequentate nel periodo estivo e i boschi più in basso necessari per la sopravvivenza d’inverno.

«Sono trascorsi 30 anni. Con più di 4000 esemplari, il camoscio d’Abruzzo è presente sui monti di tutti i parchi d’Abruzzo. Un esempio di ripristino della biodiversità perfettamente riuscito».

Reintroduzione camoscio

La reintroduzione del camoscio d’Abruzzo

Il camoscio più bello del mondo

Il camoscio d’Abruzzo, sottospecie endemica che vive solo nei monti dell’Appennino abruzzese, in aree isolate tra loro, è diverso dal camoscio delle Alpi.

«Diversità di specie, ma la differenza più vistosa è nella colorazione del mantello invernale dove la parte scura è interrotta da pezzature biancastre sulla gola ai lati del collo, sulle spalle e sui quarti posteriori. Per questo è considerato il camoscio più bello del mondo».

Parco d’Abruzzo e Club alpino italiano

Specie protetta dalla caccia, oggi vive, tutelata e assistita, esclusivamente all’interno dei tre parchi nazionali e del parco regionale abruzzese.

«Tornando indietro nel tempo ai primi del ‘900, a causa della caccia, la popolazione del camoscio si era ridotta drasticamente a circa 30 individui, presenti nei territori diventati dal 1922 Parco Nazionale d’Abruzzo. Negli anni ’90 Parco Nazionale d’Abruzzo e Club alpino italiano sono intervenuti costituendo nuove colonie sul Sasso d’Italia e sulla Maiella. Con riusciti interventi mirati sono cresciuti sia gli animali liberi in ambiente, sia gli areali nei quali vivere. A completare questo positivo scenario si aggiungono i camosci rilasciati nel Parco Regionale Sirente Velino e nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini, nella zona del Monte Bove».

Scheda camoscio abruzzo

Monitoraggio costante

Nei primi anni della reintroduzione, i più delicati per la riuscita del progetto, escursionisti ed alpinisti furono utilissimi al monitoraggio dei camosci. «Invitati a compilare una scheda di avvistamento degli animali, fornirono preziose informazioni che confermavano il progressivo aumento della colonia reintrodotta», continua Di Donato.Oggi il numero dei Camosci d’Abruzzo è cresciuto, ma la guardia non può essere abbassata.

«È necessaria un’azione costante di monitoraggio da parte di tutti i parchi montani d’Abruzzo. Il camoscio d’Abruzzo è un simbolo di ripresa e resilienza. Vincente ma vulnerabile per la ridotta variabilità genetica che lo espone a rischi elevati nei confronti di agenti patogeni e malattie», spiega Di Donato.

Azioni preventive

Di Donato ritiene che anche per animali simbolo come l’orso bruno marsicano e il lupo appenninico andrebbe costituito un coordinamento permanente, con l’obiettivo di una conservazione della fauna d’Appennino, attento a monitorare con continuità e a promuovere attività di comunicative di informazione, sensibilizzazione e conoscenza delle specie, rivolgendosi in modo particolare al mondo della scuola e al crescente popolo dei turisti.

Mostra Cai Teramo

Tra le azioni di informazione e di sensibilizzazione la Sezione Cai di Teramo, insieme al Centro di educazione ambientale gli aquilotti e la Provincia di Teramo realizzò, negli anni 90, una mostra composta da dieci pannelli che raccontano le fasi della reintroduzione sul Gran Sasso d’Italia e avvicinano alla conoscenza del meraviglioso mondo della vita di questo bellissimo mammifero. Oggi lo possiamo osservare percorrendo i sentieri d’alta montagna dove le praterie si confondono con le rocce.