Bambini in montagna: fino a che altitudine?

La quota richiede adattamenti fisiologici da parte dell’organismo, che nei bambini non è ancora completamente maturo. Con le dovute accortezze però si può andare - quasi- dappertutto, con qualche limitazione in più per i minori di 3 anni

 

Bambini in ammirazione di uno spettacolare panorama montano. @Pixaby

L’ambiente montano presenta condizioni climatiche, fisiche e biologiche particolari che variano con l’altitudine. A quote elevate diminuisce la pressione parziale dell’ossigeno, le temperature sono più basse e l’organismo deve mettere in atto una serie di adattamenti fisiologici. Gli studi sugli adattamenti all’alta quota – tra i 3000 e i 5000 metri – e all’altissima quota – oltre i 5500 metri – sono ancora oggi oggetto di ricerca scientifica, così come quelli riguardanti aspetti molto specifici come la pressione arteriosa. Tuttavia, soprattutto quando parliamo delle altitudini più “estreme”, il focus riguarda spesso alpinisti o trekker allenati e acclimatati.

In alto sì, ma con moderazione

Quando si parla di bambini, il discorso è diverso: la montagna dovrebbe rappresentare prima di tutto un’esperienza di scoperta, gioco e avventura. Per questo motivo le quote di riferimento devono necessariamente essere molto più basse, generalmente comprese tra i 1500 e i 2500 metri. Va comunque ricordato che una piccola percentuale di persone può manifestare difficoltà di adattamento già sopra i 2000 metri, con la comparsa del cosiddetto mal di montagna acuto (AMS). Questa condizione può insorgere tra 4 e 12 ore dopo l’arrivo in quota, soprattutto se si dorme a queste altitudini o se sono presenti malattie respiratorie acute o croniche.

Una quota diversa per ogni età

Nei bambini, soprattutto nei più piccoli, è necessario prestare particolare attenzione. Sotto i 3 anni, infatti, i meccanismi di regolazione della temperatura corporea e l’adattamento alla riduzione dell’ossigeno non sono ancora completamente maturi. L’organismo è in piena fase di sviluppo e questo rende i bambini più vulnerabili agli sbalzi ambientali tipici della montagna.

Riconoscere i sintomi del mal di montagna nei più piccoli non è sempre facile. I bambini più grandi possono lamentare mal di testa, spesso associato a nausea, mentre i più piccoli possono manifestare segnali più aspecifici: irritabilità, scarso appetito, apatia, insonnia o aumento della frequenza cardiaca. Poiché non sono sempre in grado di descrivere chiaramente ciò che provano, questi sintomi possono essere facilmente confusi con quelli di una comune infezione virale.

Alcuni studi suggeriscono inoltre una possibile componente familiare: i bambini con entrambi i genitori suscettibili al mal di montagna sembrano avere una maggiore probabilità di sviluppare gli stessi disturbi rispetto a quelli con uno solo o nessun genitore sensibile a questa condizione.

In cammino per sentieri in compagnia. @Pixaby

Alla luce di queste considerazioni, è possibile fornire alcune indicazioni pratiche.

Nella prima infanzia (fino ai 2 anni) non è controindicato raggiungere i 2000 metri, ma è preferibile evitare quote superiori. Nei bambini sotto i 12 mesi, invece, è indicata una permanenza fino a 1500 metri, la quale è generalmente ben tollerata anche per più giorni. È possibile salire un po’ più in alto – comunque mai oltre i 2000 metri – purché si tratti di escursioni in giornata e con una salita lenta e graduale, preferibilmente a piedi piuttosto che con mezzi meccanici.

I bambini tra 2 e 5 anni possono raggiungere quote tra 2500 e 3000 metri, ma con prudenza, perché a questa età non sempre riescono a riconoscere o comunicare eventuali sintomi. Tra 5 e 10 anni, invece, queste altitudini sono generalmente meglio tollerate, pur rimanendo importante monitorare eventuali segnali di malessere.

Queste indicazioni valgono per bambini sani. In presenza di patologie respiratorie acute, anemia o cardiopatie, anche se lievi, è invece prudente evitare di portare i bambini oltre i 2000 metri di altitudine.

In sintesi, la montagna può essere un ambiente straordinario anche per i più piccoli, purché venga affrontata con gradualità, attenzione e buon senso. Con le giuste precauzioni, l’altitudine non diventa un limite ma un’opportunità per vivere esperienze preziose di natura, movimento e scoperta.