Nuova Seggiovia sul Corno alle Scale: la montagna ferita per il vantaggio di pochi

Scrittore bolognese, Wu Ming 2, riflette sull'impatto ambientale della seggiovia che collegherebbe il comprensorio sciistico del Corno alle Scale, nel bolognese, con quello della Doganaccia, frazione turistica di Abetone Cutigliano (in provincia di Pistoia)

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Veduta del Corno alle Scale © Andrea Garreffa

Il Lago Scaffaiolo è un piccolo specchio d’acqua, disteso tra le vette dell’Appennino che separano Bologna, Modena e Pistoia. Sulla riva, sorge il rifugio Duca degli Abruzzi, inaugurato nel 1878 e posto tappa del Sentiero Italia CAI. Ma nei piani delle regioni Emilia-Romagna e Toscana il vecchio edificio dovrebbe essere affiancato dalle stazioni d’arrivo di una seggiovia quadriposto e di una nuova funivia.
Il progetto è quello di collegare il comprensorio sciistico del Corno alle Scale, nel bolognese, con quello della Doganaccia, frazione turistica di Abetone Cutigliano (PT). Un’idea che tiene banco da tempo, prima sbandierata da giornali e uffici stampa, poi ripetuta con più cautela, a mezza voce, come un segreto di Pulcinella, per avviare le singole opere senza il peso mediatico di un obiettivo troppo altisonante, troppo assurdo, da ballo in maschera sul Titanic che affonda.

Il Titanic che affonda

E il Titanic, manco a dirlo, è l’industria dello sci da discesa sulle montagne dell’Appennino. Quest’anno, per il ponte dell’Immacolata, tradizionale inizio della stagione bianca, erano attivi soltanto quarantaquattro comprensori italiani (sugli ottanta censiti da skiresort.it) e il 57% degli impianti è rimasto fermo. Sull’Appennino, la percentuale saliva al 100%, tutto chiuso per mancanza di neve.
Non serve la sfera di cristallo per sapere che ci aspettano inverni più brevi, più caldi, con meno neve dal cielo e meno durevole a terra. Lo sci da discesa è destinato ad essere un’attività sempre più energivora, inquinante, costosa, elitaria, assetata d’acqua e di denaro pubblico. Per questo la si dovrebbe limitare, non incentivare. Migliorare l’efficienza degli impianti che già esistono, non costruirne altri. Puntare sulle alternative per l’economia della montagna, non investire ogni risorsa in una monocultura insostenibile.

Lago scaffaiolo Rifugio Duca degli Abruzzi

Il Lago Scaffaiolo e, sullo sfondo, il Rifugio Duca degli Abruzzi © Andrea Garreffa

Più vento che neve

Invece, mentre tutti discutono del cambiamento climatico, sulle montagne tra l’Emilia e la Toscana si parla di allargare le stazioni sciistiche, di creare il più vasto comprensorio dell’Appennino settentrionale, e pazienza se lassù c’è più vento che neve, e un’unica vetta, il Cimone, che supera di poco i duemila metri. Pazienza se le praterie del crinale sono tutelate da due parchi regionali e dai siti della Rete Natura 2000: al danno dei nuovi impianti a fune si vuole aggiungere anche l’apertura al traffico, e l’asfaltatura, della strada forestale che collega la Doganaccia al rifugio Capanno Tassoni, nel comune di Fanano (MO), attraverso il Passo di Croce Arcana, trasformato in parcheggio già l’estate scorsa.

Al momento, sulla nuova seggiovia Polla-Scaffaiolo, che squarcerebbe un costone ancora intatto, pende un ricorso al Tar, presentato da varie associazioni, tra le quali il Cai Emilia-Romagna. I giudici devono stabilire se il progetto andava sottoposto, in quanto nuovo impianto, a una Valutazione di Impatto Ambientale, oppure se si tratti di un semplice ammodernamento, visto che verrà smantellata una seggiovia più vecchia (ma anche più corta, con un arrivo più basso, e con due stazioni invece di tre). L’impianto verrebbe finanziato dalla Regione con 5,8 milioni di euro (cifra preventivata nel 2019: oggi costerebbe quasi il doppio).
Il tutto per allargare un comprensorio, gestito da privati, che l’anno scorso ha visto in media solo 344 sciatori al giorno, ha dovuto produrre 150 mila metri cubi di neve artificiale, ha incassato 200mila euro di soldi pubblici per la manutenzione e le bollette e ha dato lavoro a poche decine di persone.

Fortissimo impatto ambientale

Un comprensorio che dovrebbe lasciar spazio ad altre forme di turismo e invece, con la nuova seggiovia, punta a incidere anche su quello estivo, portando più gente al Lago Scaffaiolo – già troppo frequentato per i suoi fragili equilibri – consentendo il trasporto di bici – e quindi il downhill in assenza di piste adatte – e dichiarando di voler abbattere le barriere architettoniche, per rendere accessibili le bellezze del crinale – nonostante la Federazione Italiana Superamento Handicap abbia bocciato il progetto del nuovo impianto in quanto

«portatore di un fortissimo impatto ambientale a fronte di un vantaggio praticamente inesistente».

Un comprensorio che invece di scomodare i disabili, farebbe meglio ad ascoltarli.